Una settimana cruciale all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa

Il 26 giugno l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) ha eletto il nuovo Segretario Generale. Si tratta del Ministero degli Esteri della Croazia, Marija Pejčinović Burić che, con 159 voti su 268, ha superato l’altro candidato, il Ministro degli Esteri belga Didiers Reynders. La Pejčinović Burić sostituisce il Segretario uscente Thorbjorn Jagland, ex Primo Ministro norvegese. Lo stesso giorno, con una risoluzione approvata con 116 a favore, 62 contro e 15 astenuti, la Federazione Russa e i suoi 18 delegati hanno fatto ritorno nell’aula di Strasburgo dalla quale mancavano da due anni in segno di protesta per aver subito la rimozione del loro diritto di voto decretata dopo l’invasione del territorio ucraino della Crimea.

In proposito, André Gattolin, Senatore eletto con En Marche, iscritto al Partito Radicale e membro d’onore del Global Comittee for the Rule of Law “Marco Pannella” che siede in APCE ha dichiarato: “Ho incontrato diversi rappresentanti di ONG ucraina, georgiane ed altre, in particolare sulle sparizioni forzate e non ho avuto critiche rispetto alla mia scelta di votare a favore della risoluzione. La Corte europea dei diritti umani è l’ultimo di una serie di strumenti a cui si può ricorrere per far rispettare lo Stato di Diritto. È evidente quindi il contrasto tra la posizione dei politici e quella degli attivisti per i diritti umani. Naturalmente non andremo a incidere subito sulle politiche repressive della Russia ma possiamo aiutare lo Stato di Diritto e la popolazione russa. Puoi continuare a sostenere chi fa inchieste, chi si batte per il rispetto dei diritti fondamentali.”

Anche il Sen. Roberto Rampi, eletto nel PD e iscritto al Partito Radicale, ha voluto sottolineare come l’APCE non sia “un club dei bravi, dei migliori dal quale ogni volta ad ogni passo escludiamo questo o quel paese perché non si è comportato bene in questa o quella circostanza.”

Il 27 giugno, inoltre, l’APCE ha approvato all’unanimità, con i parlamentari russi che non hanno partecipato al voto, il Rapporto Zingeris che chiede la riapertura delle indagini sull’assassinio nel febbraio 2015 del leader dell’opposizione russa Boris Nemtsov.

Matteo Angioli

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