N1 – 30/11/2018

Il benvenuto dell’Amb. Giulio Terzi

Caro lettore,

nel marzo 2016 Marco Pannella, leader del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito (PRNTT), fondava il Global Committee for the Rule of Law (Comitato Globale per lo Stato di Diritto) con l’obiettivo di contrastarne la crescente erosione e di promuovere la completa affermazione dei diritti umani a livello globale, attraverso un approccio multilaterale e nonviolento al quale Marco aveva dedicato la sua intera vita.

In questi due anni e mezzo il Comitato Globale ha svolto – insieme al PRNTT, a Nessuno Tocchi Caino, e in collaborazione con Istituzioni governative, Parlamentari, Università, think tank italiani e stranieri – un’intensa “advocacy”. Per affermare anzitutto la centralità del “diritto alla conoscenza” in un’epoca di pericolosi sovvertimenti del principio di verità. Al tempo stesso, per squarciare i veli dell’indifferenza, dei condizionamenti ideologici, degli interessi economici. Pesanti coltri che impediscono al cittadino di comprendere e reagire a violazioni sempre più estese dei diritti umani e agli attacchi allo Stato di Diritto. Una realtà che riguarda non solo regimi totalitari o autocratici, ma le stesse società a democrazia liberale.

Nonostante la “distrazione” di molti Stati membri e delle stesse Istituzioni comunitarie a quanto realmente avviene in Iran, è stata impressionante negli ultimi mesi la mole di appelli e dichiarazioni che un elevato numero di parlamentari di tutti gli schieramenti hanno avanzato a difesa del pluralismo e dei diritti umani in Iran. Trentotto Senatori italiani hanno firmato una dichiarazione di sostegno al popolo iraniano nella rivolta in corso da dieci mesi. Ulteriori iniziative sono state avviate da trecentodieci Parlamentari affinché siano finalmente processati i responsabili dei massacri di trentamila prigionieri politici avvenuti nel 1988 ad opera del regime iraniano, condizionando le relazioni con Teheran alla completa cessazione delle esecuzioni capitali. Centonovantasette deputati europei hanno lanciato analogo appello alle istituzioni europee per attivare commissioni d’inchiesta e rendere giustizia alle vittime.

Il GCRL, il PRNTT e Nessuno tocchi Caino hanno svolto e continueranno a svolgere con questa newsletter un’azione informativa e di sostegno a una diversa politica verso l’Iran. Intendiamo continuare a farlo in collaborazione con le molte realtà “like minded” che operano per l’affermazione dello Stato di Diritto e per la conoscenza di aspetti che sono troppo spesso in secondo piano nei dibattiti e approfondimenti sulla proliferazione nucleare e le armi di distruzione di massa. A questo riguardo abbiamo avviato da tempo una positiva collaborazione con “United Against Nuclear Iran” (UANI) che intendiamo proseguire anche con questa newsletter.

Nello stesso spirito questa newsletter si propone, con frequenza almeno quindicinale, di contribuire alla “conoscenza” – presupposto essenziale del nostro impegno politico – delle cause di un’involuzione registrata a livello globale nello Stato di diritto, nell’affermazione delle libertà fondamentali della persona e dei diritti umani.

Continueremo a promuovere iniziative e a batterci insieme alle forze vitali che resistono e reagiscono alla cappa opprimente della dittatura che si sta consolidando in Cambogia dopo le recenti elezioni truffa. Di queste una missione con Rampi, Angioli e Radicioni ha raccolto testimonianze dirette, concludendo una lunga missione nella regione con una relazione riassunta in questo primo numero. Si è trattato di una iniziativa di particolare importanza e attualità per diversi motivi. Anzitutto perché ha contribuito a dimostrare la reale natura delle mire di influenza cinese nell’intero sud est asiatico, proprio nel momento in cui si sta arroventando il dibattito sulle vere motivazioni politiche e persino militari di Pechino con i progetti “One belt one Road” e “China 2025” . Un dibattito che riguarda molto da vicino il nostro Paese. Lo dimostra l’indagine conoscitiva sulle politiche di investimento cinese in Italia e in Europa nei settori strategici, appena avviata dalla Commissione esteri della Camera dei Deputati.

