NL 114 – 26/5/2021

FOTO DELLA SETTIMANAWashington, 25 maggio 2021: Gianna Floyd, la figlia di George Floyd, esce dalla porta dell’ala ovest della Casa Bianca dopo essersi incontrata con il Presidente Biden e il Vicepresidente Harris

Primo riconoscimento del Diritto alla Conoscenza
Venerdì 21 maggio, la Commissione Cultura Scienza Istruzione e Media dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato il Rapporto “Libertà dei media, fiducia pubblica e diritto alla conoscenza” di cui il Senatore Rampi è Relatore Generale. Il diritto civile e umano di nuova generazione, lanciato nel 2014 da Marco Pannella con il Partito Radicale, ha avuto un primo riconoscimento nella ricorrenza del quinto anniversario della morte del leader radicale. Si tratta di un risultato conseguito grazie al prezioso contributo di esperti del diritto come il prof. Cherif Bassiouni e delle organizzazioni che nel tempo hanno aderito: il Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, Nessuno Tocchi Caino, Siracusa International Institute, SIOI, IAI, Fondazione Luigi Einaudi, A Buon Diritto, Partito Pirata, Access Info Europe e, ultima ma non ultima, la Federazione Nazionale Stampa Italiana.

Su Il Mattino l’ultima battaglia di Marco Pannella
Marco Pannella c’è ancora – scrive Luca Marfé su Il Mattino. E, per una sorta di incredibile coincidenza quasi astrale, proprio a 5 anni esatti dalla sua morte, vince la sua ultima battaglia. Che è anche un po’ la nostra, perché a favore di tutti, di tutti quanti noi. La Commissione Cultura Scienza Istruzione e Media dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa ha adottato il Rapporto “Libertà dei media, fiducia pubblica e diritto alla conoscenza”, di cui il Senatore Roberto Rampi è relatore Generale.

“L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, come sempre presidio democratico di avanguardia e fattore di crescita civile, è stata per noi un partner istituzionale autorevole”, spiega ai microfoni del Mattino Matteo Angioli, Segretario Generale del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” e coordinatore dell’iniziativa.

Siglata una partnership con la Taiwan Association for Human Rights
Oggi l’Associazione di Taiwan per i Diritti Umani (TAHR) e il Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” (GCRL) hanno dato vita ad una partnership con l’obiettivo di estendere e rafforzare le attività comuni nella protezione e promozione dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto. Le due organizzazioni gemelle, con sede rispettivamente a Taipei e Roma, condurranno diverse attività tra cui ricerche, condivisione di informazioni e organizzazione di eventi pubblici. L’obiettivo è sostenere i difensori dei diritti umani, le istituzioni internazionali e l’universalità e l’indivisibilità dei diritti umani, in particolare rispetto alle minacce derivanti dall’aggressiva agenda nazionale cinese e di altri regimi autoritari ad un ordine mondiale basato su regole condivise.

Sit-in con familiari uiguri davanti la Farnesina
Questa mattina il Global Committee, con il suo Presidente Giulio Terzi e Laura Harth, hanno affiancato Ablikim Mamtinin e Mihriban Kader durante un sit-in davanti la Farnesina per reiterare la richiesta mandata al Ministro degli Esteri di concedere con urgenza un incontro a questi genitori dei quattro bambini uiguri che hanno pieno diritto a ricongiungersi con la famiglia in Italia, ma che vengono tenuti in ostaggio dal regime cinese. Al sit-in hanno partecipato anche il Sen. Lucio Malan, l’On. Delmastro Delle Vedove e Tina Marinari di Amnesty International Italia.

La Commissione Esteri della Camera condanna le violazioni in Xinjiang
Oggi la Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati ha adottato all’unanimità una risoluzione sullo Xiniang con cui esprime “la più ferma condanna dell’Italia per le gravi violazioni dei diritti umani in Xinjiang, con particolare riferimento alle pratiche illegali di controllo delle nascite, alla repressione della libertà religiosa, al sistema di lavoro forzato in fabbriche ubicate presso campi di internamento, alle detenzioni arbitrarie e all’uso di tecnologie di sorveglianza digitale con finalità repressiva.”

