Yang Jianli: Anche Il Popolo Cinese Vuole I Diritti Umani

Intervento di Yang Jianli nella tavola rotonda “Scontro di culture, valori e principi: diritto del popolo o diritti umani?” nell’ambito della Convention del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito svoltasi a Roma.

Grazie cari amici del Partito Radicale Nonviolento per avermi invitato ad intervenire in questa Convention. E’ un vero onore per me. Ammiro il Partito Radicale Nonviolento per il suo impegno per la verità e per promuovere il diritto alla conoscenza.

La prima verità sulla Cina è che anche i cinesi vogliono i Diritti Umani. Questa frase suona un po’ strana, soprattutto la parola “anche”. L’ho messo lì perché la verità – che i cittadini cinesi vogliono i Diritti Umani – non è stata solo soppressa dal regime comunista Cinese, ma è troppo spesso trascurata dalla comunità mondiale.

Spesso mi viene chiesto “Dopo tutto quello che hai passato, da dove deriva la tua sicurezza?” La mia risposta è sempre la stessa “La mia sicurezza deriva semplicemente dal fatto che i cittadini cinesi vogliono i Diritti Umani”.

“Lo credi davvero?” Alcuni sono scettici vedendo l’insormontabile realtà cinese. Ebbene, permettetemi di proporre il seguente esperimento di pensiero per giudicare voi stessi.

Immaginate di visitare la Cina, portando con voi una copia della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo. Scegliete arbitrariamente una qualunque persona in strada. Mostrategli il documento chiedendogli, in una lingua a loro comprensibile, se desiderano i diritti che vi sono elencati. Cosa pensate che diranno? Credete che anche per un secondo possano dire “No, non voglio questi diritti?” Certamente no. Potrete capire il popolo cinese, capendo voi stessi: Nessuno vuole essere schiavo. A tal proposito i cittadini cinesi non sono diversi da altri cittadini del mondo. Il desiderio di libertà e dignità è infatti universale.

La popolazione cinese ha intrapreso molto tempo fa la strada verso l’universalità della dignità, giustizia, benessere, eguaglianza, libertà e fratellanza. Questa generazione ha prodotto alcune importanti spinte verso questi obiettivi. Nel 1989, il movimento democratico Tiananmen, il popolo cinese si è opposto coraggiosamente alla corruzione del governo che, usando le parole del Charter 08, ha “corrotto i rapporti umani”. Si sono opposti per la democrazia e la libertà. L’immagine di un uomo da solo in piedi davanti ad una serie di carri armati ha ispirato il mondo inter,  e gli spiriti dei nostri fratelli caduti sono stati una delle maggiori fonti di ispirazione per la continua lotta per raggiungere  questi nobili obiettivi in Cina.

La Charter 08 è stata pubblicata in concomitanza del sessantesimo anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani con l’obiettivo di produrre le riforme necessarie per porre fine alla dittatura monopartitica e stabilire una democrazia costituzionale in Cina. Dalla sua pubblicazione, questo manifesto è stato firmato, con grande rischio personale, da oltre 14.000 cittadini cinesi.

Il mondo piange ancora la morte dell’autore principale e organizzatore del Charter 08, il Premio Nobel per la pace Liu Xiaobo. Morto da martire 110 giorni fa, dopo 9 anni di prigionia. Grazie all’arduo lavoro e enorme sacrificio di persone come Liu Xiaobo, il concetto di Diritti Umani e di democrazia ha prevalso nelle menti del pubblico cinese.

Una svolta per un cambiamento democratico verrà sicuramente dalla gente. Il cambiamento è improbabile che si verifichi prima da all’interno del regime fortemente radicato del PCC che da valore alla stabilità soprattutto. Nonostante i migliori sforzi del PCC per imporre un controllo rigoroso sui media, Internet ha consentito alle persone di connettersi, di condividere informazioni.

A seguito del rilascio della Charter 08, il sostegno di base per il documento è stato immediato e senza precedenti, anche se il regime del PCC ha cercato di bloccare la diffusione. Coloro che hanno firmato la Carta con i loro nomi reali vengono da diversi segmenti della società. Liu Xiaobo e il Charter 08 sono un vessillo che continuerà a trasformare le proteste individuali in un movimento duraturo che richiede un cambiamento sistematico e globale.

Con una chiara direzione del movimento di resistenza politica, il popolo crescerà per esercitare una sempre maggiore pressione sul regime comunista. Mentre crescono le forze non governative e crescono le proteste civili, la lotta per il potere tra diverse fazioni all’interno del regime comunista diventerà più pronunciata. Una volta che le pressioni esterne avranno raggiunto una massa critica, le fazioni rivali all’interno del PCC non avranno altra scelta, e dovranno prendere seriamente le voci dei cittadini e cercare il loro sostegno per sopravvivere.

Nessuno può predire con certezza quando il movimento di apertura per il cambiamento arriverà in Cina. Virtualmente ognuna delle sessanta transizioni pacifiche alla democrazia nelle ultime decadi è giunto come una sorpresa per l’Occidente. Uno dei motivi è che diplomatici, accademici e responsabili politici non prestano attenzione a ciò che sta accadendo con studenti, lavoratori, agricoltori – con la società e la cultura di strada dei paesi non liberi del mondo.

I cinesi stanno ovviamente sperimentando un cambiamento rivoluzionario. Soprattutto, dobbiamo mantenere la fede nei miei compatrioti che possiamo farcela e ci uniremo alla grande maggioranza dei popoli del mondo che ora vivono in paesi liberi o almeno parzialmente liberi. Un’apertura per il cambiamento potrebbe avvenire nei prossimi mesi o potrebbe richiedere ancora qualche anno. Naturalmente non verrà mai senza sforzi collettivi, compresi quelli della comunità internazionale. Quindi dobbiamo perseverare, essere pronti e mantenere la fiducia.

“Essere vigili e forti nella fede, perché il tempo si avvicina”, esortò San Paolo, persecutore di cristiani che si convertì alla fede. Signori e signori, il nostro tempo si avvicina. Dobbiamo guardare e essere forti, essere di supporto ed essere pronti.

Leggi l’intervento originale sul sito di “Initatives for China”.

Dr. Yang Jianli è intervenuto in collegamento via Skype dagli Stati Uniti non avendo potuto partecipare fisicamente alla Convention a causa di un problema con il passaporto.

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