In secondo luogo in Cambogia, come in altre parti dell’Asia, sino all’Europa, all’America Latina e al Mediterraneo, Pechino utilizza ingenti risorse in una “sharp diplomacy” basata su valori alternativi e in ampia misura antagonisti rispetto a quelli delle società sulle quali si reggono le democrazie liberali. In questa visione “revisionista” dell’ordine multilaterale, giuridico e politico, dell’intero dopoguerra e soprattutto del dopo “guerra fredda”, Pechino trova alleati di convenienza, in una sorta di combinazioni “à la carte” con Mosca, Teheran, Caracas, L’Avana e una platea abbastanza numerosa – anche se non prevalente – di sostenitori degli “uomini forti” ai quali affidare, per un motivo o per l’altro i destini di noi stessi e dei nostri figli.

Perché questa newsletter? Su tutte le questioni accennate continueremo a esser presenti, con determinazione e impegno crescenti. In una sintetica spiegazione delle ragioni e dell’attualità dei valori liberali, l’Economist ha recentemente osservato che grazie al suo pragmatismo tali principi si adattano a “una chiesa ampia”, preoccupata dalle eccessive concentrazioni di potere, e troppo sicura di sé nell’accettare le distorsioni della globalizzazione e i disastri di una finanza rapace negli ultimi due decenni. Se i grandi pensatori liberali dovessero riflettere oggi alle sfide che abbiamo di fronte, conclude il settimanale britannico, probabilmente essi si preoccuperebbero soprattutto di tre aspetti:

1) Le “fake news”, dato che il liberalismo si nutre di dibattito, ma perché esso ci sia deve fondarsi su buona fede e ragione.

2) L’erosione delle libertà individuali, a fronte di quella che Stuart Mill definiva “tirannia della maggioranza”.

3) La diminuita fiducia nel progresso. Nuove tecnologie e liberalizzazione dei mercati dovevano diffondere conoscenza, libertà e prosperità economica.

Oggi sono molti a prevedere condizioni economiche e sociali meno favorevoli di quelle dei propri genitori. La tentazione verso pericolose alternative e l’attrazione verso modelli autoritari può quindi essere spiegata dalla lunga onda di crisi della globalizzazione.

Le sfide per i valori della società liberale sono reali. Ma se guardiamo ai loro pionieri, Mill e Tocqueville dovevano dare senso a guerre e rivoluzioni; Keynes, Popper, Berlin, contrastare le chimere del totalitarismo. Si sarebbero anche oggi rimboccati le maniche per fare del mondo un posto migliore.

Dunque il progetto è ambizioso e come ogni impresa comporta un rischio che spero tu voglia aiutarci ad affrontare sostenendoci. Puoi farlo divulgando con un “passaparola” la newsletter e oppure con una donazione attraversoquesta pagina del sito del GCRL.

Naturalmente puoi inviarci domande o commenti a questo indirizzo: infogcrl@gmail.com

Ti ringrazio.

Amb. Giulio Terzi

UE cauta sulle sanzioni contro l’Iran dopo i falliti complotti in Francia e Danimarca
I Ministri degli Esteri dell’Unione Europea hanno espresso il 19 novembre un cauto sostegno a nuove sanzioni economiche contro l’Iran, dopo le accuse di complotti iraniani volti a colpire la Francia e la Danimarca con attentati di grandi proporzioni.

La Francia ha già imposto sanzioni a due diplomatici iraniani per quello che è stato descritto come un mancato attentato all’annuale manifestazione nei pressi di Parigi organizzata dal principale gruppo di opposizione iraniana in esilio. Alcuni diplomatici hanno detto alla Reuters che un’opzione è il congelamento di beni in Europa dei massimi esponenti del regime iraniano, anche se non sono stati fatti nomi di possibili individui interessati da questo provvedimento sanzionatorio.

A marzo, Regno Unito, Francia e Germania avevano già proposto di sanzionare l’Iran per lo sviluppo di missili balistici e il ruolo nella guerra in Siria, ma l’iniziativa non è riuscita a raccogliere un sostegno sufficiente in tutta l’UE per entrare in vigore. Tra i contrari vi era l’Italia che, nel tentativo di preservare i legami commerciali con l’Iran, si è nettamente opposta ad ogni tipo di sanzione e alla salvaguardia dell’accordo sul nucleare (il Joint Comprehensive Plan of Action, JCPOA) anche dopo la fuoriuscita degli Stati Uniti.

Nel tentativo di bilanciare la politica iraniana e mantenere il JCPOA, i ministri hanno ipotizzato la creazione di un meccanismo speciale per gli scambi con l’Iran che potrebbe essere sotto la legge comunitaria, non nazionale: lo Special Purpose Vehicle (SPV).

