Terzi: “L’intesa Mosca-Pechino è il ‘patto d’acciaio’ del ventunesimo secolo”

«Quanto accade in Ucraina avrà conseguenze per l’economia globale e dirette anche per la Cina, che vuole avere un ruolo dominante» afferma l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata in un’intervista di Gennaro Grimolizzi per Il Dubbio

Nella guerra in Ucraina si intrecciano i destini non solo dell’Europa e della Russia. La Cina in questo scenario in fiamme sta a guardare. I suoi tempi sono però diversi da quelli dell’occidente e anche se il conflitto armato dovesse durare anni l’obiettivo è uno solo: affermarsi come superpotenza mondiale, dove non ci sarà più spazio per un mondo bipolare. Ne è convinto l’Ambasciatore Giulio Terzi, che sottolinea il rapporto strettissimo tra Putin e Xi Jinping. «Il Patto olimpico – dice al Dubbio l’ex ministro degli Esteri -, siglato a Pechino in occasione delle recenti Olimpiadi invernali, è il Patto d’acciaio del ventunesimo secolo».

Ambasciatore Terzi, a poco più di due mesi dall’inizio della guerra in Ucraina, possiamo dire che abbiamo fatto un salto indietro di oltre settant’anni con il mondo di nuovo diviso in blocchi contrapposti?
«Il passo indietro è stato fatto a causa dell’utilizzo della forza come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, ripudiato dall’articolo 11 della Costituzione italiana, così come dalla Carta delle Nazioni Unite che ammette l’impiego della forza soltanto su autorizzazione del Consiglio di Sicurezza o per legittima difesa. Ma nel nostro caso esistono la Russia di Putin e la Cina comunista di Xi Jinping che utilizzano la forza come metodi di attuazione dei propri disegni politici. Sono ispirati a due visioni del mondo basate su una riscrittura fantasiosa della storia dei rispettivi Paesi e sul totale diniego del sistema di diritto internazionale sostanziale con trattati firmati. Si pensi alla Carta di Parigi e al Memorandum di Budapest. Quest’ultimo sottoscritto dalla Federazione Russa nel 1994 ebbe come contropartita la consegna di più di mille testate nucleari da parte dell’Ucraina per distruggerle, così come i sistemi balistici. Il memorandum garantiva all’Ucraina, dopo lunghi dibattiti, in cambio della cessione di questo poderoso armamento nucleare, l’inviolabilità dei confini, come erano nel 1994, e la sovranità economica. Tutto ciò dimostra quanto sia infondata la motivazione della Russia in merito alla sua aggressione».

In questo scenario il legame tra Russia e Cina diventa sempre più forte?
«Nel famoso “Patto olimpico”, siglato tra Russia e Cina il primo giorno delle Olimpiadi invernali, Xi Jinping riconosce tutte le rivendicazioni di Putin nei confronti dell’alleanza atlantica e dell’occidente. Putin a sua volta riconosce le pretese cinesi su Hong Kong e Taiwan. Una frase ricorrente tra i due ha questo tenore: “Tu sei il mio migliore amico che ho nel mondo”. Di qui anche la dichiarazione di Xi Jinping sul sostegno illimitato della Cina verso la Federazione Russa e su qualsiasi cosa quest’ultima faccia. Il “Patto olimpico” è il Patto d’acciaio del ventunesimo secolo».

La guerra in Ucraina mette in crisi il nuovo “Patto d’acciaio”?
Si tratta di un’alleanza estremamente preoccupante. Quanto sta accadendo in Ucraina sta avendo delle conseguenze per l’economia globale e dirette per la Cina che vuole continuare ad espandersi per avere un ruolo dominante civile e militare. La Cina ha sempre basato la sua crescita economica in funzione della crescita del suo apparato militare e viceversa. È chiaro che l’andamento dell’economia mondiale per la Cina riguarda la capacità di esercitare il suo dominio e la sua presenza tale da superare pure il concetto di duopolio tra superpotenze. Quello che Putin sta combinando in Ucraina è un bastone tra le ruote Xi Jinping. Sconquassa gli assetti geopolitici, crea tensioni anche nelle vie della Seta. Inoltre c’è un danno che si ripercuote sull’import- export, sui mercati tecnologici e sui mercati delle materie prime. Alla Cina serve il dominio dei mercati globali e la situazione attuale è un grosso problema.

Perché il presidente cinese non è intervenuto su Putin per fermarlo?
In Xi Jinping prevale l’interesse a erodere, a creare divisione in occidente. Per fare questo la Cina ha bisogno di tempi lunghi. Questi ultimi non costituiscono affatto un problema neanche se il pil dovesse scendere al di sotto del 4%. L’apparato di governo cinese è così monolitico, concentrato e ideologizzato dal partito comunista cinese, che è lo Stato, che ritiene di poter sostenere ogni avversità. Putin ha bisogno di successi immediati, dato che con le sanzioni economiche la Russia sta affrontando una situazione catastrofica. La caduta del pil sarà attorno al 10% quest’anno. Il sistema di potere non può reggere questa situazione. Il tandem Putin- Xi Jinping vuole creare instabilità ai danni dell’occidente. Anche se questa instabilità danneggia i propri Paesi. L’approccio di questi due Stati è il medesimo. Pensiamo ai contenziosi davanti alla giustizia internazionale con le Filippine.

Le distruzioni alle quali stiamo assistendo in Ucraina ci ricordano le brutalità della Seconda guerra mondiale…
I metodi utilizzati sono quelli del secolo scorso, rievocano le dittature nazifascista e comunista, che non badavano affatto ai Trattati internazionali. Le regole di ingaggio delle forze armate russe sono quelle di Hitler e Goebbels: civili ammazzati per strada, donne stuprate, carta bianca per rapine e saccheggi. Putin fa seguire alle sue forze armate proprio quel manuale di istruzione. Sostiene un uso teppista della forza sul piano internazionale.

Il ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, ha accusato gli Stati Uniti di fare una “guerra per procura”. È un tema tipico della propaganda putiniana?
Lavrov non si è accorto che il suo Paese ha alle dipendenze, risultano infatti gli addestramenti nei campi delle forze speciali russe, milizie agguerritissime che operano nell’Africa centrale, in Libia, in Siria, persino in America Latina. Mi riferisco al famigerato “Gruppo Wagner”, che lavora come proxy delle forze armate russe senza avere le stesse caratteristiche giuridiche per evitare di farsi incastrare per i crimini commessi. Lavrov non si è accorto di tutti coloro che operano nei media, penso a Russia Today e Sputnik, che fanno disinformazione ad oltranza. Di recente questi media hanno diffuso notizie sull’Ucraina, evidenziando che lì sono al potere i satanisti. Questi sono gli organi di informazione che piacciono a Lavrov e al suo governo. È grave che il ministro degli Esteri di un Paese membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si lasci andare a queste dichiarazioni.

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