N20 – 8/4/2019

PRIMO PIANO

Avvertimenti e pressioni dalla Cina in sede ONU
Il primo aprile Human Rights Watch (HRW) ha reso noto che i diplomatici cinesi hanno fatto ricorso ad avvertimenti per mettere a tacere le critiche in materia di diritti umani durante la sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite conclusasi il 22 marzo a Ginevra, durante la quale l’Ambasciatore cinese non ha fornito risposte credibili alle preoccupazioni sollevate da più parti in particolare alla detenzione arbitraria di almeno un milione di musulmani nella regione dello Xinjiang.

“Per anni la Cina ha lavorato dietro le quinte per indebolire i meccanismi dei diritti umani delle Nazioni Unite”, ha dichiarato John Fisher, direttore di HRW a Ginevra, che ha aggiunto: “Tuttavia, la crescente protesta globale per i maltrattamenti ai musulmani dello Xinjiang ha mandato la Cina nel panico, portandola ad esercitare pressioni sia pubbliche che private volte a bloccare una comune azione internazionale”.

In una lettera inviata dall’Ambasciatore cinese agli omologhi a Ginevra, la Cina avverte le delegazioni che è “nell’interesse delle nostre relazioni bilaterali e della cooperazione multilaterale continuata non co-sponsorizzare, partecipare o essere presenti” ad eventi sulle violazioni dei diritti umani nello Xinjiang. L’Ambasciatore ne ha citato uno organizzato recentemente da Stati Uniti, Canada, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito, al margine del quale alcuni delegati e funzionari hanno riferito a Human Rights Watch di essere stati avvicinati personalmente da diplomatici cinesi e di aver ricevuto avvertimenti e pressioni per indurli a non partecipare all’evento.

Prosegue la raccolta firme per salvare Radio Radicale
La petizione indirizzata al Governo Conte per salvare Radio Radicale sta per superare la soglia delle 60.000 firme. Sono tantissimi i giornalisti, professori, attori, politici ad essersi mobilitati a sostegno della emittente fondata nel 1976 da Marco Pannella. Agli estensori della petizione Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Luca Barbarossa, Jimmy Ghione, Alessandro Gassmann, si sono aggiunti Piero Angela, Riccardo Iacona, Enrico Mentana, Carlo Verdone, Sabina Guzzanti, Luca Bizzarri, Maria Elena Boschi, Ilaria Cucchi e molti altri. Il Consiglio Regionale del Lazio e quello della Lombardia e svariati Consigli comunali hanno approvato una mozione per scongiurare la chiusura di radio Radicale. E’ inoltre in corso una raccolta fondi per organizzare la manifestazione di Pasqua per il diritto di “conoscere per deliberare” che si terrà a Piazza Madonna del Loreto, a Roma, presso l’Altare della Patria, il 21 aprile.

Convegno a Roma per celebrare i 70 anni della NATO
Il primo aprile si è svolto a Roma il convegno “La NATO a 70 anni: sfide presenti e future” promossa dal Centro Studi Americani in collaborazione con l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia e con la delegazione italiana dell’Assemblea Parlamentare della NATO. La conferenza si è tenuta in occasione delle celebrazioni per il 70º anniversario dalla firma del Patto Atlantico e sono intervenuti, tra gli altri, Giovanni De Gennaro, Presidente del Centro Studi Americani; Lewis Eisenberg, Ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia; Angelo Tofalo, Sottosegretario di Stato al Ministero della Difesa; Giulio Maria Terzi di Sant’Agata, Ambasciatore, già Ministro degli Esteri; Giuliano Amato, giudice della Corte Costituzionale; Alessandro Minuto Rizzo, già Ambasciatore presso la NATO.

