Sam Rainsy: Sanzioni europee come risposta alla deriva totalitaria della Cambogia

Dal 2001 la Cambogia ha beneficiato di un eccezionale vantaggio commerciale, concesso dall’Unione europea grazie a un’iniziativa nota come “Everything But Arms” (EBA – Tutto Tranne Armi). Si tratta di un accordo che offre la possibilità di esportare in Europa senza quote o dazi doganali. Il vantaggio è stato dato a un gruppo di paesi in via di sviluppo e transizione verso la democrazia. L’intenzione della Commissione europea era di aiutare “i paesi meno sviluppati” a superare la povertà, ma anche – con criteri paralleli e obbligatori – a compiere progressi sulla via della democrazia e del rispetto dei diritti umani.

Dalla sua creazione, il programma EBA si è dimostrato vitale per la Cambogia, la cui economia è basata sull’industria dell’abbigliamento orientata all’esportazione (40% del PIL e 60% delle esportazioni). L’Unione europea acquista il 40% degli abiti prodotti in Cambogia, attraverso importanti marchi internazionali.

Lo scorso settembre, l’Unione europea ha deciso di avviare il processo di sospensione della partecipazione all’EBA della Cambogia a causa della deriva totalitaria del regime di Phnom Penh. Sotto la guida del primo ministro Hun Sen, un ex membro dei Khmer rossi che è al potere dal 1985, l’unico partito di opposizione in parlamento, il CNRP, è stato arbitrariamente sciolto alla fine del 2017 e il suo leader, Kem Sokha, arrestato, mentre la società civile le organizzazioni e i media indipendenti sono stati chiusi. Ciò ha dato il via libera alle elezioni truccate nel luglio 2018, con il 100% dei seggi dell’Assemblea Nazionale vinti dal partito al governo. Un simile risultato dimostra il ritorno a un sistema di partito unico in stile comunista che gli Accordi di Parigi del 1991 intendevano bandire.

Questa deriva totalitaria viola le condizioni necessarie per accedere ai benefici dell’EBA e obbliga l’Unione europea a punire il regime di Phnom Penh sospendendoli. Ma questa sospensione sarà efficace dopo che saranno trascorsi circa 12 mesi, dando così tempo a Hun Sen – ammesso che abbia la volontà politica – di ritornare sulla via della democrazia.

Oltre a fare pressione per il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani, questa minaccia europea potrebbe uccidere due piccioni con una fava perché potrebbe anche innescare sane riforme economiche attraverso una migliore governance. La Cambogia è, secondo Transparency International, uno dei paesi più corrotti del mondo e, secondo la Banca Mondiale, uno dei più poveri. La correlazione tra governance corrotta e povertà non deve più essere dimostrata; la prima è causa diretta della seconda.

Il sistema di governo palesemente peggiore non si riscontra soltanto nel sistematico saccheggio della ricchezza nazionale da parte di una élite attaccata al potere indefinitamente. Consiste anche in decisioni strategiche sbagliate prese da leader irresponsabili che sono incapaci di una visione chiara e coerente per il futuro del loro paese.

Il peso dell’industria dell’abbigliamento in Cambogia e la dipendenza del paese da questa singola industria sono un esempio lampante di questa cattiva governance. Dall’inizio del processo di globalizzazione e con il ritorno della pace negli anni ’90, in Cambogia è avvenuta una rivoluzione industriale, guidata da un settore dell’abbigliamento caratterizzato dal basso valore aggiunto e da salari bassi (lo stipendio base di un lavoratore cambogiano attualmente è di 170 dollari al mese). Ma negli ultimi 20-25 anni, invece di utilizzare l’industria dell’abbigliamento come base per diversificare l’economia verso industrie a più alto valore aggiunto, il regime ha fatto sì che l’economia nazionale dipendsse sempre più da una singola industria. Questa negligenza ha aggravato la povertà relativa della Cambogia rispetto ai paesi vicini.

Peggio ancora, la produttività relativa al settore dell’abbigliamento rimane molto bassa, il che significa che la Cambogia non può competere a livello internazionale senza i vantaggi commerciali forniti dall’Unione europea. La scarsa produttività in sé riflette una cattiva governance sotto forma di servizi pubblici e sociali in rovina, in particolare nella sanità, nell’istruzione e nella formazione professionale. La mancanza di competitività industriale della Cambogia deriva dalla corruzione e dalla negligenza lamentata dagli investitori, che si trovano di fronte a infrastrutture stradali e portuali carenti, costi amministrativi che includono tangenti da pagare a tutti i livelli, prezzi esorbitanti per l’elettricità fornita dallo Stato e così via.

Se, per essere in grado di sopravvivere, l’industria dell’abbigliamento cambogiana, che rappresenta un pilastro dell’economia nazionale, sarà costretta a contare indefinitamente sui vantaggi commerciali europei per resistere alla concorrenza di altri paesi che non beneficiano di tali aiuti, allora significa che l’Unione europea sovvenzionerà e ricompenserà finanziariamente, attraverso il sistema commerciale, la corruzione e la cattiva governance di un regime impopolare.

Ciò solleva la questione dell’efficacia dell’aiuto internazionale, che parte da buone intenzioni, ma che produce effetti perversi che possono danneggiare anziché aiutare il paese destinatario contribuendo a mantenere strutture anacronistiche.

Di fronte a Hun Sen, che tiene in ostaggio la sua gente come parte di una campagna per ricattare emotivamente la comunità internazionale, l’Europa deve rimanere ferma e non cedere a un dittatore che è solo un colosso con piedi economici di argilla e con i giorni contati in assenza di riforme imperative e urgenti.

Sam Rainsy

Leggi l’articolo originale in francese su Libération

Print Friendly, PDF & Email

Add Comment