Rapporto riservato svela le molestie delle autorità cinesi contro gli attivisti in Canada

Proponiamo la lettura di questo articolo di Tom Blackwell pubblicato il 5 gennaio 2018 dal quotidiano canadase National Post, in cui sono descritte le inquietanti intimidazioni da parte delle autorità cinesi nella vita dei dissidenti che abitano in Canada.

 

Rapporto riservato svela le molestie delle autorità cinesi contro gli attivisti in Canada
Tom Blackwell

A casa in Ontario, il suo attivismo è passato praticamente inosservato. Ma l’anno scorso, quando un mite dissidente cinese si è recato nel paese natio, gli agenti di sicurezza lo hanno pedinato per settimane, prenotando camere d’albergo accanto alla sua, seguendolo anche a fare colazione. Prima che ripartisse gli hanno anche lasciato un messaggio inquietante: stop alle condanne contro il governo cinese presso i media canadesi, o la famiglia che era venuto a trovare ne avrebbe pagato le conseguenze. “Hanno detto che se questa (critica) vicenda dovesse essere ripresa dalla stampa canadese, sarò responsabile per la vita dei tuoi parenti”, dice l’uomo.

Secondo un rapporto confidenziale presentato al governo federale all’inizio di quest’anno – non ancora reso pubblico – è solo un esempio di una vasta campagna di intimidazioni da parte di funzionari cinesi contro gli attivisti in Canada.

Prodotto da una coalizione guidata da Amnesty International Canada, il rapporto cataloga vessazioni che vanno dalle campagne di disinformazione digitale alle minacce dirette. Gli obiettivi includono rappresentanti canadesi di quello che i cinesi chiamano i cinque “veleni”: la minoranza musulmana degli Uiguri, i Tibetani a favore dell’indipendenza, i Taiwanesi, i sostenitori della democrazia e, in particolare, il Falun Gong.

“Non si tratta solo di episodi occasionali e sporadici”, ha affermato Alex Neve, Segretario generale di Amnesty Canada, una delle organizzazioni dietro la relazione, insieme a gruppi che rappresentano i Cinesi religiosi, attivisti per i diritti umani e minoranze etniche in questo paese. “C’è uno schema coerente… un preoccupante esempio di un governo straniero molto attivo in Canada con il fine di indebolire i diritti umani in vari modi”.

Anche le minacce sembrano funzionare. Il rapporto, che giunge proprio mentre il governo liberale e i leader economici si adoperano per legami economici con la Cina più stretti, rileva un “significativo effetto di raffreddamento” dell’attivismo per i diritti umani tra i cinesi e i canadesi. Tra questi vi è il dissidente dell’Ontario intervistato per questa storia, che ha accettato di parlare solo in condizione di totale anonimato avendo cessato l’attivismo da dopo il suo viaggio.

Tra coloro che continuano a far sentire la loro voce ci sono gli organizzatori del Falun Gong. E già nel mese scorso, i parlamentari hanno ricevuto email contenenti solenni affermazioni sul gruppo – il messaggio diceva che il loro leader era “il migliore Dio di questo mondo, superiore a qualsiasi altro Dio, incluso Gesù Cristo”. Le missive figuravano anche parlamentari, come la liberale Judy Sgro, nei poster del gruppo.

I mittenti erano presumibilmente praticanti del Falon Gong, ma secondo l’organizzatrice Grace Wollensak, non avevano nulla a che fare con il gruppo e chiaramente riecheggiavano la propaganda di Pechino contro il gruppo.

La Cina ha bandito nel 1999 il Falun Gong, ritenuto una minaccia al controllo del Partito Comunista ed ha presumibilmente imprigionato, torturato ed ucciso innumerevoli praticanti da allora. Sebbene le autorità cinesi lo chiamino spesso “culto malvagio”, gli esperti canadesi hanno descritto il Falun Gong come una nuova religione liberamente organizzata che esalta la meditazione e gli insegnamenti “profondamente morali”.

