Quali lezioni ancora da trarre dal rapporto Chilcot?

Il 15 marzo 2017 la Commissione per la Pubblica Amministrazione e gli Affari Costituzionali della Camera dei Comuni britannica ha pubblicato un Rapporto sull’esito dell’Inchiesta Chilcot sulla guerra in Iraq in cui lancia un chiaro allarme:

“[…] il Segretario di Gabinetto non dispone di ulteriori strumenti di ricorso formale per sollevare obiezioni in merito all’azione intrapresa da un Primo ministro, qualora questi decidesse di non osservare le procedure del processo decisionale così come previste dal Manuale di Gabinetto. Non abbiamo alcun dubbio che questa assenza di misure di salvaguardia non possa persistere.”

Quella sulla mancanza di tutele e dispositivi di sicurezza per evitare il ripetersi della dinamica con cui il Regno Unito decise di unirsi all’attacco in Iraq nel 2003 è la raccomandazione più significativa e urgente prodotta dalla Commissione presieduta dal deputato conservatore Bernard Jenkin.

Inoltre, come sottolinea The Independent, rimane “troppo facile per un Primo ministro ignorare il regolamento di Gabinetto” perché “non c’è semplicemente nulla a disposizione nemmeno del Segretario di Gabinetto per fermare un Primo Ministro che voglia fare la stessa cosa in futuro”.

L’applicazione dei meccanismi suggeriti crea maggior responsabilità e collegialità nel Governo e invera il diritto alla conoscenza dei cittadini sulle circostanze in cui vengono prese decisioni cruciali.

Matteo Angioli

 

Sintesi del Rapporto 
Quali lezioni rimangono da trarre dal rapporto Chilcot?

La decisione di invadere l’Iraq ha lasciato una cicatrice indelebile sulla politica britannica. Le ripercussioni di quella decisione sulla politica interna del Regno Unito e degli Stati Uniti, sui nostri rapporti con altri paesi e sulla stabilità della regione mediorientale rimangono profonde. La serie ininterrotta di fatalità presso la popolazione irachena testimonia il fallimento della strategia assunta al termine del conflitto.

L’indagine “Iraq Inquiry Report” (diretta da Sir John Chilcot) è stata pubblicata il 6 luglio 2016. L’inchiesta Chilcot è stata istituita per mettere la parola fine alle controversie, ma per molti non è riuscita a ottenere questo risultato e anzi le indagini, durate sette anni, sono state esse stesse controverse. La Commissione per la Pubblica Amministrazione e gli Affari Costituzionali della Camera dei Comuni (PACAC, acronimo di Public Administration and Constitutional Affairs Committee, attiva dal 3 giugno 2015 e in vigore per la durata dell’attuale legislatura 2015-20, ndr) ha quindi indetto un’inchiesta, volta a stabilire le lezioni che si possono trarre sullo svolgimento di indagini [sull’operato del governo, come è stato il rapporto Chilcot] e sulle modalità di gestione della macchina di governo.

La lunghezza dell’inchiesta Chilcot è stata motivo di rammarico. Ha minato sia la fiducia dell’opinione pubblica che era stata chiamata a rafforzare, sia la fiducia nei risultati della stessa inchiesta. Il PACAC concorda sul fatto che, in futuro, sin dalle fasi preliminari di un’inchiesta si richiederà una definizione delle aspettative molto più limpida. Il PACAC ha concluso che ulteriori lezioni possono e devono essere apprese su come prevenire ritardi inaccettabili nelle inchieste che saranno condotte in futuro. In relazione a questi punti, il PACAC raccomanda al governo la valutazione, da trattare con urgenza, di come l’inchiesta sulla guerra in Iraq sarebbe potuta essere condotta più rapidamente, e di riferirne le conclusioni al Parlamento.

In linea con le precedenti raccomandazioni da parte della Commissione Speciale per la Pubblica Amministrazione (PASC, Public Administration Select Committee – si tratta della prima incarnazione del PACAC, creata a giugno 2010 per la legislatura 2010-2015, il cui compito era quello di esaminare le questioni relative alla qualità e agli standard dell’amministrazione pubblica, ndr), possiamo concludere che il Parlamento avrebbe dovuto essere coinvolto molto più attivamente nella creazione e nella definizione delle linee guida dell’inchiesta sulla guerra in Iraq. In futuro dovrebbe essere previsto un dibattito approfondito, seguito da un voto su una mozione emendabile, che stabilisca precisi termini di riferimento, un lasso di tempo predeterminato per la durata delle indagini e l’indicazione di un budget da allocare per le relative procedure. Precedentemente a tale dibattito, il Parlamento dovrebbe istituire una Commissione Speciale ad hoc, che si occupi dell’esame delle condizioni alle quali farà riferimento l’inchiesta proposta, in modo che il Parlamento possa agire sulla base di raccomandazioni equilibrate, promulgate da tale Commissione.

