N 31 – 24/6/2019

PRIMO PIANO

Stati Uniti e Israele sempre più uniti di fronte alla minaccia iraniana
Il 23 giugno il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton si sono incontrati a Gerusalemme confermando la forte intesa e determinazione dei rispettivi paesi nel contrastare la minaccia iraniana, accresciuta dopo l’accordo sul nucleare (JCPOA) e ulteriormente inaspritasi con attacchi di proxies iraniani a Israele, alle petroliere nel Golfo di Oman, oltre che ad Arabia Saudita, Iraq, Siria e Yemen. Sia Netanyahu che Bolton hanno condiviso valutazioni e impegno nel dover contrastare e contenere la crescente minaccia iraniana non solo per il Medio Oriente, ma per l’intera comunità Internazionale.

Prima di iniziare l’incontro bilaterale, Bolton ha ribadito che l’Iran “non potrà mai avere l’arma atomica”, sottolineando che l’aggressività e la pericolosità di Teheran sono costantemente aumentate dopo la firma del JCPOA e la revoca delle sanzioni, con finanziamenti per attacchi militari ad Israele e ad altri paesi della regione. Infine ha preannunciato rafforzate misure e sanzioni che saranno rese pubbliche nei prossimi giorni.

Da parte sua, il Presidente Trump ha dichiarato che l’economia è sempre più disastrosa e che nuove sanzioni all’Iran fanno seguito alle polemiche seguite all’abbattimento del drone americano “Global Hawk” e alla mancata risposta militare degli Stati Uniti. Trump ha anche denunciato la scellerata corsa all’arricchimento di uranio per scopi militari in violazione degli obblighi derivanti dal JCPOA. Il Presidente degli Stati Uniti Trump ha anche ringraziato le autorità di Teheran per non aver abbattuto un aereo americano che trasportava 38 persone che volava nella stessa zona del drone abbattuto.

Il Presidente del Global Committee for the Rule of Law, Giulio Terzi, commentando un’osservazione della CNN che enfatizzava la “mancanza di segnali” che il regime stia cedendo, chiede: “Cosa sono due anni di rivolta generalizzata della popolazione?”

Giulio Terzi: come cambiano gli interessi nazionali nell’era degli algoritmi
In un’intervista a Formiche, il Presidente del Global Committee for the Rule of Law, Giulio Terzi di Sant’Agata, afferma che “la comunità internazionale affronterà nei prossimi anni nuove sfide e diversi rischi, posti dalla crescente rilevanza di Big data e sistemi di intelligenza artificiale.”

Con la crescente importanza di big data e di algoritmi che li elaborano formulando previsioni sulle scelte e le preferenze di milioni di persone in tutto il mondo, il fulcro del potere sembra essersi spostato dalle grandi sedi istituzionali alle aziende che maneggiano e raccolgono la maggior parte di quest’ultimi, dando vita – come negli Stati Uniti e in Europa – anche a intensi dibattiti. Molto c’è ancora da fare sul piano economico e giuridico, mentre sul piano geopolitico – inevitabilmente – Paesi più attenti ai diritti come quello alla privacy si trovano svantaggiati nei confronti di quelli che, invece, restringono le libertà e si muovono così con maggior libertà d’azione nell’uso dei dati.

Eletto il candidato cinese alla guida della FAO
Il 23 giugno è stato eletto a capo della FAO (Food and Agriculture Organization) delle Nazioni Unite, con voto segreto (108 consensi su 191), Qu Dongyu, il candidato presentato da Pechino. E’ la prima volta che un cinese diviene Direttore generale della FAO. Il Presidente del Global Committee for the Rule of Law, Giulio Terzi, ha dichiarato: “Il governo Conte e gli esponenti del Movimento 5 Stelle in particolare, erano a lui favorevoli, contro candidati sostenuti dagli Stati Uniti e dall’Unione europea e soprattutto contro gli interessi nazionali italiani e il ‘Made in Italy’. Pechino è campione di politiche predatorie, accaparramento delle terre e corruzione in Africa. Questa scelta segna un’ulteriore sottomissione dell’Italia ai diktat della Cina.”

41° Congresso del Partito Radicale dal 5 al 7 luglio
Dal 5 al 7 luglio si terrà a Roma, presso l’Auditorium Antonianum in Viale Manzoni 1, il 41° Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito. Qui tutte le informazioni per partecipare.

