Sam Rainsy: il partito dominante della Cambogia è più diviso di quanto si pensi

Hun Sen sta usando il processo di Kem Sokha per rafforzare la sua autorità all’interno del partito al potere. All’interno del partito al potere della Cambogia, il Cambodia’s People Party (CPP), il consenso tra il potere autocratico e il nepotismo del Primo Ministro Hun Sen è tutt’altro che garantito.

Gli esponenti più moderati del partito, rappresentati dal Ministro dell’Interno e dal Vice Primo Ministro Sar Kheng, benché neghino pubblicamente qualsiasi divergenza con il Primo Ministro, non cercano lo scontro sistematico con l’opposizione e sarebbero perfino favorevoli ad un’intesa con il Cambodia National Rescue Party (CNRP) per cercare di consolidare un fragile sistema democratico. Questa posizione più conciliante contraddice quella di Hun Sen che ha deciso e ottenuto lo scioglimento del CNRP, l’unico partito di opposizione, che considera una minaccia al suo regime.

Il CNRP ha ottenuto il 44% dei consensi nelle elezioni legislative del 2013, e un risultato simile nelle elezioni comunali del 2017, nonostante le numerose irregolarità a favore del partito al potere. Il pericolo per Hun Sen si aggraverebbe se i moderati del CPP, guidati da Sar Kheng, costituissero un fronte comune con l’opposizione democratica rappresentata dal CNRP per liberalizzare il regime, controllato da un solo uomo sempre più paranoico.

Oggi posso rivelare la vera ragione del fallimento del mio primo tentativo di tornare in Cambogia il 16 novembre 2015 (il mio ultimo tentativo del 9 novembre 2019 è stato ben pubblicizzato). In assenza di insolite tensioni politiche, avevo lasciato la Cambogia il 6 novembre 2015 per una visita di lavoro in Mongolia, Giappone e Corea del Sud. Contrariamente a quanto riportato da alcuni giornalisti poco informati, non sono “fuggito” di fronte a una particolare minaccia.

Il 16 novembre 2015 avevo in programma di tornare a Phnom Penh con un volo commerciale da Seoul, dove avevo speso tre giorni per incontrare i lavoratori cambogiani in Corea del Sud. Nei giorni precedenti Hun Sen mi aveva indirizzato alcune minacce, apparentemente per indurmi a non rientrare, a cui ho risposto affermando non avrebbero ottenuto l’effetto sperato. Improvvisamente però è successo qualcosa quella mattina stessa in cui sarei dovuto rientrare dalla Corea del Sud. A Phnom Penh, l’Assemblea Nazionale controllata dal CPP ha revocato la mia immunità parlamentare e la Corte Suprema, su ordine di Hun Sen, ha immediatamente emesso un mandato di arresto nei miei confronti.

Poco dopo, l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Cambogia, William Heidt, mi ha comunicato in via confidenziale un messaggio di Sar Kheng che apparentemente non condivideva il trattamento che Hun Sen aveva riservato per me. Sar Kheng mi ha implorato di non tornare perché la situazione sarebbe andata “fuori controllo”, aggiungendo di avere bisogno di tempo per trovare un compromesso all’interno del CPP che potesse garantirmi un ritorno regolare e sicuro. Tramite l’Ambasciatore Heidt ho informato Sar Kheng di accettare la proposta di ritardare di qualche giorno il ritorno. L’Ambasciatore statuinitense mi ha risposto via e-mail affermando che la squadra di Sar Kheng “si sentiva sollevata grazie a queste informazioni”.

Questa è la ragione, che ho taciuto fino ad ora, dietro alla mia decisione di non prendere quel volo del 16 novembre 2015 da Seoul. Volevo consentire a Sar Kheng e all’Ambasciatore degli Stati Uniti di risolvere discretamente la situazione. Non ho rivelato le circostanze in cui ho fatto questa scelta perché vi erano in gioco delicate considerazioni politiche e diplomatiche. Ora queste informazioni possono essere “desecretate” per comprendere meglio gli sviluppi successivi ed elaborare strategie appropriate.

Durante il mio esilio, giunto ormai al quinto anno, la tensione politica in Cambogia è aumentata costantemente. Nel febbraio 2017, ho scelto di rassegnare le dimissioni da leader del CNRP per evitare lo scioglimento del mio partito dopo che Hun Sen ha approvato una serie di leggi specificamente mirate a colpire me, in particolare quella che proibisce ad un condannato – ho accumulato numerose condanne, tutte politicamente motivate – di presiedere un politico partito, pena lo scioglimento dell’intero partito. Una legge fatta su misura per il CNRP che, dopo la sua elettorale nel 2013, era l’unico partito di opposizione presente in Parlamento.

Nel settembre 2017, Kem Sokha, che nel frattempo mi aveva sostituito come leader del CNRP, è stato improvvisamente arrestato e incarcerato. L’accusa di tradimento nei suoi confronti era il pretesto a cui è ricorso per Hun Sen per sciogliere definitivamente il CNRP nel novembre 2017. Questa dissoluzione e il ritorno a un sistema a partito unico hanno segnato una grave repressione della società civile, in particolare contro le organizzazioni per i diritti umani, i sindacati, e qualsiasi organo della stampa dotato di un minimo di indipendenza. Il processo a Kem Sokha per “collusione con Paesi e agenti stranieri” e “tradimento” è iniziato il 15 gennaio 2020.

Una delle ragioni poco capite di questo lungo giro di vite è la posizione di Hun Sen all’interno del PCC e il suo timore che i membri più moderati all’interno del partito al potere contestino apertamente le sue decisioni sempre più di stampo arbitrario e personalistiche. Un esempio è la chiara volontà di preparare suo figlio Hun Manet a rimpiazzarlo un giorno alla guida sia del partito che del Paese. Un’altra scelta recente e ancor più pericolosa di Hun Sen è l’alleanza strategica che ha stretto con la Cina, divenuta ormai una potenza espansionista e aggressiva che non rispetta affatto il diritto internazionale. Il corollario di questa alleanza è una politica essenzialmente anti-americana e anti-occidentale con una Cambogia ridotta a Stato vassallo della Cina.

Se l’unità del CPP è minacciata, anche il potere esercitato da Hun Sen viene messo in discussione. Hun Sen può mantenere l’unità del partito sotto la sua autorità soltanto al prezzo di provocare e condurre una guerra permanente contro un nemico reale o immaginario, che può essere domestico, esterno o entrambi. Negli ultimi tre anni, i nemici identificati sono stati il CNRP e gli Americani, questi ultimi accusati di sostenere l’opposizione. E’ solo con la tensione permanente generata da una simile guerra che Hun Sen può imporre l’unità nel CPP, minacciando rappresaglie per “tradimento” contro tutti coloro che, alleati, colleghi e possibili rivali, potrebbero avere la tentazione di contestare anche la più discutibile delle sue decisioni. Le mie rivelazioni sulle tensioni all’interno del CPP nel novembre 2015 mi portano a ritenere che Sar Kheng, nonostante l’apparenza e le sue miti dichiarazioni, sia la persona che Hun Sen osserva più da vicino.

L’attuale processo a Kem Sokha per “tradimento” a causa della sua presunta collaborazione con gli Stati Uniti non è solo un atto di repressione contro l’opposizione, è una minaccia indirizzata alle figure più concilianti all’interno dello stesso partito. L’obiettivo è costringere chiunque a bruciare i ponti con il CNRP e dissuadere dal contestare la linea pro-cinese e anti-americana di Hun Sen.

Sam Rainsy

Leggi l’articolo originale in inglese su The Diplomat

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