29° anniversario di Piazza Tiananmen

Il 4 giugno 2018 è il 29° anniversario del massacro avvenuto a Piazza Tiananmen, a Pechino. Ricordiamo questa tragica ricorrenza con Jianli Yang, membro onorario del Comitato Globale per lo Stato di Diritto, che ha lanciato una petizione per chiedere al Presidente cinese Xi Jinping di rivelare cosa è successo al “Tank Man”, l’eroe che si oppose ad una fila di carri armati entrati a Piazza Tiananmen.

Jianli Yang: La foto dell’uomo davanti al carro armato di Piazza Tiananmen è una delle immagini più famose del XX secolo. Ma ad oggi ancora non sappiamo chi fosse quell’uomo. La sua identità e il suo destino sono sconosciuti. Sappiamo tutti cosa fece il mattino del 5 giugno 1989, il secondo giorno del massacro. Fermò una fila di carri armati in Piazza Tiananmen divenendo il simbolo di un solo cittadino capace di affrontare la violenta autorità. E’ divenuto un’immagine di ispirazione e a causa dello sforzo del governo cinese di controllare la verità su quel massacro non siamo riusciti a scoprire chi sia. Tre anni fa dunque ho lanciato una campagna per cercare questo eroe. In Cina chi osa ricordare l’evento è sottoposto a una persecuzione molto dura, per cui il lavoro che sto facendo può esser condotto solo all’estero. Possiamo mobilitare persone in tutto il mondo per chiedere ai leader cinesi una domanda: cosa è accaduto a quest’uomo? Questa è la campagna. Ho tentato di raccogliere più firme possibili con una petizione diretta a Xi Jinping. La prossima settimana sarà il 29mo anniversario del massacro di Piazza Tiananmen e voglio mobilitare le persone in occasione di questa giornata di commemorazione e ottenere più attenzione per ottenere ancora più firme. La mia speranza è che un giorno potremo raccogliere milioni di firme, decine, centinaia di milioni di firme in tutto il mondo. Significherebbe che il mondo farebbe una domanda sola: cosa è successo a quest’uomo? Vogliamo saperlo, meritiamo di saperlo. Solo così il governo cinese avvertirà una pressione tale da aprirsi e dire la verità. Credo che sarà l’occasione di fare luce non solo su quell’episodio ma anche di aprire nuovi spazi politici in Cina.

Matteo Angioli: Il 4 giugno 1989 anche tu eri a Pechino, a Piazza Tiananmen.

JY: Sì, ero uno studente e ho visto morire molte persone, tra cui 11 studenti, schiacciati dai carri armati. Come ho detto la foto dell’uomo è stata scattata il 5 giugno al mattino. Il mattino precedente ero con altri studenti che erano stati evacuati dalla piazza dopo che alcuni carri armati si erano diretti contro di noi stritolandone 11 appunto. In questo momento sono con una delle vittime di quella tragedia, Fang Zheng, che ha perso le gambe proprio in quella circostanza. L’ho accompagnato qui a Oslo da San Francisco perché il 30 maggio entrambi interverremo all’Oslo Freedom Forum per parlare del massacro di Tiananmen. Fang Zheng ha perso entrambe le gambe perché mentre fuggiva assieme ad altri da un carro armato lanciatosi al loro inseguimento spinse una ragazza da una parte mettendo in salvo lei ma non se stesso che fu travolto all’altezza degli arti inferiori.

MA: La scorsa settimana a Dolkun Isa, amico e membro del Partito Radicale, è stato quasi impedito di entrare e prendere la parola al Forum delle Nazioni Unite per i Popoli Indigeni. La Society for Threatened Peoples (STP – Società per i Popoli Minacciati) lo aveva invitato a parlare e a causa dell’intervento cinese, ha dovuto appellarsi agli ambasciatori di Stati Uniti e Germania per poter prendere la parola al forum. È stato grazie al Segretario Generale Antonio Guterres che Dolkun Isa è stato in grado di superare la resistenza della Cina e di parlare. La Cina ha ora chiesto che la STP venga espulsa dall’ONU. Che ne pensi?

JY: E’ un altro esempio del bullismo cinese nei confronti della comunità internazionale generato dalla sua nuova potenza economica. Quando la Cina ha avviato il suo potenziamento economico, molti hanno creduto che la Cina sarebbe divenuta un paese liberale, grazie allo sviluppo economico. Ma la Cina ha dato lezione diversa. Con il sostegno dell’ovest, con gli investimenti e con lo sviluppo tecnologico la Cina è divenuta la seconda economia mondiale e resta la più grande dittatura sul pianeta. E anzi, negli ultimi anni è peggiorata ulteriormente, fino a raggiungere la situazione che ricorda il periodo della rivoluzione culturale. Il caso di Dolkun Isa è un esempio tra molti altri che rivela come la Cina si comporti nella comunità internazionale. Sono azioni che i cinesi compiono apertamente. Di solito la Cina agisce con più discrezione, offrendo tangenti a politici in democrazie occidentali, infiltrandosi in ogni spazio possibile dell’occidente, influenzandone la vita democratica, anche dei cittadini di questi paesi. Inoltre la Cina minaccia anche la sicurezza stessa di questi paesi e dobbiamo stare molto attenti e all’erta di fronte a questa influenza.

MA: Qual è la tua opinione sulle trattative tra le due Coree, Stati Uniti e Cina?

JY: Credo che si stia giocando un gioco molto interessante. La Corea del Nord, che vive gravissime difficoltà economiche, vuole sbarazzarsi delle sanzioni che la colpiscono e immagino che Kim Jong-un abbia un piano economico e di sviluppo per il suo paese. Per realizzarlo deve raggiungere un accordo con gli Stati Uniti e con la Corea del Sud, ma gli USA insistono sul fatto che prima occorre una piena denuclearizzazione. Dunque Kim Jong-un teme che con la denuclearizzazione il suo regime possa essere rovesciato e ciò significa che le due parti non si fidano. In tutto questo la Cina sta giocando una parte molto importante. Nel loro interesse i cinesi vogliono contenere, controllare i test nucleari ma allo stesso tempo vogliono che questo tema continui ad esistere indeterminatamente così da poter beneficiarne in termini di relazioni che ne scaturiscono. Penso che la Cina tenterà di sabotare il summit tra Kim e Trump. E’ interessante notare che Trump ha capito cosa sta facendo la Cina dietro le quinte e ha preso una posizione molto forte. In questo senso è positivo che Kim abbia ceduto a questa pressione e voglia ancora incontrare Trump. Quindi ho speranza che questo problema possa giungere ad una soluzione in una cornice temporale ragionevole. Magari non sarà quello che vorremmo ma sarà una soluzione migliore di quella che molti ritenevano possibile un tempo. Comunque, gli Stati Uniti ed altri paesi coinvolti devono prestare molta attenzione perché quando la Corea del Nord crescerà attraverso alcune riforme economiche, non dobbiamo aspettarci grandi cambiamenti. Bisogna prendere la Cina come esempio per evitare che in Corea del Nord accada lo stesso.

Firma qui la petizione sull’eroe di Piazza Tiananmen

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