Conferenza sui diritti umani violati dai sistemi giudiziari
Mercoledì 3 luglio alle 15 presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro in Piazza Capranica 72, a Roma, si terrà la conferenza “I diritti umani violati dai sistemi giudiziari”. L’evento è organizzato dalla Fondazione Luigi Einaudi in collaborazione con lo European Liberal Forum (ELF). L’incontro sarà aperto e moderato dall’Amb. Giulio Terzi di Sant’Agata presidente del Dipartimento Relazioni Internazionali della Fondazione Luigi Einaudi e presidente del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella” (GCRL), per il quale interverrà anche Laura Harth, coordinatrice del Comitato scientifico del GCRL.

Gli altri interventi previsti sono quelli di Milosz Hodun componente del direttivo ELF, Davide Giacalone vice presidente della Fondazione Luigi Einaudi e Caterina Fratea professore associato di diritto europeo all’Università di Verona.

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IRAN E MEDIO ORIENTE

Donald Trump annulla un attacco all’Iran e raccomanda pazienza
Dopo aver improvvisamente annullato un attacco militare all’Iran, perché la probabile morte di 150 persone sarebbe stata sproporzionata all’abbattimento di un drone di sorveglianza americano senza equipaggio, il 21 giugno ilPresidente Trump ha detto di avere ancora speranza per i colloqui con le autorità iraniane per evitare l’escalation militare.

“Non ho fretta”, ha scritto su Twitter, aggiungendo che l’Imposizione di sanzioni sempre più severe spingeranno gli Iraniani al tavolo dei negoziati sul nucleare perché stanno “mordendo” la loro economia.

La marcia indietro di Donald Trump
Su Il Mattino Luca Marfé torna ad osservare la politica statunitense del Presidente Trump rispetto a due cruciali temi: l’Iran a livello internazionale e l’immigrazione a livello domestico. Due dossier che “mal si mescolano in una gestione più orientata al consenso che non alla reale ricerca di soluzioni concrete.”

Scrive Marfé: “Trump alza la voce, sbatte i pugni sul tavolo, viene aggredito da una Teheran che gli butta giù un drone da 110 milioni di dollari, è pronto a reagire, ma con i caccia americani già in volo, carichi e pronti per una pioggia di missili, ci ripensa. Un presidente strillone, insomma, che tuttavia la guerra proprio non la vuole fare. Quasi a dispetto della narrativa di guerrafondaio che CNN e compagnia gli hanno costruito attorno, in qualche modo per riabilitare la figura del suo predecessore, insignito da prestigiosi riconoscimenti di pace, ma nella sostanza guerrafondaio per davvero.”

A Vienna un nuovo tentativo di salvare l’accordo sul nucleare
Funzionari di alto livello di Iran, Francia, Germania, Gran Bretagna, Cina e Russia si incontreranno il 28 giugno a Vienna per discutere della possibilità di salvare l’accordo nucleare del 2015 con Teheran, il JCPOA. L’obiettivo è “affrontare i problemi derivanti dal ritiro e dalla re-imposizione di sanzioni da parte degli Stati Uniti all’Iran”, recita un comunicato dell’UE.

Verranno anche considerati “i recenti annunci dell’Iran relativi all’attuazione degli impegni nucleari presi” rispetto alle minacce di Teheran di superare i limiti delle scorte di uranio arricchito entro la fine di questo mese. Il 20 giugno il capo della diplomazia dell’UE, Federica Mogherini, ha detto che “è importante far in modo che l’Iran continui ad agire in piena conformità con i suoi impegni.”

Anche se l’Iran violasse l’accordo, l’UE difficilmente imporrebbe sanzioni
Mentre l’amministrazione Trump prosegue la linea dura con l’Iran, la CNN ha riferito che il Rappresentante della politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, nel tentativo di salvare l’accordo nucleare iraniano (JCPOA) si è detta riluttante ad imporre sanzioni per potenziali violazioni di tale accordo. Due fonti diplomatiche hanno confermato alla CNN che la Mogherini ha espresso questo sentimento pochi giorni fa nonostante Teheran abbia affermato che non rispetterà alcuni punti dell’accordo.