Si tratta di una sorta di camera di compensazione volta ad aiutare le esportazioni iraniane di petrolio e gas, mantenendo gli acquisti di beni europei da parte iraniana e aggirando così le sanzioni statunitensi. L’UE ritiene che questa formula proteggerebbe i singoli Stati Membri dalle sanzioni che gli Stati Uniti hanno reimposto sugli scambi con l’Iran dopo il ritiro di Washington dal JCPOA.

Una flotta iraniana in visita in Italia
Il 14 novembre scorso, il contrammiraglio Hossein Khanzadi, comandante della marina iraniana, ha detto “una flotta di navi da guerra della Marina della Repubblica islamica dell’Iran sarà inviata in Italia per una visita e interazioni nel prossimo futuro”. E’ quanto riporta l’agenzia semi-ufficiale Fars News Agency. L’annuncio è giunto durante un incontro con il vice comandante della marina italiana a margine del Simposio navale dell’Oceano Indiano a Kochi, in India. Khanzadi ha detto che i due paesi dovrebbero collaborare maggiormente nell’ambito militare.

Il funzionario italiano, non citato dall’agenzia, avrebbe dichiarato: “Cerchiamo sempre di avere cooperazione e interazione con le flotte degli stati del mondo e la Repubblica islamica della Marina iraniana come una potente forza nel mare è molto importante e influente per noi”.

A Napoli si trova il quartier generale della sesta flotta degli Stati Uniti e la US Naval Forces Europe, nonché il Comando della Forza congiunta alleata della NATO. Le basi militari statunitensi in Italia sono state impiegate in una missione per sconfiggere il gruppo militante dello Stato Islamico (ISIS) in Iraq e in Siria, due paesi in cui l’Iran ha anche contribuito ampiamente alla lotta contro i jihadisti.

Ad aprile, dopo gli ultimi attacchi guidati dagli Stati Uniti contro il governo siriano, alleato di Russia e Iran, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris aveva avvertito che il sottomarino nucleare della US Virginia John Warner non avrebbe avuto l’autorizzazione a dirigersi verso il porto di Napoli perché avrebbe rappresentato un rischio per i residenti.

Gli Stati Uniti accuseranno l’Iran sull’uso di armi chimiche
L’amministrazione Trump dovrebbe accusare l’Iran di violare il trattato internazionale che impedisce l’uso di armi chimiche. Venerdì la Casa Bianca ha notificato ai legislatori che dichiarerebbe che l’Iran sta violando la Convenzione sulle armi chimiche del 1997 perché ha mantenuto le attrezzature e le strutture necessarie per produrle, non perché stia realizzando o utilizzando attivamente tali armi. Due alti funzionari statunitensi dicono alla CNN che l’accusa non innescherà sanzioni immediate, ma potrebbero essere usate come giustificazione per presentare rivendicazioni contro l’Iran con organizzazioni internazionali che vanno avanti.

Gli analisti hanno detto che la campagna dell’amministrazione Trump, che elenca 12 cambiamenti che l’Iran deve compiere, equivale a un cambio di regime in tutto tranne che nel nome. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha dichiarato in un’intervista di ottobre che gli Stati Uniti vogliono “ripristinare la democrazia lì”.

L’annuncio è fissato per una riunione speciale dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, fissata per il 21-30 novembre all’Aia, per verificare l’efficacia del trattato. La conferenza si tiene ogni cinque anni, diventando così la quarta da quando il trattato è entrato in vigore nel 1997.

L’Iran è un firmatario della convenzione sulle armi chimiche, che bandisce la produzione, lo stoccaggio e l’uso di armi chimiche. L’anno scorso, quando gli Stati Uniti si sono rivolti all’OPCW, il rappresentante non ha menzionato l’Iran.

Dove finisce il petrolio iraniano?
Il mercato del petrolio greggio è ancora incerto per effetto del probabile impatto delle rinnovate sanzioni statunitensi contro l’Iran, ma due cose sembrano farsi più chiare: l’Iran sta lottando per non perdere i clienti, e gran parte del greggio che viene trasportato viene immagazzinato.

Mentre è improbabile che le sanzioni statunitensi chiudano completamente le esportazioni dell’Iran, c’è ancora dibattito su quanto petrolio sia destinato a perdersi, e per quanto tempo persisterà la situazione. Perciò sarà fondamentale come si comporterà la Cina, dato che ha importato circa 650.000 barili al giorno di greggio iraniano nei primi nove mesi dell’anno.

Intanto, le petroliere iraniane spengono ormai abitualmente i loro transponder di tracciamento, presumibilmente per camuffare le loro destinazioni, rendendo difficile le operazioni di monitoraggio dello stato reale delle esportazioni dell’Iran.

