Strategia e obiettivi dell’intelligence economica cinese, l’arma confuciana ‘to win’

L’ultimo numero della Rivista di Studi Politici Internazionali, pubblicato il 15 luglio, contiene un contributo a doppia firma di Giulio Terzi di Sant’Agata e Andrea Merlo, rispettivamente presidente e analista del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, sull’intelligence economica cinese. Di seguito, è disponibile l’abstract e l’articolo intitolato Strategia e obiettivi dell’intelligence economica cinese, l’arma confuciana ‘to win’.

L’attuale clima di competizione, in via di aggravamento sul piano geopolitico, tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese, ha radici storiche lontane, paradossalmente proprio negli anni in cui Washington e Pechino cominciavano ad approfondire le relazioni diplomatiche. Il ponte tra le due capitali consentiva alla Cina, fin dagli anni ’80, di pianificare una strategia di lunghissimo periodo, tutta basata sulla crescita economica, con l’obiettivo di tornare sul podio delle potenze mondiali tramite la rassicurante strada della moltiplicazione di potenza geo-economica. In questo quadro, è stata cruciale la costruzione di una abile e pervasiva strategia di intelligence economica, che ancora oggi prosegue, secondo costanti operative fondamentali, ma con l’aiuto di nuovi meccanismi, e con ambizioni ancora più palesemente evidenti. Nelle scelte strategiche sulla cooperazione internazionale e sulla collocazione geopolitica, ogni Paese, Italia inclusa, non può prescindere da questi elementi, che dimostrano come dietro l’offerta di legami economici e commerciali sempre più intensi da parte di Pechino, ci sia una volontà di penetrazione geopolitica che non può non mettere in pericolo i legami atlantici. Specialmente se non si attribuisce il giusto peso alle dinamiche, agli obiettivi e alle modalità operative del sistema di intelligence economica della potenza orientale.

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