Nel suo intervento, l’Amb. Terzi, Primo Consigliere diplomatico presso la Rappresentanza italiana alla NATO proprio negli anni della fine della guerra fredda e durante la riunificazione tedesca, ha voluto sottolineare con forza l’importanza dell’alleanza atlantica nel risolvere crisi internazionali sulla base dei valori su cui i membri si sono impegnati dal 4 aprile 1949. “E’ un’alleanza che auspichiamo durerà molti decenni ancora”, ha detto Giulio Terzi, che ha proseguito evidenziando come il livello di conoscenza dei successi (come nel caso del Kosovo) e degli obiettivi della NATO sia bassissimo. In questo senso, Giulio Terzi ha invitato in primis le donne e gli uomini delle istituzioni a contribuire alla crescita della sensibilità e della consapevolezza di cosa è e cosa fa la NATO oggi.

Guaidò spogliato dell’immunità parlamentare
La crisi del Venezuela prosegue con la delicatissima fase che sta attraversando Juan Guaidò al quale è stata rimossa l’immunità parlamentare rischiando dunque l’arresto in qualsiasi momento. E’ quando accade in “una finta democrazia in cui di democratico non resta più nulla”, come scrive Luca Marfè su Il Mattino, che prosegue specificando che la decisione è stata presa dall’Assemblea Costituente, “una sorta di parlamento alternativo voluto da Nicolás Maduro e in buona sostanza ‘inventato’ con i voti del partito socialista. Questo al fine di spogliare da una parte l’Asamblea Nacional, ovvero il parlamento vero e proprio titolare del potere legislativo e attualmente controllato dall’opposizione, del suo ruolo naturale.”

La risposta di Guaidò è chiara e netta, scrive Marfè: “‘Non ci fermeranno, io simbolo di un processo oramai irreversibile’. Ma Diosdado Cabello, altro erede di Chávez e osso duro del regime, non molla la presa e più che giustizia promette vendetta. Uno scenario tetro reso ancor più cupo da una Comunità Internazionale che sembra aver perso la voce.”

L’articolo di Marfè si conclude con l’amara constatazione sull’indifferenza di buona parte del mondo, soprattutto quello democratico, e il ruolo che Trump potrebbe giocare: “All’iniziale e plateale riconoscimento di un ruolo chiave del giovane Guaidó, infatti, fa da triste contraltare un inspiegabile silenzio delle ultime ore. Complici anche le posizioni nette dei giganti Cina e Russia, con Xi Jinping e Vladimir Putin fermamente intenzionati a coprire le spalle all’amico dittatore. Non perché ne sposino ideologia o progetti, ma perché attratti dalle riserve petrolifere più vaste del pianeta e, ancor di più, dalla geografia strategica in chiave anti-americana. L’unica speranza di un popolo senza speranza appare, paradosso dei paradossi, quel Donald Trump che più per carattere che non per effettiva convenienza potrebbe alzare la testa fino a perderla.”

Mandato di arresto per i principali leader dell’opposizione cambogiana
Il 6 aprile, Sam Rainsy, presidente ad interim del principale partito dell’opposizione cambogiana messo al bando dalla Corte Suprema cambogiana controllata dal Primo Ministro Hun Sen (al potere da 34 anni), ha invitato i governi dei paesi “amici” della Cambogia, in particolare quei paesi che rispettano i principi democratici e i diritti umani, ad ignorare i mandati di arresto spiccato contro otto esponenti dell’opposizione cambogiana. Si tratta di Long Ry, Men Sothavarin, Eng Chhai Eang, Sam Rainsy, Mu Sochua, Ou Chanrith, Tok Vanchan e Ho Vann, quasi tutti iscritti al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito.

Sono tutti accusati di “complottare per compiere un tradimento e incitare a delinquere”. L’ONU, il Congresso degli Stati Uniti, il Parlamento europeo, i parlamentari dell’ASEAN per i diritti umani, Amnesty International e Human Rights Watch possono confermare che questi mandati di arresto sono stati emessi per ragioni puramente politiche e mostrano un peggioramento della repressione in Cambogia sotto Hun Sen.

