Jianli Yang: “il deficit dei diritti umani in Cina ha contribuito al deficit commerciale dell’America con la Cina”

Rendere l’America di nuovo grande: Lincoln e Reagan brillanti esempi per il Presidente Trump e per il popolo americano

Discorso di Jianli Yang alla cena repubblicana Lincoln/Reagan nella Contea di Skagit, Stato di Washington, Stati Uniti

Grazie a Jacquelin per la gentile presentazione. E’ un onore essere in vostra compagnia stasera alla Lincoln/Reagan Dinner. Lincoln e Reagan sono sicuramente tra i Presidenti americani che ammiro di più. Sono entrambi liberatori.

Il Presidente Lincoln non ha liberato soltanto gli schiavi, ha salvato l’Unione. Non solo ha salvato l’Unione, ma l’ha salvato “nella purezza dei suoi principi”, cioè i principi della democrazia, della libertà e dell’uguaglianza. Ha ridefinito il concetto di libertà.

Il 12 giugno 1987, il Presidente Reagan si trovava a soli 100 metri dal Muro di Berlino e pronunciò alcune delle parole più indimenticabili della sua presidenza: “Signor Gorbachev, abbatta questo muro”. Il Muro di Berlino era un vivido simbolo della battaglia tra comunismo e democrazia che divideva Berlino, la Germania e l’intero continente europeo. La sua visione e il suo coraggio hanno aiutato il mondo libero a vincere la Guerra Fredda e sconfiggere il comunismo in Europa.

Pochi di voi sanno cosa si prova ad essere benedetti dalla libertà dopo aver vissuto sotto l’oppressione del socialismo e del comunismo. Quando i veicoli militari venezuelani hanno investito una folla di civili circa due settimane fa, mi sono ricordato gli orrori dei carri armati cinesi che investivano gli studenti nel massacro di Piazza Tiananmen, il cui 30° anniversario commemoreremo il prossimo mese. I dittatori hanno fatto in Venezuela qualcosa di molto simile rispetto a quanto fatto in Cina. Che si tratti di socialismo con caratteristiche cinesi o caratteristiche venezuelane, i risultati sono catastrofici. Purtroppo ho un’esperienza diretta di queste catastrofi.

Sono nato tre anni prima della rivoluzione culturale. In tenera età, le indicibili sofferenze che la maggior parte delle famiglie, compresa la mia, viveva per mano della dittatura comunista, mi provocavano ribrezzo per il Partito Comunista Cinese (PCC). Fui comunque persuaso ad entrare nelle fila del partito con la prospettiva ideale di riformarlo dall’interno. Tutto cambiò al mio ritorno dagli Stati Uniti, dove svolgevo il mio dottorato, per unirmi a migliaia dei miei compagni studenti a Pechino mentre i carri armati dell’esercito cinese attraversavano Piazza Tiananmen la mattina del 4 giugno 1989. Con un po’ di fortuna in più rispetto alla maggior parte dei miei compagni, riuscii a scampare al massacro e agli arresti conseguenti e tornai negli Stati Uniti. Proseguendo gli studi, mi sono immerso nell’avanzamento dei diritti umani e la democrazia in Cina. Agli occhi del Partito, l’ex giovane stella comunista era ormai diventato un nemico pubblico. Sono diventato “persona non grata”, un traditore, a cui è proibito entrare nel paese. Ma nella primavera del 2002, decisi di sfidare il divieto. Nel nordest della Cina industriale, migliaia di lavoratori stavano scendendo in piazza per protestare contro la miseria provocata dalle politiche di sfruttamento del governo. Vedendo un’opportunità di stringere legami con alcuni attivisti, entrai in Cina usando un passaporto preso in prestito e una carta d’identità falsificata.

Per due settimane incontrai lavoratori edili sfruttati, agricoltori a cui avevano espropriato i terreni e lavoratori in sciopero, documentandone le rimostranze e le condizioni di vita e illustrando loro strategie di lotta nonviolenta. Poi, mentre tentavo di uscire dalla Cina passando dal confine birmano, il mio documento d’identità falso fu scoperto e mi ritrovai nelle mani delle forze di sicurezza.

