“Mai più”: imperativo categorico da attuare

Oggi ricorre la Giornata della Memoria nel quale commemoriamo l’atrocità dell’Olocausto avvenuta durante la seconda guerra mondiale, il genocidio di 6 milioni di ebrei e di altri 11 milioni persone da parte del regime nazista e dei suoi complici.

Non si potranno mai spendere abbastanza parole per ricordare e denunciare con forza l’orrore di questi massimi crimini contro l’umanità. Ma più importante ancora delle parole commemorative occorre ricordare anche come sia stato proprio quell’orrore che ha ispirato e dato vita al riconoscimento universale dei diritti fondamentali e degli strumenti a sua tutela.

In quella chiave, mentre assistiamo ad un ritorno crescente di antisemitismo nel mondo e alla persecuzione di minoranze etniche, religiose e linguistiche in troppi luoghi nel mondo, è quanto mai urgente che, esattamente come 73 anni fa, le parole “mai più” vengano di nuovo trasformate in azione concreta ed incisiva.

E non vi è realtà drammatica oggi più emblematica per tale urgenza che la sorte del popolo Uiguro nello Xinjiang. Un popolo sottoposto ad una campagna ormai quadriennale di internamento di massa e di lavoro forzato da parte delle autorità cinesi, che su tale sforzo hanno schierato l’intero apparato di stato e di strumenti tecnologici.

E’ con gratitudine e profonda ammirazione che salutiamo il coraggio e la convinzione con i quali le comunità ebraiche, ad esempio nel Regno Unito, ma non solo, sono oggi in primo piano a denunciare i crimini contro l’umanità perpetrati dal regime cinese, dedicando questa Giornata della Memoria dell’Olocausto anche a chi si trova oggi ad affrontare simili orrori nell’indifferenza dei più.

Appare atroce l’indifferenza di chi ha invitato proprio in questa settimana il Presidente cinese Xi Jinping a parlare al World Economic Forum a Davos, di coloro i quali con una mano stanno per deporre corone commemorative mormorando solennemente “mai più”, mentre con l’altra sottoscrivono un accordo di investimento con un regime carnefice.

Il Vecchio Continente è il primo a non dover dimenticare il significato profondo e attivo della commemorazione di oggi. Tormentato da vecchi spettri è tornato complice in nome dell’appeasement e pronto a chiudere un’occhio pur di ottenere presunti benefici economici. A loro vogliamo ricordare la denuncia poetica di Martin Niemöller: “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

Quanto denunciato con “mai più” non è e non può essere solo ricordo. E’ storia viva e fin troppo attuale. Lanciamo pertanto in questa Giornata della Memoria un Appello urgente a tutti coloro che si riconoscono nella necessità di trasformare “mai più” in un imperativo categorico da attuare pienamente così che la via del diritto e della dignità umana sia praticata da e per tutti.

Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”
Federazione Italiana Diritti Umani
Fondazione Luigi Einaudi
Nessuno Tocchi Caino

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