IRAN E MEDIO ORIENTE

UniCredit vicina ad un accordo sulle sanzioni all’Iran
Succede raramente, ma anche la stampa italiana, con il Sole 24 Ore ed altri quotidiani, ha riportato la notizia il 2 aprile dell’accordo che UniCredit SpA sta per concludere con gli Stati Uniti in merito alle accuse secondo le quali la banca avrebbe fornito servizi all’Iran in violazione delle sanzioni statunitensi. L’accordo costerebbe alla banca circa 800 milioni di euro, evitando così di incorrere in sanzioni penali. Vi sono già stati simili accordi con altri istituti bancari e quello che riguarda UniCredit sarebbe uno dei maggiori, superato solo da quelli raggiunti con Société Générale SA, Commerzbank AG, HSBC Holdings Plc e BNP Paribas SA. Tra questi, solo BNP Paribas ha ammesso la colpa. Gli altri hanno stipulato accordi di sospensione in via cautelare.

“Questo è molto positivo per UniCredit perché elimina un importante rischio per la banca”, ha affermato l’analista di Fidentiis Equities Fabrizio Bernardi, precisando che “con questa mossa la valutazione di Unicredit potrà migliorare”.

L’accordo di UniCredit sarebbe il secondo che interessa una banca italiana. Nel dicembre 2016, Intesa Sanpaolo SpA, la seconda più grande banca italiana, aveva accettato di sborsare 235 milioni di dollari per rispondere alle accuse, da parte di un’autorità di controllo di New York, di aver aggirato per un decennio le regole anti-riciclaggio.

In arrivo nuove sanzioni statunitensi contro l’Iran
Il primo aprile il governo statunitense ha annunciato che sta considerando ulteriori sanzioni contro l’Iran che potrebbero colpire settori dell’economia finora risparmiati. L’amministrazione punta ad attuare nuove sanzioni in occasione del primo anniversario del ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, siglato nel 2015 tra l’Iran e alcune potenze mondiali e noto come JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action).

“Vogliamo mantenere un continuo effetto dissuasivo”, ha detto un funzionario del governo, aggiungendo: “Vogliamo che le aziende continuino a pensare che fare affari con l’Iran sia una pessima idea in questo momento”.

Uno degli strumenti utilizzati dagli Stati Uniti sono le sanzioni sulle importazioni di petrolio dall’Iran. Washington ha concesso deroghe a otto acquirenti di petrolio iraniano, ma ciò potrebbe cambiare. Secondo il funzionario, che ha parlato in condizioni di anonimato, gli Stati Uniti possono decidere di non prolungare tali deroghe e “questo, penso, è dove siamo diretti”, ha detto.

Altri tre Stati rinunciano ad importare il greggio iraniano
Tre degli otto paesi importatori di petrolio iraniano a cui Washington aveva concesso deroghe per proseguire temporaneamente le importazioni hanno cancellato tutti gli ordini. Il 2 aprile, Brian Hook, Rappresentante speciale degli Stati Uniti per l’Iran, ha detto che il miglioramento delle condizioni del mercato petrolifero globale contribuirà a ridurre ulteriormente le esportazioni di greggio iraniano. Le deroghe erano state concesse a Cina, India, Grecia, Italia, Taiwan, Giappone, Turchia e Corea del Sud per garantire un costo contenuto del petrolio e nessuna interruzione del mercato petrolifero globale. Le concessioni giungeranno a scadenza il 2 maggio.

Hook, che non ha specificato quali sono i tre paesi che hanno rinunciato, ha detto che le sanzioni statunitensi contro l’Iran hanno rimosso dal mercato circa 1,5 milioni di barili di esportazioni di petrolio iraniano dal maggio 2018 e ha aggiunto: “Questa mossa ha negato al regime iraniano un incasso di oltre 10 miliardi di dollari da entrate petrolifere, che equivalgono ad una perdita di almeno 30 milioni di dollari al giorno”.