“Se le valutazioni e le relazioni dell’AIEA cambieranno, valuteremo ulteriormente la situazione, ma finora la nostra valutazione si basa sulle relazioni tecniche dell’AIEA, il che significa anche che non approfondirò cosa succede e quando. Ad oggi l’Iran rispetta l’accordo e speriamo, incoraggiamo e ci aspettiamo che l’Iran continui a rispettare pienamente gli impegni assunti nell’ambito del JCPOA”, ha detto la Mogherini il 19 giugno.

Nazanin Zaghari-Ratcliffe e il marito in sciopero della fame
A una settimana dall’inizio del terzo sciopero della fame della cittadina anglo-iraniana detenuta a Teheran, Nazanin Zaghari-Ratcliffe, anche il marito Richard Ratcliffe ha iniziato il digiuno appostandosi in permanenza davanti all’Ambasciata iraniana a Londra. Nazanin è stata arrestata a Teheran nel 2016, poco prima che ripartisse per il Regno Unito da una vacanza con la figlia che allora aveva 22 mesi. L’accusa, che lei respinge con forza, è di spionaggio.

Il 22 giugno Richard Ratcliffe ha detto alla stampa: “Sono stanco ma non affamato, cosa che invece mi aspettavo. Mi sento più lento e più irascibile, ma sono anche entusiasta per le tante persone che mi stiano seguendo e sostenendo. Tutto questo mi infonde energia.” All’inizio della settimana, l’Ambasciata iraniana ha fatto installare delle barriere metalliche sul marciapiede per separare Ratcliffe, che ha così reagito: “Penso che stessero cercando di allontanarmi dal marciapiede, ma non mi farò spostare dove non possono vedermi, perché il punto è che devono vedermi. Devono rendersi conto della sofferenza che stanno creando.”

L’Ambasciatore iraniano nel Regno Unito, Hamid Baeidinejad, ha scritto su Twitter che la BBC ha documentato una “scene fittizie”, aggiungendo in altri tweet che Ratcliffe sta bloccando la porta d’ingresso dell’Ambasciata per ostacolare l’accesso degli impiegati e attirare i giornalisti.

Le compagnie aeree evitano parti dello spazio aereo controllato dall’Iran
I
l 21 giugno alcune compagnie aeree hanno annunciato che cambieranno le rotte per evitare lo spazio aereo controllato dall’Iran sullo stretto di Hormuz e sul Golfo di Oman, dopo che la Federal Aviation Administration (FAA) ha deciso di chiudere lo spazio aereo in questione ai propri velivoli, fino a nuovo ordine. L’ordine è arrivato dopo l’abbattimento di un drone americano ad alta quota con un missile terra-aria.

L’abbattimento del drone, disarmato, che può raggiungere i 18.000 metri di altezza, è stato l’ultimo di una serie di incidenti nella regione del Golfo. La FAA ha reso noto che, quando il drone è stato colpito e abbattuto, l’aereo civile più vicino in zona si trovava a circa 45 miglia nautiche di distanza (83 km).

Il Ministro saudita conferma il sostegno al Rappresentante americano sull’Iran
Il 21 giugno il Rappresentante degli Stati Uniti per l’Iran, Brian Hook, ha incontrato il Vice Ministro della Difesa dell’Arabia Saudita, il principe Khalid bin Salman, a Riyadh per parlare dei recenti attacchi nella regione, in primis l’abbattimento del drone statunitense. Il principe Khalid ha confermato il sostegno saudita alla campagna degli Stati Uniti per fare pressioni su Teheran.

Il petrolio degli Stati Uniti vola al 10% per i timori del conflitto con l’Iran
Il 21 giugno i mercati a termine del petrolio (futures) hanno registrato un aumento dell’1% con il greggio americano in rialzo del 10% nella settimana. Il benchmark globale del Brent è salito del 5%. La causa è il timore che gli Stati Uniti possano attaccare l’Iran, interrompendo così il flusso dal Medio Oriente che fornisce oltre un quinto del mondo di petrolio.

Mentre l’aumento delle tensioni USA-Iran ha in gran parte spinto i guadagni, gli analisti ritengono che anche l’incontro previsto a inizio luglio dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) per rivedere gli obiettivi di produzione e il potenziale ammorbidimento delle tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e Cina, hanno sostenuto i prezzi.

I futures sul Brent sono aumentati di 72 centesimi, pari all’1,1%, mentre il contratto sul greggio più attivo negli Stati Uniti, West Texas Intermediate (WTI), è aumentato di 47 centesimi, pari allo 0,8%. Ciò ha consentito a Brent di guadagnare circa il 5%, che rappresenta il suo maggior guadagno settimanale da dicembre 2016.