Il governo sta conducendo un’indagine attraverso Whitehall (sede, tra gli altri, del Consiglio dei ministri e del ministero della Difesa, ndr) sulle lezioni da trarre in merito alle conclusioni sostanziali del rapporto Chilcot, coordinata dal Consigliere per la Sicurezza Nazionale (National Security Adviser, ruolo attualmente ricoperto da Mark Lyall Grant, ndr). Il governo deve stabilire la data entro cui saranno completati gli accertamenti e riferirne i risultati al Parlamento per permetterne il vaglio da parte delle Camere.

PASC, la Commissione che ci ha preceduto, ha pubblicato tre rapporti nel corso della legislatura 2010-15 in merito al pensiero strategico implementato dal governo. Nel nostro rapporto facciamo ancora pressione affinché venga riconosciuta al Consiglio di sicurezza nazionale una maggiore capacità di valutazione e analisi strategica intergovernativa. La discussione nel Consiglio di sicurezza nazionale è ancora troppo limitata a limare la concorrenza dei punti di vista che emergono dai memorandum dei diversi dipartimenti ministeriali.

Il PACAC si è soffermato in particolare sul ruolo del Segretario di Gabinetto (il principale funzionario civile del Regno Unito, svolge il ruolo di senior policy adviser per il Primo ministro e il Consiglio dei ministri. La posizione è attualmente ricoperta da Jeremy Heywood, ndr) e degli alti funzionari, e sulla loro capacità di garanzia che i ministri ricevano consulenze adeguate sulla fornitura delle prove e sulle modalità in cui le decisioni di governo dovrebbero essere prese. Oltre a rendere dichiarazioni ai ministri e al Primo ministro e a presentare le proprie dimissioni, il Segretario di Gabinetto non dispone di ulteriori strumenti di ricorso formale per sollevare obiezioni in merito al corso di azioni intrapreso da un Primo ministro, nel caso in cui questi decidesse di non osservare le procedure del processo decisionale così come previste dal Manuale di Gabinetto. Non abbiamo alcun dubbio che questa assenza di misure di salvaguardia non possa persistere. Raccomandiamo, in linea con una proposta avanzata dalla Better Government Initiative, che le comunicazioni di Direzione ministeriale avvengano per iscritto sulla base di un meccanismo simile a quello utilizzato dai responsabili del Dipartimento di contabilità.

Abbiamo anche preso in considerazione le implicazioni delle scoperte del rapporto Chilcot sia intorno alla gestione delle consulenze legali, sia alle modalità di presentazione dell’intelligence al Parlamento. In merito alla qualità del processo decisionale collettivo, è apprezzabile che il governo riconosca l’essenzialità di una cultura e di uno spirito aperti al contraddittorio. Tuttavia, questo non significa solo tenere gli incontri giusti con le persone giuste, ma assicurarsi che tali incontri siano efficaci. Il Consigliere per la Sicurezza Nazionale dovrebbe condurre un’analisi dei meeting tenuti dal Consiglio di Sicurezza Nazionale e ad esso riconducibili, per stabilire criteri di valutazione dell’efficacia di queste riunioni. Il PACAC ha inoltre concluso che anche il Parlamento deve riflettere sul ruolo maggiormente critico e inquisitivo che avrebbe potuto assumere nei confronti del governo al tempo [dell’intervento britannico nella guerra in Iraq].

La questione relativa alla possibilità che il Parlamento sia stato fuorviato viene sollevata continuamente. Non accantoniamo questa argomentazione alla leggera, ma dopo aver ricevuto consulenza in merito non riteniamo che il rapporto Chilcot, o qualsiasi altra inchiesta [realizzata finora], forniscano una base sufficiente affinché il PACAC conduca un’indagine in quella direzione. Riteniamo tuttavia che il Parlamento debba essere preparato a lanciare un’inchiesta di questo tipo sulla questione, qualora dovessero venire alla luce avvenimenti o materiali informativi nuovi e rilevanti.

Chilcot ha scoperto che il coordinamento governativo interdipartimentale per la realizzazione di politiche complesse era insufficiente. In tal senso, rileviamo con approvazione l’aumento a Whitehall di ‘unità congiunte’ interdipartimentali permanenti. Concordiamo tuttavia con la raccomandazione contenuta nell’inchiesta sull’Iraq circa la necessità di pervenire alla nomina di un ministro senior con primarie responsabilità nella gestione delle controversie interdipartimentali, quando queste sono di importanza e portata paragonabili a quelle relative al coinvolgimento del Regno Unito in Iraq nel post-conflitto. Si può osservare che l’attuale governo abbia preso esattamente questo tipo di misura con la nomina di un Segretario di Stato per l’uscita dall’Unione europea (ruolo attualmente ricoperto da David Davis, ndr). Il governo deve inoltre indicare come intende incoraggiare un atteggiamento positivo tra funzionari impegnati in operazioni interministeriali, per promuovere comportamenti opportuni che supportino il coordinamento tra i vari dipartimenti.

Traduzione di Eugenio Montesano

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