Il 2 aprile il prezzo del petrolio ha raggiunto il livello più alto finora nel 2019, con il greggio del Brent vicino ai 70 dollari al barile, con la prospettiva che ulteriori sanzioni contro l’Iran e che le interruzioni con il Venezuela possano aggravare la riduzione dell’offerta guidata dall’OPEC. Ad oggi sono 23 i paesi che hanno rinunciato al petrolio iraniano.

Arrestato in Svezia un iracheno accusato di spiare per gli iraniani
Il 6 aprile la polizia svedese ha arrestato un giornalista iracheno a Stoccolma con l’accusa di essere una spia al servizio della Repubblica islamica dell’Iran. Il quotidiano britannico The Telegraph ha riportato l’arresto di Raghdan al-Khazali scrivendo che l’uomo “è sospettato di spiare i membri di un gruppo di opposizione Ahwazi, una minoranza araba iraniana che è stata ripetutamente presa di mira da assassini iraniani in Europa”.

L’arresto di al-Khazali fa seguito a nuove sanzioni europee contro l’Iran introdotte dopo l’omicidio di dissidenti iraniani nei Paesi Bassi e di simili complotti in Danimarca, Germania e Francia contro gli oppositori del regime clericale di Teheran. Il Telegraph ha anche riferito che un tribunale svedese ha stabilito che al-Khazali si trova in detenzione preventiva per “gravi attività di intelligence illegale contro un individuo”.

Hanna Lindblom, l’avvocato di al-Khazali, ha dichiarato: “Tutto quello che posso dire è che il mio cliente nega le accuse formulate dal pubblico ministero. Non posso dire altro”. Al-Khazali lavora come corrispondente da Stoccolma per Euro-Times.

Al-Khazali ha stabilito contatti in una tv olandese che era entrata in contatto con il movimento di lotta per la liberazione di Ahvaz (ASMLA), al fine di consolidare le sue credenziali come critico nei confronti dell’Iran. Secondo il Telegraph però, il giornalista si era incontrato anche con Qais Khazali, il capo della milizia filo-iraniana del regime Asa’ib Ahl al-Haq in Iraq sollevando non pochi sospetti tra gli oppositori iraniani.

I test missilistici iraniani preoccupano anche Francia, Germania e GB
Francia, Germania e Regno Unito hanno espresso preoccupazione, in una lettera diffusa il 2 aprile, circa le ultime attività missilistiche balistiche dell’Iran viste come parte di azioni sempre più intense volte a sviluppare missili in grado di essere armati con testate nucleari.

Nella lettera inviata al Segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, i tre ambasciatori al Consiglio di Sicurezza scrivono che l’ultimo lancio di missili balistici da parte dell’Iran sta avendo un effetto destabilizzante in Medio Oriente e accresce le tensioni esistenti. Gli ambasciatori hanno anche evidenziato che le attività iraniane sono “incoerenti” con una risoluzione dell’ONU del 2015 che chiede all’Iran di non intraprendere alcuna attività che coinvolga tali missili. I tre fanno riferimento al lancio del 6 febbraio del satellite Dousti.

Il Ministro degli Esteri iraniano dice di non aver mai avuto fiducia negli europei
Il 3 aprile il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha detto che gli stati europei non erano preparati e non sono in grado di aggirare le sanzioni imposte a Teheran dagli Stati Uniti dopo il ritiro di questi ultimi dall’accordo sul nucleare (JCPOA).

“In un primo momento gli europei vedevano il JCPOA come un buon risultato, ma forse non erano preparati, e certamente non erano in grado di opporsi alle sanzioni statunitensi”, ha detto Zarif in un’intervista pubblicata su Khamenei.ir, il sito web del Leader Supremo dell’Iran Ayatollah Ali Khamenei.

“Continueremo a sollecitare gli europei affinché rispettino i loro impegni: l’Europa deve sapere che non può esimersi dalle proprie responsabilità con qualche dichiarazione e alcuni piani incompiuti”, ha aggiunto.