Questo significa che alcune delle esportazioni di greggio dell’Iran siano destinate, o si trovino già in serbatoi di stoccaggio e dunque effettivamente sono sottratte al mercato. A sua volta questo significa che, primo, il mercato si sta già adattando abbastanza bene alla perdita dei barili iraniani e, secondo, che quando quel petrolio tornerà sul mercato potrebbe deprimere la domanda di altri fornitori.

Browder: “Interpol non può diventare un’organizzazione criminale”
L’Assemblea Generale annuale di 194 Stati membri di Interpol, svoltasi a Dubai, ha eletto il 21 novembre un nuovo Presidente, il sudcoreano Kim Jong Yang. Yang succede al cinese Meng Hongwei, dimissionario in absentia dopo una misteriosa sparizione di alcuni giorni, e sarà a capo del Comitato esecutivo responsabile delle politiche e della direzione che prende l’organizzazione.

Il finanziere britannico Bill Browder, a lungo attivo in Russia, dove ha denunciato gli abusi e le violazioni subite ai massimi alti livelli della società russa, nonché estensore della proposta nota come Global Magnitsky Act e autore del libro Red Notice ha parlato con Laura Harth a Radio Radicale spiegando perché sarebbe stato un disastro per lo stato di diritto e per Interpol stessa se fosse stato eletto il candidato russo Alexander Prokopchuk.

In sostanza “sarebbe stato come mettere la mafia a capo della più importante organizzazione mondiale di contrasto alla criminalità” ha detto Browder, perché “non è ammissibile avere autocrati e dittatori che utilizzano e abusano di Interpol per vendicarsi con i loro nemici. Interpol non può diventare una organizzazione criminale. Deve mantenere la sua legittimità.”

Sam Rainsy: “La missione del tribunale sui Khmer Rossi è fallita”
Il 16 novembre il tribunale speciale (ECCC) per i Khmer Rossi ha emesso due sentenze di ergastolo per genocidio contro Nuon Chea, 92 anni, conosciuto come “fratello numero due” e Khieu Samphan, 87 anni, ex Capo di Stato. I due scontano già la pena dell’ergastolo per crimini contro l’umanità.

Il leader dell’opposizione cambogiana, Sam Rainsy, da anni membro del Partito Radicale Transnazionale, riconoscendo l’importanza dal punto di vista storico del verdetto, sottolinea però i vizi e le limitazioni che hanno fortemente circoscritto l’azione del tribunale fin dalla sua creazione nel 2006. Sam Rainsy ha dichiarato: “Perseguire i responsabili delle uccisioni di massa perpetrate sotto il regime dei Khmer Rossi (1975-1979) è un impegno necessario e nobile. Ma il modo in cui il tribunale speciale è stato stabilito lascia molto a desiderare. Nel migliore dei casi, ha reso una giustizia selettiva e frammentata – quindi non soddisfacente – consentendo al regime di Hun Sen di controllare i processi e i procedimenti giudiziari. L’obiettivo di Hun Sen è quello di limitare il raggio delle indagini giudiziarie in modo da proteggere molti quadri dei Khmer Rossi di medio rango – ora al vertice del suo regime – dall’accusa.”

E ha concluso evidenziando che “Pol Pot da solo o con cinque o sei complici non poteva uccidere quasi due milioni di persone. Per compiere quel massacro era necessaria un’organizzazione molto più grande che l’ECCC non è stata autorizzata a indagare per ragioni politiche. Per inciso, da un punto di vista finanziario, l’istituzione e il (mal)funzionamento dell’ECCC sono stati una fonte di corruzione, che ha arricchito molti funzionari e sostenitori del Partito Popolare Cambogiano.”

La Cina non ordina petrolio dall’Iran
Sinopec Group e China National Petroleum Corp (CNPC), i migliori raffinatori di proprietà statale del paese, non hanno effettuato nessuna ordinazione di petrolio iraniano a novembre, per timore di violare le sanzioni statunitensi.

Washington è pronta a re-imporre sanzioni sulle esportazioni di petrolio dall’Iran il 4 novembre per forzare una rinegoziazione del patto sul suo programma nucleare. L’Iran è il terzo maggior produttore dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio e la Cina è il più grande acquirente. Sinopec e CNPC non effettuano prenotazioni in attesa di chiarire se otterranno esenzioni dalle sanzioni.

“Senza chiarezza sull’esenzione, nessuna azienda rischierà di ordinare barili per novembre”, ha detto un funzionario del settore di una compagnia petrolifera statale. Sia Sinopec che CNPC hanno rifiutato di commentare. Anche la National Iranian Oil Co per il momento preferisce non commentare.

