NL 92 – 24/11/2020

FOTO DELLA SETTIMANAHong Kong, 23 novembre 2020: gli attivisti democratici Joshua Wong, Agnes Chow e Ivan Lam entrano in custodia presso il tribunale distrettuale di West Kowloon dichiarandosi colpevoli di assemblea illegale nel 2019

Hong Kong: Appello urgente al Parlamento italiano
Il 23 novembre, gli attivisti pro-democrazia Joshua Wong, Agnes Chow e Ivan Lam si sono recati in un tribunale di Hong Kong per rispondere dell’accusa di organizzazione, incitamento e partecipazione ad una assemblea illegale relativa alle proteste contro la legge sull’estradizione dello scorso anno. I tre attivisti hanno dichiarato la loro colpevolezza e sono stati immediatamente posti in custodia cautelare in attesa della sentenza finale il 2 dicembre prossimo. Rischiano una pena detentiva fino a cinque anni. E’ evidente dalle accuse portate avanti nei loro confronti, come per i numerosi altri, che Pechino ha deciso di sopprimere ogni singola voce di dissenso.

Seguendo l’appello lanciato da Joshua Wong stesso, prima della suo accesso in tribunale, il Partito Radicale e il Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” hanno lanciato un Appello urgente alle due Camere del Parlamento italiano con cinque richieste specifiche in sostegno al movimento pro-democrazia di Hong Kong e dei giovani attivisti perseguitati.

Evento sui prigionieri politici in Cina, Hong Kong, Cambogia, Iran, Venezuela
Lunedì 23 novembre sono trascorsi tre mesi esatti da quando la guardia costiera cinese ha intercettato in mare dodici giovani attivisti diretti a Taiwan per cercare rifugio politico. Da allora si trovano in detenzione a Shenzhen, nella Cina continentale, con il timore che siano sottoposti a torture e senza accesso ad avvocati di loro scelta o contatti con i familiari.

Nella stessa giornata, il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito e il Senatore Lucio Malan, con il sostegno del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” e della Federazione Italiana Diritti Umani, hanno tenuto una conferenza per fare luce sull’incremento della persecuzione politica come strumento di censura e di eliminazione delle opposizioni democratiche all’interno dei Paesi autoritari. Dal Senato, e ai microfoni di Radio Radicale, si sono susseguiti gli interventi di prigionieri politici in esilio che hanno denunciato gli abusi e le violenze a Hong Kong, Cina, Cambogia, Iran e Venezuela.

L’evento si è aperto con Nathan Law che, in un post su Facebook del 24 novembre, scrive della conferenza sui prigionieri politici “del Partito Radicale” e ringrazia i Senatori Lucio Malan, Roberto Rampi e l’Amb. Giulio Terzi anche per le azioni compiute insieme a lui ad agosto durante la visita lampo in Italia del Ministro degli Esteri cinese.

Nuovo processo contro l’opposizione in Cambogia
Il 26 novembre avrà inizio nella capitale della cambogiana Phnom Penh un nuovo processo nei confronti di 140 membri del Partito di Salvezza Nazionale Cambogiano (CNRP), ufficialmente sciolto dopo una sentenza della Corte Costituzionale nel 2017, con una mossa definita la “fine della democrazia” in Cambogia, eliminando di fatto l’intera opposizione democratica nel Paese. Questa decisione, seguita dall’arresto del Presidente del CNRP Kem Sokha – tutt’ora sotto regime di libertà condizionata – ha provocato un esodo di maggior parte della leadership del Partito, tra cui il nostro Membro Onorario Sam Rainsy e la Vice Presidente del CNRP, iscritta al Partito Radicale, Mu Sochua.

Segno ulteriore dell’assenza completa di Stato di Diritto nel Paese e della natura prettamente politica del processo, è l’impossibilità per i membri dell’opposizione in esilio di recarsi al loro processo, e quindi di difendersi dalle accuse secondo le minime garanzie giudiziarie. In merito, Mu Sochua, che ha partecipato alla conferenza del 23 novembre sui prigionieri politici, ha rilasciato la seguente dichiarazione.