Zarif, principale negoziatore iraniano nelle trattative che hanno portato all’accordo, ha affermato che l’Iran continuerà a fare pressioni sugli europei affinché agiscano in base agli obblighi presi con l’accordo, ma ha anche affermato che “non abbiamo mai avuto speranze” in loro. In questo scenario, la Repubblica islamica si è rivolta ai suoi partner tradizionali, cioè Russia e Cina, perché “il futuro della nostra politica estera si trova in questo modo”, ha dichiarato Zarif.

Ucciso per aver tentato di difendere una diga
Il 3 aprile il Corpo dei Guardiani della Rivoluzionarie Islamica (CGRI) ha aperto il fuoco contro alcuni manifestanti che stavano cercato impedire al Corpo di dirottare le acque che avevano inondato una città del sud-ovest, nella provincia di Khuzestan. Benché non sia sicuro al 100%, almeno un uomo è morto. Alcuni abitanti della minoranza araba, nota come Ahwazi, che abita quell’area, stavano cercando di impedire ai Guardiani della Rivoluzione di distruggere una diga e di dirottare le acque alluvionali nei loro terreni agricoli.

Il gruppo di opposizione del Consiglio nazionale dell’Iran per le Elezioni Libere ha affermato che l’intenzione delle forze del CGRI era deviare le acque alluvionali per evitare che sommergessero le installazioni petrolifere controllate dall’IRCG nella vicina città di Susangerd.

L’attivista Ahwazi, di base a Londra, Karim Dahimi ha identificato il difensore morto come Aboud Jalizi e ha pubblicato immagini del corpo dell’uomo. Secondo un altro gruppo per i diritti umani con sede a Washington, Abdorrahman Boroumand Center, Dahimi una fonte affidabile. Da parte dei media statali iraniani, per ora, non c’è stata alcuna conferma ufficiale della morte del manifestante.

Avvocato per i diritti umani attacca il nuovo capo della magistratura iraniana
La nomina voluta dal leader supremo iraniano Ayatollah Khamenei di Ebrahim Raisi, un noto trasgressore dei diritti umani, a capo della magistratura del paese non fa presagire niente di buono per chi si batte per i diritti umani. Ne è convinto Abdolkarim Lahiji, avvocato iraniano in esilio che in un’intervista con il Centro per i Diritti Umani in Iran (CHRI) ha ricordato che nel 1988 Raisi prestò servizio nelle cosiddette “commissioni di morte” iraniane, istituite poco dopo la fine della guerra Iran-Iraq (1980-1988) su ordine dell’allora capo supremo Ayatollah Khomeini per schiacciare ogni possibile opposizione.

Secondo Lahiji, Raisi è stato scelto perché l’Ayatollah Khamenei ha apprezzato il piano di Raisi per affrontare la corruzione attuando la “giustizia islamica”. “Sappiamo tutti cosa significa la giustizia islamica. Significa lo stesso tipo di giustizia implementata negli ultimi quarant’anni che ha lasciato migliaia di vittime. Raisi seguirà lo stesso percorso dei suoi predecessori”.

L’avvocato ha anche sottolineato il fatto che Raisi è nell’elenco degli individui sanzionati dall’Unione europea. Dopo le elezioni presidenziali del 2009 e l’arresto di oltre 10.000 persone infatti, l’UE ha pubblicato una lista nera di individui i cui conti e proprietà nei paesi europei sono stati bloccati e a cui è stato vietato viaggiare nell’UE.