La Nuova Zelanda si prepara alla “tempesta” cinese
In un’intervista al Guardian del 24 maggio, il Ministro degli Esteri della Nuova Zelanda di origine maori, Nanaia Mahuta, ha invitato gli imprenditori a diversificare le loro esportazioni per proteggersi da un potenziale raffreddamento dei legami con Pechino. Il Ministro ha affermato che la Nuova Zelanda potrebbe trovarsi al centro di una “tempesta” di rabbia dalla Cina, e che gli esportatori devono prepararsi all’impatto dovuto al possibile deterioramento delle relazioni con Pechino dopo che il parlamento neozelandese ha condannato le violazioni dei diritti umani e le repressioni da parte della Cina. “Non possiamo ignorare, ovviamente, quello che sta succedendo in Australia con il loro rapporto con la Cina. E se sono vicini all’occhio del ciclone o nell’occhio del ciclone, dobbiamo chiederci legittimamente: potrebbe essere solo una questione di tempo prima che la tempesta si avvicini a noi”, ha detto Mahuta.

Le intercettazioni di massa in Gran Bretagna hanno violato il diritto alla privacy
Il 25 maggio, la Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito che il regime di raccolta dei dati impiegato dall’agenzia di spionaggio britannica (GCHQ) per l’intercettazione di massa delle comunicazioni online era illegale e ha violato il diritto alla privacy. I giudici hanno anche ritenuto che il regime di intercettazione collettiva violava il diritto alla libertà di espressione e conteneva protezioni insufficienti per il materiale giornalistico riservato. Al contempo, hanno affermato che la decisione di per sé di effettuare un’intercettazione collettiva non ha violato la Convenzione europea sui diritti umani. La Corte ha anche concluso che il sistema di condivisione delle informazioni sensibili digitali con governi stranieri non era illegale.

In Texas armi sempre più accessibili. In Carolina del Sud torna la fucilazione
Il 25 maggio il Senato dello Stato del Texas ha approvato un disegno di legge che permetterà a chi ha più di 21 anni ed è incensurato di portare armi da fuoco senza permesso. Le norme attuali norme statali prevedono l’obbligo di licenza per chiunque abbia con sé un’arma. Il disegno di legge è stato inviato al governatore Greg Abbott, che ha detto che lo firmerà come legge.

Pochi giorni prima, il governatore della Carolina del Sud, Henry McMaster, aveva firmato un disegno di legge che aggiunge la fucilazione ai metodi tra i quali i condannati a morte possono scegliere di essere giustiziati. D’ora in poi, se non sono disponibili farmaci per l’iniezione letale, i condannati possono scegliere la sedia elettrica o il plotone di esecuzione.

L’agenda elettorale di Khamenei rallenta la ripresa dell’accordo sul nucleare
E’ sempre più improbabile un rilancio dell’accordo nucleare sul modello di quello del 2015 tra l’Iran e le potenze mondiali prima delle elezioni presidenziali della Repubblica islamica di giugno. La durata dei colloqui potrebbe tuttavia essere vantaggiosa a livello domestico per il leader supremo, l’uomo che alla fin dei conti ha il peso maggiore nella questione nucleare iraniana. Il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei vorrebbe infatti che i negoziati tra Teheran e le sei potenze globali a Vienna ponessero fine all’isolamento economico dell’Iran, ma in un momento a lui favorevole.