Il Papa riconosce per la prima volta la persecuzione degli uiguri
Nel suo libro “Let Us Dream: The Path to a Better Future”, in uscita il 1° dicembre e scritto con il suo biografo, Austen Ivereigh, Papa Francesco afferma per la prima volta gli uiguri sono perseguitati: “Penso spesso ai popoli perseguitati: i Rohingya, i poveri uiguri, gli yazidi”, scrive in una sezione dove parla anche di cristiani perseguitati nei Paesi islamici.

Mentre il Papa aveva parlato in precedenza dei Rohingya fuggiti dal Myanmar e dell’uccisione di yazidi da parte dello Stato islamico in Iraq, questa è in assoluto la prima volta che menziona gli uiguri. Da tempo, leader religiosi, organizzazioni per i diritti umani, giornalisti e governi sostengono che ciò che subiscono gli uiguri nella remota regione cinese dello Xinjiang, dove più di un milione di persone sono detenute in “campi di rieducazione”, sono crimini contro l’umanità e genocidio. Per i cinesi, l’uscita del Santo Padre non ha “alcuna base fattuale”.

Un Generale nigeriano ammette l’uso di proiettili veri ad una manifestazione
Il 21 novembre, il Generale Ahmed Taiwo, comandante dell’81a brigata di intelligence militare dell’esercito nigeriano, ha ammesso davanti ad una Commissione giudiziaria che i soldati hanno ricevuto e utilizzato proiettili veri il 20 ottobre per disperdere una folla che manifestava al Lekki Toll Plaza a Lagos. Dodici manifestanti sono rimasti uccisi.

“Ai soldati sono stati dati proiettili sia veri che a salve. Nel caso in questione, abbiamo visto che quelle proteste erano state infiltrate da alcuni teppisti” ha detto, aggiungendo che i proiettili veri erano una di misura di sostegno.

La folla, composta principalmente da giovani nigeriani, cantava l’inno nazionale del Paese e sventolava bandiere nigeriane mentre protestava pacificamente contro la brutalità della polizia sotto l’hashtag #EndSARS. L’esercito aveva inizialmente dichiarato di non esser presente sul luogo della sparatoria, ma in seguito ha ammesso il contrario. Le indagini della Commissione giudiziaria proseguono.

Ancora un giudice sanzionato in Polonia
Il 20 novembre la Camera Disciplinare della Corte Suprema polacca ha sanzionato il giudice Igor Tuleya con la sospensione dalla professione e una decurtazione del 25% dello stipendio. L’indomani, Tuleya si è recato presso il suo tribunale, il Tribunale Regionale di Varsavia, dichiarando di non riconoscere la sentenza disciplinare in quanto emessa da un organo che non rispetta né il diritto polacco né quello europeo. Nel frattempo però, il tribunale ha un nuovo Presidente, ovvero uno dei membri della stessa Camera Disciplinare che lo ha sanzionato. Prima di essere dismesso dalla funzione, Tuleya è comunque riuscito a presentare alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea una richiesta di decisione preliminare sulla legalità della sospensione stabilita dalla Camera Disciplinare.

Incarcerata in Iran una dissidente malata firmataria di una lettera che chiedeva a Khamenei di dimettersi
Il 20 novembre le autorità iraniane hanno incarcerato Shahla Jahanbin, una dissidente malata che nel 2019 aveva firmato una lettera in cui invitava il Leader Supremo Khamenei a dimettersi. Il magistrato ha negato il rinvio dell’inizio della detenzione (deve scontare una reclusione di 27 mesi) fino a quando non verrà curata per un forte dolore. Abbas Vahedian Shahroudi, il marito di Shahla Jahanbin, aveva sperato di ottenere un nuovo rinvio per ragioni mediche.

Un primo rinvio era stato accordato a maggio, quando le autorità avevano concesso alla donna di sottoporsi a un intervento chirurgico alla schiena. L’intervento però non è stato eseguito a causa della pandemia COVID-19, perciò è necessario un altro rinvio, ma la massima forza militare iraniana, il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, si è opposta.

Colpito un impianto petrolifero dell’azienda Aramco a Jeddah
Il 23 novembre le forze ribelli yemenite Houthi hanno lanciato un missile che ha colpito una stazione di distribuzione della compagnia petrolifera saudita Aramco nella città di Jeddah, sul Mar Rosso, in Arabia Saudita. Lo ha reso noto un portavoce militare di Houthi, Yahya Sarea, che ha intimato alle compagnie straniere e ai cittadini sauditi di fare attenzione perché “le operazioni continueranno”.

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