Sono stato detenuto per cinque anni. La maggior parte del tempo in isolamento. Le mie condizioni mentali cominciarono a deteriorarsi a causa di quell’interminabile isolamento, di ripetuti interrogatori e di continue torture psicologiche e fisiche. Ho pregato Dio per capire quale fosse il suo piano per me e per trovare la forza spirituale di sostenermi. Componevo poesie nella mia testa e le affidavo alla memoria come mezzo per mantenere la mia sanità mentale. Man mano che sentivo l’esaurimento nervoso avvicinarsi sempre più, decisi di cercare le mie più intime risorse di credo, immaginazione e volontà per resistere alla pazzia e trovare una ragione per vivere. “Ho sbagliato?”, mi sono chiesto con una punta di rimpianto. Ho fatto più volte un esperimento mentale: immaginando di prendere in mano una copia della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sceglievo arbitrariamente dei passanti nelle strade cinesi e mostrando loro il documento chiedendo se volessero i diritti contenuti in quel testo. Qualcuno avrebbe risposto “no”? Ovviamente no. Nessuno vuole essere schiavo. A questo proposito, il popolo cinese non è diverso da qualsiasi altra persona al mondo. La sete di libertà e dignità è davvero universale. E’ da questo fatto primordiale che ho tratto forza e ispirazione.

Ho anche pensato ai fratelli e le sorelle caduti in Piazza Tiananmen. Ho ripetuto a me stesso che la libertà non è gratuita. La libertà deve essere guadagnata. Non era gratuita per coloro che l’hanno pagata con le loro vite. Non è certamente gratuita per quelli come noi che, pur essendo fortunati per la vita che conduciamo, devono proseguire la battaglia per la quale tanti coraggiosi studenti hanno dato la vita e la libertà. Non devo arrendermi!

Per farla breve, nel 2007, grazie al vasto sostegno da parte dell’America e della comunità internazionale, sono stato liberato, sono tornato negli Stati Uniti e mi sono impegnato a pieno nella promozione dei diritti umani e della democrazia in Cina.

Dopo Tiananmen, amici americani hanno chiesto: “Crediamo nell’universalità della democrazia e nella libertà ma, a parte questo, perché dovrebbe importarci se, e a che velocità, la Cina diventa democratica?”

La mia risposta è semplice: “Se la Cina sarà autorizzata a continuare il suo percorso di crescita economica e militare sotto la dittatura del partito unico, rappresenterà una seria minaccia per la sicurezza e l’interesse economico dell’America e persino il suo stile di vita molto democratico.”

Purtroppo, quel che dissi quasi 30 anni fa è diventato realtà oggi. Da quando l’America le ha concesso un normale status commerciale, la Cina ha intrapreso una guerra economica contro le democrazie industriali e ora si è rivelata come la più grande minaccia economica e di sicurezza che gli Stati Uniti abbiano mai affrontato. L’America ha il più grande deficit commerciale con la Cina, $350 miliardi annui. Non dobbiamo dimenticare che il deficit dei diritti umani in Cina ha contribuito in larga misura al deficit commerciale dell’America con la Cina. La mancanza di diritti umani costituisce un enorme vantaggio per la Cina nel commercio con economie di libero mercato, proprio come il sistema di schiavitù costituì un vantaggio per il Sud nel commercio con il Nord prima della guerra civile.

La Cina serve come modello per dittatori e giunte. Di fatto è un modello a cui ispirarsi e uno dei principali sostenitori di regimi autoritari. Basta prendere un dittatore a caso in qualsiasi parte del mondo, dalla Corea del Nord al Venezuela, da Cuba all’Iran, e quasi certamente vedremo che gode del sostegno del PPC.

Il PCC sfrutta la libertà e la democrazia degli e negli Stati Uniti per consolidare la sua posizione interna. Il PPC, o i suoi surrogati, ha ampio accesso alle nostre università, ai think-tank e ai media attraverso i quali può avanzare opinioni e spiegare certe azioni.

Il governo cinese ha cooptato numerosi uomini d’affari e accademici americani offrendo l’opportunità di fare affari e promettendo ogni sorta di privilegio; questi, a loro volta, si mettono al servizio degli interessi del governo cinese in America come lobbisti sostenendo politiche favorevoli nei confronti della Cina.

L’espansione del potere militare cinese è un altro sviluppo significativo e allarmante. Nel corso degli ultimi decenni, il bilancio della difesa cinese è aumentato molto più rapidamente del suo PIL. L’Esercito di Liberazione Popolare cinese sta accumulando un potere più che sufficiente per intimidire i paesi dell’Asia orientale, alcuni dei quali alleati dell’America.

L’aumento delle tariffe stabilito dal Presidente Trump sulle importazioni dalla Cina di ieri dimostra la gravità di queste minacce. Il Presidente Trump ha effettivamente compiuto quella svolta nella politica statunitense sulla Cina per iniziare a trattarla per quello che è.

