Salvare i diritti delle donne e realizzare un corridoio umanitario in Afghanistan

Salvare i diritti delle donne e realizzare un corridoio umanitario in Afghanistan. Appello all’Unione Europea del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”

Il ritiro dei Paesi occidentali dall’Afghanistan ha provocato un inesorabile ritorno del regime dei talebani e la perdita di un minimo spazio di diritti e libertà faticosamente conquistato. Come ha affermato Zarqa Yaftali, direttrice esecutiva della Women and Children Legal Research Foundation, benché in forma ancora inadeguata, in Afghanistan “le donne possono partecipare ai processi decisionali politici, culturali e sociali. La Costituzione dell’Afghanistan ha sancito l’uguaglianza di genere. Le donne occupano posizioni nei consigli nazionali e provinciali, così come nell’assemblea nazionale e nei tribunali.”

La nuova realtà che va rapidamente configurandosi segnerà un arretramento fatto di abusi, sofferenze e perdite di vite umane incalcolabili a cui l’Occidente, profondamente impegnato per venti anni in quella terra martoriata, non può rimanere indifferente. Questo è il momento in cui l’Unione Europea può e deve esercitare la sua massima influenza politico-diplomatica per blindare da subito i risultati conseguiti in materia di diritti umani, soprattutto per quanto riguarda i diritti delle donne, delle ragazze e delle bambine che hanno finalmente vissuto anni di relativo progresso verso l’inclusione e la pace.

Ci appelliamo dunque alla Presidente Ursula Von Der Leyen e al Presidente Charles Michel affinché pongano al centro, in tutti i contesti multilaterali in cui l’UE è presente, il principio secondo il quale in ogni intermediazione con i talebani – e con nuove potenze regionali e globali che manifestano crescente interesse alla situazione – si debba mantenere l’acquis afgano garantito oggi dalla Costituzione, con riferimento particolare agli articoli 44 e 53 che assicurano i diritti fondamentali alle donne, e dalle risoluzioni delle Nazioni Unite, a cominciare dalla risoluzione 1325. Questa è la precondizione imprescindibile che ogni governo democratico dovrebbe porre come base per costruire un dialogo con chi si assumerà la responsabilità del futuro dell’Afghanistan.

Inoltre, come obiettivi a breve termine, richiamandoci al principio della responsabilità umanitaria, e ribadendo l’importanza dell’acquis afgano negli accordi internazionali, sottolineiamo l’urgenza di avviare e realizzare un’azione umanitaria di evacuazione per le donne, i giornalisti, i custodi della cultura e della libertà di manifestazione del pensiero e, in generale, di tutti coloro che oggi si trovano esposti al pericolo per aver lavorato a vario titolo con i Paesi occidentali. L’UE organizzi un corridoio umanitario, un ponte aereo sicuro per salvare e garantire l’esistenza di chi ha contribuito al progresso dell’Afghanistan partecipando alle attività dei governi o delle ONG, in ambito militare o civile, a livello associativo o individuale. Facciamo sì che tutti i cittadini afgani a rischio possano raggiungere uno degli Stati membri dell’UE per trovarvi rifugio. Al contempo, rinnoviamo un accorato appello affinché venga applicata una moratoria sulla pena di morte per scongiurare processi ed esecuzioni sommarie.

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