Brexit e Diritto alla Conoscenza

Brexit, il voto in Gran Bretagna e il diritto alla conoscenza*

Siamo ormai a poco più di un mese dalle elezioni legislative nel Regno Unito. Elezioni che avranno come punto centrale la gestione della questione Brexit: il prossimo Governo dovrà adottare una posizione dura con Bruxelles, o deve essere disposto ad essere flessibile per ottenere il più possibile da Bruxelles? Sapendo che l’ultimo scenario implica anche negoziare su alcune questioni che erano centrali nel referendum dell’anno scorso – come il controllo del flusso anche di migranti europei – la posta in gioco è alta. E mentre un anno fa l’attuale Primo Ministro May era ancora schierato per il “No” all’uscita dell’UE, oggi sembra sempre più incline ad una posizione di “hard Brexit”, sperando probabilmente di poter cavalcare l’onda populista che continua a ingolfare il Regno Unito.

Dopo il crollo elettorale di UKIP nelle elezioni locali del quattro maggio scorso e il trionfo dei Conservatori, nessuno sa se un’affermazione elettorale molto consistente della May alle elezioni di giugno porterà il Governo inglese a una posizione diversa da quella attuale. Qualcuno fra gli osservatori in questi giorni ha chiesto chiarezza e ricordato il famoso pullman con la scritta sul “ritorno a casa” di 35 milioni di sterline per il servizio sanitario nazionale, una bufala smentita il giorno dopo il referendum proprio dal leader dell’UKIP Farage. Insomma, converrebbe proprio a tutti che il dibattito pre-elettorale si svolgesse nel modo più trasparente possibile. E invece no.

Qualche giorno fa, il Financial Times riportava queste parole del Professore di scienze politiche Anand Menon: “Bruxelles intende questo processo come un negoziato continuo e tecnico in cui molte informazioni devono essere di dominio pubblico. Il popolo britannico concepisce l’UE come una burocrazia chiusa, ma in realtà questa burocrazia rimane sorprendentemente trasparente”.

Nessuno chiede di svelare le mosse tattiche. Ma resta un diritto dei cittadini (inglesi prima di tutto) andare alle elezioni conoscendo la verità sul disegno negoziale e la strategia, quella di oggi e (se differente) quella di un Governo a super-maggioranza Tory dopo il voto dell’otto giugno. Qui la storia solleva molti timori: ricordiamo le menzogne dietro la decisione di entrare in guerra in Iraq o quelle, appunto, raccontate prima del voto referendario sul Brexit. E oggi un Primo Ministro che corre per ri-elezione, sperando di aumentare così la sua maggioranza, ritiene legittimo tenere il pubblico, l’elettorato, all’incognito delle questioni cruciali su cui si vota a giugno. Come ha fatto precedentemente in Parlamento, la signora Primo Ministro non chiede altro che un assegno in bianco al popolo inglese.

Questo episodio ci conferma sempre di più la necessità di un dibattito approfondito al livello delle Nazioni Unite per l’affermazione del diritto dei cittadini a conoscere per poter deliberare, come proposto dal Comitato Scientifico del Global Committee for the Rule of Law Marco Pannella, presieduto dal Professore Cherif Bassiouni. Sarà l’oggetto del prossimo appuntamento del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito al Senato il 12 maggio, dalle ore 15 alle ore 19. Al convegno sul ruolo dei media e l’informazione parteciperanno l’Amb. Giulio Terzi di Sant’Agata, già Ministro degli Esteri, Herdis Thorgeirsdottir, Vice-Presidente della Commissione di Venezia, Matthijs Berman, Primo Consigliere dell’Ufficio OSCE per la libertà dei Media, Francesco Posteraro, Commissario AGCOM, Stefano Polli, Vice-direttore ANSA, e Giuseppe Giulietti, Presidente FNSI. Se Londra tace, che almeno da Roma si odano voci chiare e precise sul nascente diritto alla conoscenza e sulle strade politiche per la sua affermazione.

Laura Harth
Rappresentante all’ONU del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito

Claudio Radaelli
Professore di Scienze Politiche all’Università di Exeter e Membro del Comitato Scientifico del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”

* Articolo apparso sul quotidiano Il Dubbio il 10 maggio 2017

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