Il benchmark statunitense è salito del 5,4% e il Brent è salito del 4,3% dopo l’abbattimento del drone che secondo gli Stati Uniti era nello spazio aereo internazionale, mentre per l’Iran era sul suo territorio.

Ancora vietato l’accesso allo stadio alle donne iraniane
Dopo aver espresso disappunto per la decisione di rinnegare l’impegno ad aprire gli stadi, il Presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha chiesto alle autorità iraniane di permettere alle donne di assistere alle qualificazioni per la Coppa del Mondo 2022. Infantino è stato criticato per aver assistito a una partita a Teheran nel marzo 2018 al quale le donne era stata vietata l’entrata. Quando è tornato nella capitale iraniana a novembre per vedere la finale della Champions League asiatica, a centinaia di donne iraniane è stato permesso di assistere alla partita tra Persepolis i giapponesi del Kashima Antlers.

“Questi importanti primi passi sono stati fatti e che sono stato in grado di testimoniarlo personalmente, e ciò rende ancora più deludente il fatto che non sia stato possibile mantenere lo slancio positivo e continuare con progressi simili”, ha detto Infantino il 21 giugno, ricordando che in un’amichevole del 6 giugno tra Iran e Siria “i cancelli erano chiusi alle spettatrici per cui diverse donne che volevano vedere la partita sono state trattenute dalle forze di sicurezza per alcune ore.”

Hacker iraniani lanciano nuovi attacchi agli Stati Uniti
Tre diverse aziende di cybersecurity hanno affermato di aver le prove che hacker iraniani stiano cercando di accedere a numerose organizzazioni statunitensi, anche se non è ancora chiaro se tali intrusioni siano finalizzate alla raccolta di informazioni, per preparare un attacco informatico più grave.

Il 20 giugno, gli analisti di due aziende di sicurezza, Crowdstrike e Dragos, hanno a WIRED di aver notato nuove campagne “phishing” con email inviate a svariati obiettivi statunitensi da un gruppo di hacker noto con il nome di APT33, Magnallium o Refined Kitten che con molta probabilità è al servizio del governo iraniano.

“Sono state molte le persone prese di mira da quando le tensioni tra Stati Unite e Iran sono aumentate”, dice John Hultquist, direttore delle informazioni sulle minacce di FireEye, che ha spiegato: “Non sappiamo ancora se si tratta di un attacco volto alla raccolta di informazioni o se ha a che fare con la nostra preoccupazione più grave di sempre, ovvero la preparazione per un attacco ben più grave.”

Per Putin sarebbe catastrofico un attacco all’Iran
Il 20 giugno il Presidente russo Vladimir Putin ha detto che un attacco militare statunitense contro l’Iran sarebbe una catastrofe per il Medio Oriente che potrebbe innescare un’ondata di violenza e un massiccio esodo di rifugiati. Parlando all’appuntamento annuale di domande e risposte in TV, ha detto che Mosca ritiene che Teheran sia pienamente conforme ai suoi impegni nucleari e ha definito le sanzioni contro l’Iran “infondate”.

Gli yemeniti piangono la distruzione dei siti storici
“Vedo un’intera generazione perdere la nostra storia e il nostro patrimonio”, dice il dott. Abdulkader Alguneid dalla sua casa in Canada. Il settantenne medico e l’attivista in pensione vorrebbe far ritorna in Yemen, nella sua vecchia casa che un tempo si affacciava su antichi castelli e moschee, ma tutto ciò che rimane della sua casa dopo la lunga guerra sono i detriti. “Gran parte è stato danneggiato dai proiettili e dalla scelleratezza degli Houthi”. Il medico è stato detenuto in una prigione di Houthi per 300 giorni. I ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno preso il controllo della capitale Sanaa nel 2014, rimuovendo il presidente riconosciuto dalla comunità internazionale Mansour Hadi.

Oltre a Sanaa, la città di Taiz rappresenta per Alguneid ciò che Notre Dame rappresenta per l’Europa. Quando Notre Dame fu inghiottita dal fuoco, la Francia, e non solo, si strinse con dolore attorno a quell’edificio, simbolo dell’identità europea. Vari miliardari si sono subito attivati per finanziare il restauro dell’edificio.

