Cecenia: non è tutto oro quel che luccica

Era il marzo 2007 e Umar Khanbiev, ex ministro della Sanità ceceno del governo Maskhadov, chiedeva asilo politico all’Italia nel corso di una conferenza stampa alla Camera, tenuta con il leader radicale nonvoiolento Marco Pannella.

Non era la Russia o il nuovo governo ceceno ad  essere al centro delle preoccupazioni di Khanbiev, ma “il sistema illiberale sovietico”, che secondo Umar Khanbiev, Putin voleva rifondare.

Sono passati dieci anni e poco sembra essere cambiato. Se già negli scorsi anni la Cecenia è stata oggetto di accuse molto gravi da parte di Human Rights Watch per l’utilizzo di pratiche di tortura da parte delle sue autorità verso opposizioni e minoranze, altre inquietanti notizie arrivano ora dal Caucaso.

Negli scorsi giorni il periodico indipendente russo Novaya Gazeta, giornale per cui scriveva anche la giornalista Anna Politkovskaja,  ha riportato la notizia secondo la quale il governo ceceno, guidato dal primo ministro, avrebbe imprigionato circa 100 uomini all’interno di un campo di concentramento segreto ad Argun, in Cecenia, con l’accusa di omosessualità.

In contemporanea altre notizie stanno circolando. Dopo l’atto terroristico commesso a San Pietroburgo il 3 aprile scorso, raduni antiterrorismo si sono svolti in diverse città, anche nel sud della Russia, in Daghestan e in Cecenia. Il Comune di Grozny, capitale cecena, ha riferito che 30 mila persone hanno partecipato alla manifestazione anti-terrorismo. Secondo quanto riferito al Caucasian Knot da alcuni dipendenti pubblici locali però, essi sono stati obbligati a prendere parte alla manifestazione, così come gli istituti di istruzione superiore hanno ricevuto l’ordine di fare partecipare tutti gli studenti.

In precedenza, fatti simili sono stati denunciati anche dai residenti di Volgograd, ma è la Cecenia a destare più preoccupazione, visto che si trova in un costante stato di violazione dello Stato di Diritto, causato dal pugno di ferro che il governo usa per mantenere salda la leadership del Primo Ministro Kadyrov, “l’uomo che anche il Cremlino non può controllare” ,secondo la definizione di Courrier International.

Un uomo con tante ombre, che arrivò ad organizzare a Grozny un raduno per manifestare contro il giornale satirico Charlie Hebdo dopo l’uccisione della sua redazione, con il fine di rafforzare la sua politica d’islamizzazione per stabilizzare la Cecenia e per contenere l’estremismo islamico. Politica che  ha portato ad un ritorno nella Repubblica della sharia, la legge islamica.

Vittorio Pecoraro

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