Il Consiglio d’Europa esamina la risoluzione sul Diritto alla Conoscenza

Lunedì 12 aprile la Commissione cultura istruzione scienza e media dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha esaminato la bozza di risoluzione “Libertà dei media, fiducia pubblica e diritto alla conoscenza” promossa dal Partito Radicale con il sostegno di varie organizzazioni, di cui il Sen. Roberto Rampi è Relatore Generale.

Nel corso della seduta si è svolta un’audizione a cui hanno partecipato tre esperti sul tema: l’ex direttore del Centro d’Ascolto dell’Informazione Radiotelevisiva Gianni Betto che ha parlato del monitoraggio dei media; la scrittrice Antonella Agnoli che è intervenuta sul ruolo delle biblioteche; il professore Mark O’Neill che ha illustrato il ruolo dei musei.

Dopo un’introduzione da parte del Sen. Roberto Rampi, ha preso la parola Gianni Betto che, tra l’altro, ha detto: “il Centro di Ascolto, con la consulenza di alcuni matematici, elaborò come elemento essenziale del monitoraggio il concetto di ‘ascolti consenti’: un indicatore numerico semplice che combina il minutaggio delle presenze politiche istituzionali con gli indici di ascolto effettivamente registrati da queste presenze, in modo da avere un affidabile indicatore di quanto valgano effettivamente le stesse presenze in rapporto al pubblico potenzialmente raggiunto. I risultati hanno mostrato significative correlazioni tra di dati delle percentuali dei voti validi ricevuti nelle consultazioni elettorali dai diversi soggetti politici e le percentuali degli ascolti consentiti ottenuti dagli stessi nel corso delle campagne elettorali sul totale delle presenze di tutti i soggetti politici durante tutta la campagna elettorale radiotelevisiva (…) dopo un incontro del Partito Radicale con il neo Presidente Giacomo Lasorella nel novembre 2020, ha riconosciuto l’importanza degli indici di ascolto nel monitorare l’informazione radio televisiva (…) l’Autorità ha già parzialmente messo in atto questo impegno. Una tappa importante di una lunga battaglia iniziata nel 1981 dai radicali e da Marco Pannella, e parte essenziale, ma non esaustiva, dell’affermazione nazionale del diritto universale alla conoscenza che ora proponiamo sia esaminata dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa perché sia proposta come raccomandazione per tutti i paesi membri. Ritengo sia un’azione imprescindibile ai fini della necessaria manutenzione dei sistemi liberal democratici, tenendo conto anche dell’informazione che passa sulle piattaforme dei giganti del web.”

E’ stata poi la volta della scrittrice Antonella Agnoli che nel trattare il ruolo delle biblioteche ha detto: “Immaginate un futuro in cui l’Europa per indifferenza, per mancanza di fondi, per eccessiva fiducia nelle reti digitali, abbia rinunciato alle sue biblioteche. Se questo scenario vi sembra improbabile, pensate a un mondo in cui, di colpo, Shakespeare, Goethe, Dante, Victor Hugo e Szymborska non sono disponibili perché i server di Google non sono più accessibili, per motivi tecnici o politici. I server di Amazon non sono a disposizione degli europei perché la multinazionale americana rifiuta di seguire le regolamentazioni votate dal nostro parlamento. Internet collassa per limiti intrinseci della Rete, o per l’opera di hacker malintenzionati, o per attacchi di governi stranieri. O, magari, i servizi on line sono disponibili solo a pagamento, o solo a chi ha la cittadinanza, o solo a chi ha un ‘punteggio sociale’ sufficiente, come in Cina (…) la biblioteca è uno dei pochi luoghi dove regnano la calma del pensiero e l’ordine delle conoscenze. Ogni giorno siamo continuamente bombardati d’informazioni diffuse dai media, siamo circondati da centri di informazione specializzati, catapultati ogni giorno attraverso il tempo e lo spazio. La biblioteca può svolgere il ruolo di luogo di confronto, ma anche di messa in ordine, di distacco, di riflessione su questa valanga permanente (…) In un quartiere periferico, la biblioteca può sostenere la cultura generale, condizione per integrarsi pienamente nella società e migliorare la propria condizione; essa può facilitare l’accesso di disoccupati e sottoccupati al mercato del lavoro, può ridurre il senso di impotenza, di marginalità, di frustrazione provato dai cittadini per le condizioni abitative cui sono costretti, tanto più difficili da sopportare in questi mesi.”

Infine, il prof. Mark O’Neill ha illustrato quale dovrebbe essere la funzione dei musei: “Oltre a riflettere una fede nella conoscenza razionale, i musei sono usati per esprimere il potere simbolico. Nel 19°secolo erano usati per esprimere grandi convinzioni romantiche, in particolare il nazionalismo. Spesso pensiamo al ‘nazionalismo’ come se facesse parte della natura. Tuttavia, mentre l’identità di gruppo è antica, l’idea di nazione è un’invenzione relativamente recente, basata su ciò che Benedict Anderson ha definito ‘Comunità immaginate’ di persone che non si sono mai incontrate ma che avvertono un senso di appartenenza, di avere un’identità condivisa celebrata dai giornali, e spesso sogni di purezza linguistica ed etnica (…) i musei hanno obiettivi contraddittori rispetto al diritto alla conoscenza dei cittadini. Sono stati fondati sia come strumenti di conoscenza razionale e sia come istituzioni romantiche progettate per promuovere i miti della tribù sacra, che può essere la Nazione, la Città o l’Impero (…) Il problema si pone quando è il mito tribale travolge completamente la conoscenza razionale (…) i musei non sono contrari all’orgoglio nazionale. La differenza è che cercano di nutrire un senso di appartenenza più umano. Cercano di sostenere identità inclusive e non esclusive, l’appartenenza basata sulla cittadinanza, non sulla mitica purezza etnica, secondo l’idea che la maturità e la dignità di una comunità non dipendano soltanto dai risultati conseguiti, ma dalla capacità
di guardare al proprio passato onestamente.”

Matteo Angioli
Segretario Generale del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”

Guarda il video dell’audizione sul sito di Radio Radicale

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