N40 – 26/8/2019

PRIMO PIANO

A Hong Kong i manifestanti abbattono i lampioni con telecamere per il riconoscimento facciale
Il 24 agosto durante le manifestazioni a Hong Kong, diversi manifestanti hanno abbattuto un lampione stradale munito di telecamere per il riconoscimento facciale. I manifestanti, che si nascondevano dietro gli ombrelli per nascondere le loro identità, hanno esultato quando si è rovesciato. Facevano parte di un gruppo numeroso in marcia per chiedere la rimozione dei lampioni che destano preoccupazione per il software di riconoscimento facciale usato per la sorveglianza dalle autorità cinesi.

Da celebrità di spicco all’ex capo di Interpol, il mondo ha visto milioni di persone in Cina apparentemente svanire nel nulla negli ultimi anni. Il governo di Hong Kong ha affermato che i “lampioni intelligenti” raccolgono solo dati sul traffico, sul tempo e sulla qualità dell’aria e prevede di installare circa 400 lampioni in quattro distretti urbani, a partire da 50 nei distretti di Kwun Tong e Kowloon Bay che sono stati teatro dell’ultima marcia di protesta di sabato. “Le informazioni private degli cittadini di Hong Kong sono già estradate in Cina. Dobbiamo stare molto attenti”, ha detto Ventus Lau, organizzatore prima della processione.

Il Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto, Giulio Terzi, accoglie positivamente l’impegno dell’Unione europea verso una regolamentazione restrittiva sui sistemi di riconoscimento facciale e le nuove tecnologie di intelligenza artificiale che violino la privacy e i dati personali.

Sam Rainsy prepara la battaglia legale in Francia
Il 20 agosto 2019 il Primo Ministro Hun Sen ha sporto denuncia per diffamazione presso un tribunale francese contro Sam Rainsy, il leader dell’opposizione cambogiana in esilio e Presidente onorario del Partito Radicale. Sam Rainsy accoglie l’apertura di questo procedimento ed è pronto, con i suoi avvocati, a far esaminare tutti gli elementi rilevanti da un tribunale francese indipendente.

Hun Sen contesta a Sam Rainsy di aver danneggiato la sua reputazione avendolo accusato pubblicamente di aver orchestrato gli assassinii di Hok Lundy (capo della polizia) e Chea Vichea (leader sindacalista della Free Trade Union of Workers of Cambodia) rispettivamente nel 2008 e 2004. Il diritto francese prevede che la verità sia la difesa contro la diffamazione e Sam Rainsy intende dimostrare la verità con le sue dichiarazioni.

Consapevole delle sue responsabilità come principale leader dell’opposizione democratica, Sam Rainsy ha fatto regolarmente dichiarazioni per illustrare la responsabilità di Hun Sen di gravi crimini commessi, come l’attentato con bombe nel 1997 che causò la morte di 15 persone (tra le quali la guardia del corpo di Sam Rainsy) e il ferimento di circa 150. L’attentato è ancora oggetto di indagine presso un tribunale di Parigi. E’ interessante notare che nonostante le tante accuse portate da Sam Rainsy, finora Hun Sen non ha cercato di contrastarle presso la giustizia francese.

La Spagna verso nuove elezioni?
Pedro Sanchez è stato Primo Ministro spagnolo per quasi quattro mesi dopo le elezioni dello scorso aprile in cui uno dei temi principali è stato quello della questione dell’indipendenza della Catalogna. Da allora, tuttavia, Sanchez non è stato in grado di formare un nuovo governo, azzoppato da subito per non aver ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi. Con solo un mese rimasto a disposizione per creare un governo di coalizione, il paese potrebbe tornare alle urne per la quarta volta in soli quattro anni (dopo quelle del dicembre 2015, giugno 2016 e aprile 2019) e quindi aggravare la complessa crisi costituzionale.

Se Sanchez non riuscirà a formare un governo entro il 23 settembre, il parlamento verrà sciolto e le nuove elezioni si terranno a novembre. Sono stati numerosi i tentativi di raggiungere un accordo con i partiti minori, in particolare con Podemos. Ma il Partito Socialista Operaio Spagnolo, guidato da Sanchez stesso, finora ha respinto tutte le offerte, nonostante affermi che il suo partito “ha dimostrato una nobile volontà di raggiungere un accordo”, anche sul delicato dossier catalano.

IRAN E MEDIO ORIENTE

Gli Stati Uniti applicheranno sanzioni aggressive contro una petroliera iraniana
Il 22 agosto il Dipartimento di Stato ha fatto sapere che gli Stati Uniti applicheranno in modo aggressivo le sanzioni per impedire anche ad operatori del settore privato di assistere una petroliera iraniana che viaggia attraverso il Mediterraneo e che invece dovrebbe essere sotto sequestro.

“Il settore del trasporto marittimo sa che applicheremo in modo aggressivo le sanzioni statunitensi”, ha detto alla Reuters un membro dell’amministrazione Trump, aggiungendo che “tutte le parti nel settore del trasporto marittimo devono seguire un’adeguata ‘due diligence’ garantendo che non faciliteranno o stabiliranno rapporti commerciali, direttamente o indirettamente, con soggetti e merci sanzionate”.

I dati di localizzazione della nave hanno mostrato che la nave “Adrian Darya”, precedentemente chiamata “Grace 1”, si stava dirigendo verso la Grecia, anche se il Primo ministro greco ha smentito ciò. La petroliera è stata liberata dal sequestro al largo di Gibilterra dopo una disputa di cinque settimane sul fatto che stesse trasportando petrolio iraniano in Siria in violazione delle sanzioni dell’Unione Europea.

