NL 102 – 3/2/2021

FOTO DELLA SETTIMANAMosca, 27 gennaio 2021: Anastasia Vasilyeva, direttrice del sindacato Alleanza dei Medici e medico di Navalny, suona il pianoforte mentre la polizia perquisisce il suo appartamento, prima di essere arrestata e posta in custodia cautelare

La Cina e la complicità strategica dell’UE
Lo scorso mercoledì – scrive Laura Harth sull’Apple Daily – è stata la Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto. Eppure, piuttosto che un giorno di ricordo degli orrori causati dal regime nazista e una celebrazione degli strumenti universali creati dalla comunità internazionale per impedire che tali atrocità si ripetano, siamo ancora una volta incontrati dagli stessi identici meccanismi che consentono tali incubi indicibili per ripresentarsi.

Eppure la banalità del male, così accuratamente descritta da Hannah Arendt, ha colpito ancora una volta i cuori e le menti di coloro che detengono il potere, accecati dal guadagno economico a breve termine realizzato sulle spalle di anonime sofferenze lontane. In uno spettacolo di crudele parodia, il World Economic Forum è andato in scena a Davos questa stessa settimana, con un bis onorario del suo discorso di apertura del 2017 per Xi Jinping. Gli imprenditori europei come Herbert Diess, CEO del Gruppo Volkswagen, hanno preso la parola per chiedere un’ulteriore apertura alla Cina pochi giorni dopo essersi uniti a Twitter dichiarando apertamente il suo obiettivo di avere un impatto politico.

Convegno: “Gli Accordi di Abramo”
Il primo febbraio si è tenuto un convegno online promosso dall’ex Ministro degli Esteri e Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Maro Pannella” Giulio Terzi, assieme a Fiamma Nirenstein e Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi. Hanno preso la parola gli ambasciatori in Italia di Israele, Marocco, Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Nel suo intervento, Giulio Terzi ha elogiato l’iniziativa dell’amministrazione Trump che ha portato alla firma degli “Accordi di Abramo”.

Colpo di Stato in Myanmar
Mentre un nuovo parlamento stava per entrare in carica, l’esercito del Myanmar ha preso il potere e ha dichiarato lo stato di emergenza. Il colpo di stato non è arrivato inaspettato, poiché le forze armate lamentavano da tempo irregolarità nel voto di novembre, segnato da un nuovo trionfo di Aung San Suu Kyi, e avevano già minacciato un colpo di stato il 26 gennaio scorso. L’esercito ha governato il Myanmar per 50 anni prima che il governo civile tornasse nel 2011 e detiene ancora un vasto potere costituzionale.

La crisi in Venezuela
Maria Magallanes, deputata venezuelana e rappresentante in Italia della legittima Assemblea Nazionale del Venezuela, ha ringraziato la Sottosegretaria agli Esteri Marina Sereni per aver dichiarato, il 2 febbraio, che la crisi venezuelana sempre più grave può esser risolta con trovando “una via d’uscita che deve essere democratica, pacifica, inclusiva e guidata in prima persona dai venezuelani, nella prospettiva dello svolgimento quanto prima di elezioni credibili e inclusive. Importante partire dalla costituzione di una Commissione Nazionale Elettorale pienamente indipendente”.

Gli Stati Uniti non cambiano posizione sull’accordo nucleare iraniano
Il 2 febbraio un portavoce del Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che gliStati Uniti non hanno cambiato la loro posizione rispetto ai passi necessari per tornare all’accordo sul nucleare iraniano del 2015, ribadendo che sta a Teheran fare la prima mossa, prima che Washington si dichiari disponibile a discutere del patto. Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha suggerito che un funzionario dell’Unione europea potrebbe “sincronizzare” o “coordinare” gli sforzi di Iran e Stati Uniti per tornare al pieno rispetto dell’accordo, noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA).

L’ONU rinvia il recupero di una petroliera yemenita a rischio di fuoriuscita
Le Nazioni Unite avevano pianificato di avviare un’operazione di salvataggio marittimo per evitare perdite da una nave cisterna fatiscente di carica di petrolio. I ribelli Houthi, che controllano la capitale Sana’a non hanno fornito nessuna garanzia di sicurezza inducendo i responsabili ONU, il 2 febbraio, a decidere di rinviare indefinitamente le operazioni di recupero.

La nave, lunga 362 metri, è ormeggiata al largo della costa del Mar Rosso dello Yemen da molti anni ed è ormai una bomba galleggiante a causa dello scafo arrugginito e della mancanza di manutenzione. Stéphane Dujarric, il portavoce capo delle Nazioni Unite, ha affermato che l’organizzazione ha impegnato 3,35 milioni di dollari in attrezzature e personale necessari e ha richiesto agli Houthi di fornire una lettera con garanzie di sicurezza in modo da poter procedere allo svuotamento dei serbatoi e successivamente allo smantellato e rottamazione dell’imbarcazione.

#Dante700
Trasseci l’ombra del primo parente,
d’Abèl suo figlio e quella di Noè,
di Moisè legista e ubidente;

Abraàm patriarca e Davìd re,
Israèl con lo padre e co’ suoi nati
e con Rachele, per cui tanto fé;

e altri molti, e feceli beati.

Inferno, Canto IV

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