L’Iran ha causato la morte di 608 dei 4400 soldati americani caduti in Iraq
L’esercito americano ha reso noto un dossier secretato per anni contente una statistica secondo la quale l’Iran avrebbe aiutato a uccidere almeno 608 soldati statunitensi in Iraq dal 2003. Parlando in una conferenza stampa al Dipartimento di Stato, Brian Hook, Rappresentante speciale degli Stati Uniti per l’Iran, ha detto: “Oggi posso annunciare che in Iraq, sulla base di rapporti militari statunitensi desecretati, l’Iran è responsabile della morte di almeno 608 membri dell’esercito americano. Rappresenta il 17% di tutte le morti del personale statunitense in Iraq dal 2003 al 2011. Questo bilancio delle vittime si aggiunge alle molte migliaia di iracheni uccisi dai proxy del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (CGRI)”. Sono oltre 4.400 i soldati statunitensi uccisi in Iraq. Questo numero è stato oggetto di dibattito per anni, avvolto nella segretezza dal Pentagono che in precedenza aveva un’altra stima, circa 500.

Venendo all’attualità, Hook ha detto che, dal suo insediamento, l’amministrazione Trump ha designato oltre 970 tra aziende ed individui iraniani come obiettivo di sanzioni. Queste hanno colpito in particolare società di copertura a sostegno del CGRI e del Ministero della Difesa iraniano.

Una fabbrica di missili di Hezbollah vicino all’aeroporto di Beirut?
Il primo aprile la tv israeliana Channel 13 ha riferito che l’intelligence israeliana ha condiviso informazioni con il Segretario di Stato americano Mike Pompeo, secondo le quali Hezbollah ha costruito una nuova fabbrica di missili a Beirut, in prossimità dell’aeroporto, con l’aiuto dell’Iran. Anche il Primo Ministro libanese Saad Hariri è stato informato della struttura segreta. “Abbiamo chiarito al governo libanese che Hezbollah sta facendo qualcosa in Libano e che il conseguente pericolo di un’escalation con Israele è reale. Ci siamo assicurati che tutte le informazioni che abbiamo in questo contesto siano anche a disposizione del governo libanese”, ha detto una fonte dei servizi segreti israeliani.

All’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu aveva accusato Hezbollah di ammassare le scorte di missili in edifici civili, incluso il principale aeroporto principale di Beirut.

Secondo Netanyahu, Hezbollah sta costruendo infrastrutture, nel quartiere Ouzai di Beirut, vicino all’aeroporto, dove convertire missili terra-terra in missili di precisione. Secondo quanto riferito, Hezbollah ha trasferito il centro di questo progetto di missili di precisione in uno proprio nel cuore della capitale libanese. Il tentativo di Hezbollah di costruire tali missili di precisione viene contrastato da Israele in numerose occasioni in Siria.

Gli Houthi ostacolano la distribuzione degli aiuti alimentari in Yemen
Il 2 aprile le forze filo-iraniane degli Houthi in Yemen hanno negato l’accesso delle Nazioni Unite a un sito di stoccaggio del grano nella città portuale di Hodeidah rallentando la distribuzione degli aiuti alimentari a milioni di persone in preda alla fame. Hodeidah è il punto di ingresso per la maggior parte dei carichi umanitari e delle importazioni commerciali dello Yemen. I contenitori di grano del World Food Programme (WFP) sono rimasti isolati per sei mesi a causa del conflitto, esponendo la merce al rischio di marcire. Le riserve in questione ammontano a più di 51.000 tonnellate di grano, sufficienti a sfamare 3,7 milioni di persone.

Funzionari del governo yemenita hanno accusato gli Houthi di un’altra violazione dell’accordo di pace firmato l’anno scorso e che le Nazioni Unite stanno faticando a realizzare. Il WFP distribuisce viveri a circa 10 milioni di yemeniti al mese e spera di salire a 12 milioni quest’anno. Tuttavia gli scontri occasionali con i ribelli Houthi rendono l’intera provincia di Hodeidah poco sicura nonostante vi sia un accordo per un cessate il fuoco.

FOTO DELLA SETTIMANA
Ankara, 8 aprile 2019: Mansur Yavaş, membro dell’opposizione del Partito Popolare Repubblicano, è divenuto ufficialmente Sindaco della municipalità metropolitana di Ankara dopo le elezioni del 31 marzo

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