In Yemen, la costante minaccia delle bombe fa sì che l’attenzione degli yemeniti vada alla conservazione della vita. “Gli Yemeniti sono affamati e temono per la propria sicurezza. Il patrimonio culturale non è certo il primo dei problemi”, dice Alguneid, che lamenta la scarsa attenzione dal resto del mondo: “Nessuno reagisce quando in Yemen vengono ammazzate 100 persone. Perché qualcuno dovrebbe interessarsi al nostro patrimonio?”

Sanaa ha circa 2500 anni. E’ una delle prime città abitate ininterrottamente nel mondo. In tutto il paese, siti storici e musei sono stati danneggiati o distrutti dalle parti in guerra. Gli attacchi aerei guidati dai sauditi hanno in gran parte distrutto case storiche di fango a Saada, la città natale degli Houthi. In attesa di una ricostruzione, Anna Paolini, rappresentante dell’Unesco negli Stati arabi del Golfo e dello Yemen, dice che il lavoro potrà iniziare solo dopo la fine del conflitto.

REGNO UNITO

Archiviata la denuncia contro Boris Johnson per aver mentito sulla Brexit
Un tribunale superiore britannico ha respinto il tentativo di perseguire Boris Johnson, accusato di aver mentito durante la campagna referendaria del 2016 sulla Brexit, in cui aveva affermato che il Regno Unito trasferiva all’UE 350 milioni di sterline alla settimana. Gli avvocati di Johnson hanno contestato la convocazione in tribunale dell’ex sindaco di Londra sostenendo che si tratta a di un “procedimento vessatorio e politicamente motivato”.

I giudici Rafferty e Supperstone hanno accolto la difesa degli avvocati e annullato la convocazione. Le motivazioni complete della decisione saranno rese note nelle prossime settimane. Marcus Ball, l’imprenditore che aveva avviato la denuncia ha detto che deciderà come proseguire la sua battaglia una volta lette le motivazioni.

TURCHIA

Il candidato dell’opposizione è il nuovo sindaco di Istanbul
Domenica 24 giugno, con oltre il 54% dei voti, il candidato dell’opposizione turca Ekrem İmamoğlu è divenuto il nuovo sindaco di Istanbul. Le elezioni erano state indette dopo un ricorso presentato dal Presidente Erdogan che non aveva riconosciuto l’esito di quelle precedenti. Dopo la vittoria, İmamoğlu ha dichiarato: “Tutta Istanbul ha vinto queste elezioni. Non ha vinto un singolo gruppo o una fazione. Abbiamo scritto una nuova pagina, un nuovo inizio per Istanbul”.

Secondo Giulio Terzi, Presidente del Global Committee for the Rule of Law, queste elezioni “confermano la vittoria del candidato dell’opposizione a Erdogan e sono un sollievo per quanti confidano nello Stato di Diritto e nel rispetto delle regole democratiche.”

CAMBOGIA

Il messaggio di Sam Rainsy alle vittime del crollo di un edificio in costruzione
Il 22 giugno un edificio di sette piani in costruzione, di proprietà cinese, è crollato nella città balneare di Sihanoukville, a sud della Cambogia. Le vittime sono almeno 21, tutti operai che lavorano nel cantiere notoriamente privo non solo delle basilari misure di sicurezza, ma perfino dei permessi necessari. Cheap Sotheary, uno dei coordinatori dell’associazione per i diritti umani, ADHOC, ha detto che è solo l’ultimo esempio di costruzione illegale consentita dalla corruzione sistematica in Cambogia.

Sam Rainsy ha espresso su Twitter le condoglianze alle famiglie delle vittime sottolineando che il governatore di Sihanoukville ha riconosciuto che non vi era alcun permesso di costruzione: “Il disastro è il risultato della corruzione, della negligenza e dell’irresponsabilità degli attuali governanti della Cambogia. È la punta dell’iceberg, poiché non c’è modo di sapere quanti altri edifici sono privi del permesso di costruzione e delle più basilare misure di sicurezza. Il punto è che sono i soldi a parlare in Cambogia. Il governo corrotto di Hun Sen è un pericolo per il pubblico.”

FOTO DELLA SETTIMANA
Istanbul, 23 giugno 2019: il candidato dell’opposizione, Ekrem Imamoglu, vince le elezioni e diventa il nuovo sindaco di Istanbul

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