Calendarizzato il Diritto alla Conoscenza al Consiglio d’Europa

Si apre un nuovo orizzonte nella Giornata della Memoria. Durante la prima sessione del 2021 dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE), attualmente in corso in forma ibrida con delegazioni ridotte e molti parlamentari collegati a distanza, è stato infatti calendarizzato il progetto di risoluzione sul Diritto alla Conoscenza di cui il Sen. Roberto Rampi è Relatore Generale. Un nuovo passo che permette di proseguire il cammino iniziato in forma ufficiale il 15 maggio scorso (già in piena pandemia) quando la Commissione cultura scienza istruzione e media dell’APCE ha fatto propria la proposta di elaborare una risoluzione sul tema che il Partito Radicale persegue da anni.

Da allora il progetto è stato impreziosito e consolidato grazie ad un’audizione organizzata a dicembre scorso dalla Commissione cultura in cui Ezechia Paolo Reale, Claudio Radaelli e Laura Harth hanno esposto i pilastri su cui posa questo diritto di nuova generazione: le differenze tra diritto alla conoscenza e accesso alle informazioni; la centralità del dibattito parlamentare; il ruolo dei media pubblici e privati e il monitoraggio di questi; l’impatto dei social media e l’impiego degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale nel processo decisionale. Consci delle onnipresenti insidie, vuoi causate dalla pandemia, vuoi dalla crisi di governo in Italia, il percorso del Rapporto sul Diritto alla Conoscenza guadagna comunque vigore e chiarezza con la calendarizzazione che prevede l’approvazione in commissione a giugno e l’adozione finale nella plenaria dell’Assemblea ad ottobre.

Il 26 gennaio, in collegamento con Radio Radicale da Strasburgo, Roberto Rampi ha ribadito che in sostanza il tentativo è codificare il motto della radio stessa – “conoscere per deliberare” – e che ci faremo trovare “pronti a presentare un Rapporto che sto curando, ma che è figlio di una grande intelligenza collettiva e di un lavoro che in casa radicale ha portato insieme tante intelligenze e un’attivazione veramente significativa. Spero che potrà essere arricchito dal contributo di altri colleghi di altri Paesi e che possa costituire il punto di partenza, non di arrivo, dell’attuazione di una serie di strumenti per rendere esigibile ed efficace il diritto alla conoscenza almeno nei 47 Paesi che fanno capo all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.”.

Abbiamo un orizzonte. Un orizzonte che annuncia una nuova stagione di diritti. L’ex Ministro degli Esteri Franco Frattini ha ribadito il suo personale sostegno e quello della SIOI, di cui è presidente, all’iniziativa, affermando che stiamo entrando in “una dimensione evolutiva dei diritti universali della persona umana” e che nel 2021 ricorre il 75° anniversario della firma della Carta di San Francisco con cui nel 1946 fu creata l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Quell’ONU stessa che costituisce il passaggio necessario affinché da un’assemblea di parlamentari si passi all’assemblea degli Stati.

“Dall’incontro di ragioni e interessi contrapposti che si formano in un dibattito nasce qualcosa di superiore, una forma di sintesi. Questo è lo scenario culturale di riferimento che a me pare essere profondamente radicale e filosoficamente, profondamente pannelliano”, dice Rampi a Radio Radicale. E come propone il nostro appello per il diritto alla conoscenza, quello che chiediamo ai governi democratici di tutto il mondo, europei in primis, è di agire come tali. E’ tempo che ai pilastri classici dello Stato di Diritto, ovvero la ripartizione dei poteri, la libertà di stampa e di parola, si aggiunga il diritto alla conoscenza, per tornare ad alimentare il diritto alla democrazia storicamente acquisito.

Matteo Angioli
Segretario del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”

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