Nuove sanzioni finanziarie previste per l’Iran
Un altro scontro transatlantico si profila all’orizzonte con l’amministrazione Trump che prepara la prossima tranche di sanzioni finanziarie contro l’Iran. Rimane un enigma il motivo per cui l’Europa continua a farsi da parte. Bruxelles e l’Unione Europea sembrano pronti a inscenare una battaglia con Washington su un’oscura ma importante rete di servizi finanziari, contro gli interessi europei.

Il Sen. Lieberman presenta UANI a Fox News
Il 22 agosto 2018, il Senatore Joe Lieberman ha dichiarato a Fox News: “L’idea delle sanzioni, e su questo ero pienamente coinvolto al Senato, consiste nel dire all’Iran che lo sviluppo di armi nucleari per minacciare gli Stati Uniti ha un costo. UANI, che ho il privilegio di presiedere, si occupa proprio di questo: stiamo dicendo alle imprese di tutto il mondo che è il momento di fare una scelta.”

L’Iran mantiene una posizione di privilegio in Iraq
In seguito alle elezioni nazionali “inconcludenti” dell’Iraq del 12 maggio, gli Stati Uniti hanno cercato duramente di garantire un secondo mandato al Primo Ministro Haider al-Abadi. L’inviato speciale di Washington, Brett McGurk, ha passato mesi a parlare con i politici iracheni nel progetto americano finalizzato ad isolare Teheran e “mantenere chiunque fosse amico dell’Iran fuori dal potere”. Ma lo sforzo è stato invano.

Gli Stati Uniti non sono stati in grado di schierare nessun candidato per i tre principali ruoli del Pese: Primo ministro, Presidente e Presidente del parlamento. Ci sono invece riusciti gli alleati iracheni dell’Iran. I tre nuovi massimi esponenti non permetteranno all’Iraq di voltare le spalle all’Iran.

Norman Baker elogia la legge per l’Accesso in Tibet
L’ex Vice Ministro degli Interni britannico e membro onorario del GCRL, Norman Baker si è detto soddisfatto per l’adozione della legge sulla reciprocità da parte degli Stati Uniti rispetto alla Cina. “Come presidente della Tibet Society, il più antico gruppo pro-Tibet del mondo, e Membro onorario del Comitato Globale per lo Stato di Diritto ‘Marco Pannella’, sono lieto di vedere i progressi compiuti per chiedere reciprocità al governo cinese in termini di accesso al Tibet.”

Il 25 settembre, la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato la Legge per l’Accesso Reciproco in Tibet. Questo atto legislativo, introdotto dal deputato democratico Jim McGovern, rappresenta un importante sviluppo sullo status del Tibet e per le relazioni USA-Cina. Il disegno di legge bipartisan promuove l’accesso al Tibet per funzionari degli Stati Uniti, giornalisti, ONG e cittadini. La legge prevede che ai funzionari cinesi che vieteranno l’ingresso in Tibet agli Americani sarà negato l’ingresso negli Stati Uniti.

Baker ha concluso affermando: “Spero che altre nazioni democratiche, in particolare l’UE, il Canada e l’Australia, seguiranno l’esempio. Dobbiamo fermare questo processo di putrefazione. Il vero pericolo è lasciare che il disprezzo cinese per lo Stato di Diritto dilaghi, che diventi la norma internazionale, perché in quel caso torneremo davvero ad epoche buie.”

L’opposizione cambogiana al parlamento italiano
Il 24 e 25 ottobre una delegazione di ex parlamentari dell’opposizione cambogiana, iscritti al Partito Radicale e guidata dal leader in esilio Sam Rainsy, è stata in Italia per una serie di incontri con membri di entrambi i rami del Parlamento e del Ministero degli Affari Esteri.

Nel silenzio mediatico generale, con l’eccezione di Radio Radicale, la delegazione cambogiana, accompagnata dal Sen. Roberto Rampi e dal componente della Presidenza del Partito Radicale Matteo Angioli, ha incontrato il vice Presidente della Camera dei Deputati On. Fabio Rampelli. l’On. Zucconi, il Sen. Verducci e il Sen. Alfieri. Infine è stata in audizione presso la III Commissione per gli Affari Esteri della Camera, presieduta nell’occasione dall’On. Piero Fassino.

Foto della settimana
Roma, 25 ottobre 2018: l’Amb. Giulio Terzi, Rainsy Sam, Saumura Tioulong, il Sen. Roberto Rampi e Matteo Angioli ospiti di un approfondimento a Radio Radicale

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