Base aerea in costruzione su un’isola yemenita
Una base aerea è in costruzione su un’isola vulcanica al largo dello Yemen, in uno dei punti di strozzatura marittimi cruciali per le rotte commerciali. Anche se nessun Paese ha rivendicato la base aerea dell’isola di Mayun nello stretto di Bab el-Mandeb, il traffico marittimo associato a un precedente tentativo di costruire un’enorme pista sull’isola lunga 5,6 km è associato agli Emirati Arabi Uniti (EAU). Membri del governo dello Yemen riconosciuto a livello internazionale affermano che ci sono gli Emirati dietro a questo progetto. Gli EAU avevano annunciato nel 2019 il ritiro delle truppe dalla campagna militare guidata dai sauditi contro i ribelli Houthi in Yemen. “Sembra un obiettivo strategico a lungo termine per stabilire una presenza relativamente permanente”, ha detto Jeremy Binnie, editore presso la società di intelligence Janes. Il governo degli Emirati ad Abu Dhabi e l’ambasciata a Washington non hanno risposto alle domande della Reuters.

Spiragli di dialogo in Colombia tra governo e manifestanti
Il 24 maggio il governo della Colombia e il comitato per lo sciopero nazionale, composto dai principali sindacati e gruppi studenteschi, hanno raggiunto un accordo preliminare che dovrebbe aprire un dialogo per porre fine a quasi un mese di proteste che hanno attraversato l’intero Paese. Le manifestazioni, iniziate alla fine di aprile contro un piano fiscale ora cancellato, sono state segnate dalla violenza. L’ufficio del Procuratore generale ha confermato che sono 17 le morti legate alle proteste, anche se un’organizzazione per i diritti umani ha affermato che sono più di 40 persone presumibilmente uccise dalle forze di sicurezza.

Nicaragua, verso altre presidenziali-farsa
Il Consiglio Supremo Elettorale ha cancellato la personalità giuridica del Partito per la Restaurazione Democratica con una decisione di pochi giorni fa, accolta con sorpresa dal movimento oppositore per le modalità inconsuete e legalmente infondate. La notizia giunge a pochi giorni dal fallito tentativo delle diverse formazioni dell’opposizione democratica di trovare un accordo unitario in vista delle presidenziali, che si terranno il prossimo 7 novembre. Il regime del partito sandinista di Ortega, grande alleato di Cuba, Venezuela e tra i più fedeli alleati di Mosca nella regione latina, conta sulla divisione dell’opposizione per perpetuare un regime politico dittatoriale che viola sistematicamente i diritti e le libertà fondamentali. La coalizione Alianza Ciudadana ha offerto la propria disponibilità ad accogliere i candidati della Coalicion Nacional, del Partito di Restaurazione Democratica e altre formazioni democratiche.

Le mire di Pechino e Mosca sul Centroamerica
Il Parlamento salvadoreno, quasi completamente in mano al presidente palestino-salvadoreno Nayib Bukele, ha approvato l’Accordo Quadro di Cooperazione con la Cina comunista (firmato nell’autunno del 2019), secondo cui Pechino si impegna a in una serie di progetti infrastrutturali nella piccola repubblica latinoamericana. L’accordo sarebbe stato approvato senza essere stato visionato dal Parlamento; l’inviluppo finanziario annunciato da Bukele si attestava intorno ai 500 milioni di dollari di investimenti pubblici, ma nel documento votato dal legislativo non vi è traccia della cifra.

In prima battuta, l’accordo verrà implementato attraverso una “donazione non rimborsabile” di una sessantina di milioni di dollari, secondo fonti diplomatiche cinesi; un comunicato dell’ambasciata cinese nel Salvador sottolinea come la cooperazione bilaterale non abbia “alcun interesse geopolitico”, né pone alcuna “condizione politica”. El Salvador, che nel 2018 ha cambiato a 180° la sua politica cinese abbandonando Taiwan per riconoscere pienamente la Repubblica Popolare Cinese, pare si conferma tra i più attivi attori della regione centroamericana nella rincorsa all’approfondimento delle relazioni con Pechino.

#Dante 700
Io non mori’ e non rimasi vivo:
pensa oggimai per te, s’hai fior d’ingegno,
qual io divenni, d’uno e d’altro privo.

Inferno, canto XXXIV

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