Ma vorrei ricordare che l’accordo commerciale in corso di negoziazione non è qualcosa tra due sistemi simili che cercano legami più stretti. E’ uno scontro profondo tra due modelli economici radicalmente diversi, profondamente radicati in valori e convinzioni differenti e persino in conflitto. In parole povere: non si tratta di soldi ma di valori. Gli Stati Uniti sono stati costruiti sulla base di valori. Dalla Convenzione di Mayflower alla Dichiarazione di Indipendenza. Dall’Assemblea costituente al discorso di Gettysburg di Lincoln al “Tear down this wall” di Reagan, gli Stati Uniti d’America sono stati guidati da ideali e fede in ogni fase del cammino. Le qualità idealistiche non solo hanno assicurato stabilità e prosperità a livello nazionale, hanno anche ispirato la creatività e il potenziale degli americani a livello individuale. Se l’idealismo e la fede nei valori americani venissero meno, gli Stati Uniti perderebbero la loro anima, la forza motrice fondamentale che ha reso grande l’America in primo luogo.

Gli Stati Uniti hanno affrontato molte crisi nella storia: la Guerra Civile, la Seconda Guerra Mondiale, gli attacchi terroristici dell’11 settembre, ecc. Ogni volta, gli Stati Uniti hanno trasformato la crisi in opportunità di crescita nazionale straordinaria. Perché le crisi diventano una forza trainante per la crescita? Qual è il segreto americano?

Credo che il segreto risieda nell’idealismo democratico e nei valori cari all’America. Quel che Trump deve affrontare ora è certamente molto diverso da quanto affrontato da Lincoln allora. Tuttavia, se traccio un parallelo non perfetto tra la dinamica “Nord-Sud” di Lincoln e la dinamica “America-Cina”, il mio messaggio è abbastanza significativo.

Ecco un caso di studio interessante. All’inizio del 19° secolo, il sistema di schiavitù nel sud era in declino. Tuttavia, quando le piantagioni di cotone iniziarono ad espandersi, il traffico di schiavi subì un’impennata. Nel giro di 30 anni, il Sud ha accumulato un’enorme ricchezza grazie al mercato del cotone libero nel Nord e al costo del lavoro estremamente basso (la schiavitù, quindi un grave deficit di diritti umani) nel Sud. Di conseguenza, i proprietari di schiavi nel Sud svilupparono una “fiducia sistematica” nella schiavitù.

Nei primi anni ’90, la disintegrazione dell’Unione Sovietica e il massacro di Tiananmen portarono quasi al collasso dell’ideologia comunista. Il mondo ritenne ottimisticamente che la storia (comunista) avrebbe avuto “fine”. Invece, nell’arco di circa 30 anni, la Cina ha rapidamente sviluppato la propria economia sfruttando ampiamente il deficit dei diritti umani e il libero mercato americano. Il PCC non solo ha stabilizzato il suo governo, ma si è impegnato con crescente aggressività per ottenere il potere egemonico globale.

Duecento anni fa, la scarsa attenzione interna ai diritti umani e il libero mercato esterno permisero di rafforzare il ruolo e la fiducia dei proprietari di schiavi. Allo stesso modo, negli ultimi trent’anni, la scarsa attenzione interna dei diritti umani e il libero mercato esterno hanno rafforzato la forza e la fiducia del regime autoritario del PCC.

Lincoln aveva una scelta: chiudere il mercato del Nord al Sud ignorando il sistema di schiavitù o porre fine al sistema di schiavitù stesso. Sappiamo tutti cosa scelse Lincoln. Nel trattare con un regime autoritario come la Cina, il Presidente Trump seguirà le orme del Presidente Lincoln con il Sud e quelle del Presidente Reagan con l’Unione Sovietica?

Per concludere voglio condividere una vera storia con voi. Un giovane prigioniero detenuto nella mia stessa prigione, era stato condannato alla pena di morte per aver rubato un paio di motociclette. La notte prima della sua esecuzione, disse agli altri detenuti: “Se avessi la possibilità di un’altra vita, vorrei rinascere. Ma rifiuterei se fosse sotto la bandiera comunista cinese. Accetterei soltanto se fosse sotto quella a Stelle e Strisce.”

Cari amici, ecco dove risiede la grandezza dell’America. Per renderla nuovamente grande, il Presidente Trump e il popolo americano non hanno che da seguire i brillanti esempi di Lincoln e Reagan. Grazie.

Jianli Yang

Traduzione di Laura Harth

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