Quando le false email hanno iniziato ad arrivare alcuni anni fa, riferisce Grace Wollensak, sono state facilmente rintracciate come provenienti dalla Cina. Ora sono più difficili da tracciare, e alcuni politici sono consapevoli del fatto che non provengono dai Falun Gong. “E’ un tentativo di screditare i seguaci del Falun Gong”, dice Judy Sgro, che presiede un comitato parlamentare di “amicizia” con le organizzazioni (e che continua a ricevere le email).

Nell’ultimo decennio circa, i consiglieri comunali, sindaci e altri politici hanno sicuramente cercato di annullare eventi commemorativi o proteste del Falun Gong, spesso sotto la pressione dei consolati cinesi locali. L’ex sindaco di Vancouver, ad esempio, ordinò pubblicamente al gruppo di smettere di protestare davanti al consolato locale nel 2006. Gli Uiguri in Canada, che contano circa 2000 persone, hanno subito intimidazioni più insidiose, riferisce il leader della comunità Mehmet Tohti.

Il gruppo etnico musulmano è al centro di disordini nella regione cinese dello Xinjiang, con gruppi per i diritti umani che accusano Pechino di brutali repressioni in risposta alle richieste di indipendenza e a presunti atti terroristici. Anche Tohti, che ha fondato l’Associazione Canadese degli Uiguri, crede di essere stato pedinato da agenti cinesi a Toronto. Telefonare ai suoi parenti in Cina rischia di farli finire in prigione. Due anni fa telefonò a una lontana parente e “è stata immediatamente messa sotto custodia dalla polizia”. “E’ successo a febbraio, l’hanno trattenuta per due ore”, dice Tohti. “Mi stanno punendo e mi costringono a smettere di fare quello che sto facendo“.

Gli esperti dicono che tali tattiche fanno parte di una spinta più ampia per influenzare e monitorare i cinesi-canadesi, i cittadini cinesi che studiano qui e la società canadese nel suo complesso – un progetto attivo anche in molti altri paesi – che è andato crescendo sotto il leader Xi Jinping.

I gruppi dietro al rapporto – presentato a settembre al Global Affairs Canada, RCMP and CSIS – vogliono che le autorità canadesi adottino un approccio più coordinato e aggressivo contro queste molestie. Adam Austen, portavoce del Ministro degli Affari Globali Chrystia Freeland, ha rifiutato di fare osservazioni sul rapporto, perché il dipartimento non parla di “casi specifici”, ma ha affermato che qualsiasi tentativo da parte di un governo straniero di influenzare o molestare indebitamente i canadesi va preso sul serio. “Nei casi in cui si verifichino attività inaccettabili da parte di diplomatici stranieri, verranno intraprese azioni appropriate, tra le quali classificare un diplomatico come ‘persona non grata’”.

Ad un funzionario cinese accusato di molestare il Falun Gong è stato negato il rinnovo delle credenziali canadesi. Un altro è stato denunciato per aver diffamato il gruppo. Tuttavia gli attivisti dicono di non essere a conoscenza di alcun diplomatico cinese che sia stato effettivamente dichiarato persona non grata. Interpellata sulla questione, l’ambasciata cinese ad Ottawa non ha risposto.

Intanto, gli attivisti dicono che il lungo braccio della Cina continua a punire i dissidenti in Canada. L’ex Miss Canada Anastasia Lin è ben consapevole dei danni collaterali per chi critica la Cina: dopo aver parlato con i media canadesi dell’oppressione della Cina contro i Falun Gong, è stata esclusa dal concorso Miss Mondo 2015 a Sanya, e suo padre, che vive ancora in Cina, è subito ripetute intimidazioni dalla polizia.

Lin ha anche rivelato al Post di esser stata scaricata dallo sponsor del concorso – un fornitore di abbigliamento di Toronto di proprietà di un cinese-canadese – dopo aver ricevuto un’email ammonitrice da parte del consolato locale.

“La maggior parte dei cinesi mantiene legami d’affari o di famiglia in Cina e ci vuole poco perché diventino ostaggi”, dice. “Per questo molti stanno attenti a non superare il limite”.

Traduzione: Ilaria Saltarelli
Leggi l’articolo originale nel sito del National Post

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