Il Ministro Zarif a sorpresa al G7 di Biarritz
Il Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif è arrivato a sorpresa domenica 25 agosto a Biarritz, in Francia, dove è in corso la riunione del gruppo di nazioni del G7. Il sito web di monitoraggio dei voli flightradar24.com ha mostrato che un aereo del governo iraniano è atterrato all’aeroporto di Biarritz, chiuso per la durata del vertice da sabato a lunedì. La televisione di stato iraniana ha citato il Ministero degli Esteri dicendo che Zarif non terrà colloqui con la delegazione statunitense.

Nonostante le petroliere sequestrate l’UE gioca ancora la carta dell’appeasement con l’Iran
Alan Goldsmith, direttore del programma di United Against Nuclear Iran (UANI) sulla lotta al terrorismo, ha scritto che Il sequestro illegale dell’Iran di una petroliera britannica dimostra nuovamente il pericolo che Teheran rappresenta per l’Europa e il fallimento dei tentativi dell’Unione europea di contenere la Repubblica islamica per trasformarla in un attore statale responsabile.

Un mese dopo la presa della nave iraniana, il 19 luglio, l’UE non si è ancora schierata con gli Stati Uniti nel fare pressione su Teheran per bloccarne le minacciose azioni. La continua opposizione dell’UE alle sanzioni, la riluttanza a partecipare ad una missione multinazionale di sicurezza marittima e la scelta di Josep Borrell, un apologeta iraniano, come nuovo capo della politica estera e di sicurezza indicano che Bruxelles vuole continuare a cercare di contenere Teheran anziché combattere seriamente la minaccia iraniana.

Negli ultimi mesi, le attività dell’Iran si sono intensificate su più fronti. E’ stato abbattuto un drone americano nello spazio aereo internazionale sullo Stretto di Hormuz. Sono state attaccate due petroliere commerciali nel Golfo di Oman. In Yemen, gli Houthi hanno aumentato i lanci di missili e droni in Arabia Saudita e hanno abbattuto un drone americano. Ahmady, l’ultimo di un rilevante numero di cittadini e residenti europei, è stato arrestato a Teheran. Inoltre, l’Iran sta accelerando il suo progresso verso la capacità di armi nucleari.

L’Iran svela il nuovo sistema di difesa antimissile
Il 23 agosto il Presidente iraniano Hassan Rouhani ha presentato un sistema di difesa aerea missilistico durante una cerimonia di inaugurazione a Teheran. L’esibizione del nuovo sistema, Bavar-373, giunge tra le crescenti tensioni con gli Stati Uniti. Bavar, che significa “credere” in persiano, è il primo sistema di difesa missilistica a lungo raggio di cui si dota il paese.

L’Iran ha iniziato la produzione dopo che l’acquisto del sistema russo S-300 era stato sospeso nel 2010 a causa delle sanzioni internazionali che avevano bloccato l’importazione di molte armi. Alla cerimonia, Rouhani ha affermato che il nuovo sistema mobile terra-aria è “migliore dell’S-300 e vicino all’S-400 [più avanzato]”. Con un’autonomia di oltre 200 km, l’agenzia di stampa ufficiale IRNA iraniana ha affermato che il sistema missilistico a lungo raggio è adatto alla geografia del paese.

Rouhani ha anche parlato con toni duri agli Stati Uniti. Rispetto all’accordo sul nucleare ha dichiarato che “i colloqui sono inutili. I nostri nemici non accettano la logica, quindi non possiamo rispondere con la logica. Quando il nemico lancia un missile contro di noi, non possiamo dire: ‘Signor Missile, per favore, non colpisca il nostro paese e la nostra gente innocente. Signor Lanciarazzi per favore, prema quel pulsante per far autodistruggere il missile nell’aria.”

L’Iran interessato alla proposta francese sul nucleare
L’Iran è pronto a lavorare su proposte francesi per salvare l’accordo nucleare internazionale (JCPOA) che Teheran ha firmato con le potenze mondiali nel 2015, ma non tollererà l’interferenza degli Stati Uniti nel Golfo. Lo ha detto il 22 agosto il Ministro degli Esteri. Nel tentativo di sostenere l’accordo, il Presidente francese Macron si è offerto il 21 agosto di alleggerire le sanzioni contro l’Iran o di fornire un meccanismo di compensazione “per consentire al popolo iraniano di vivere meglio” in cambio del pieno rispetto del patto.

Esportati 2.7 milioni di barili di petrolio iraniano in meno
Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato in un’intervista con MSNBC, il 21 agosto, che gli Stati Uniti hanno rimosso quotidianamente quasi 2,7 milioni di barili di petrolio iraniano dai mercati globali con la decisione di Washington di tornare ad applicare le sanzioni su tutti gli acquisti del greggio iraniano. Pompeo ha assicurato che la linea americana non cambierà. L’Iran ha esportato circa 100.000 bpd di greggio a luglio 2019, secondo Refinitiv Eikon. Se è inclusa la condensa, cioè un petrolio più leggero, le spedizioni sono state di circa 120.000 bpd al giorno.

Ex sostenitore di Khamenei condannato
La Corte d’appello della città di Mashhad ha confermato la condanna preliminare contro un ex sostenitore del governo iraniano per la diffusione di informazioni contro lo Stato. Sulla base della nuova sentenza, Kamal Jafari Yazdi, attivista e docente universitario in pensione, dovrebbe scontare almeno dieci anni della condanna a tredici anni di reclusione.

Jafari Yazdi insiste sul fatto che era un fedele sostenitore della Repubblica islamica come membro della forza volontaria paramilitare Basij, sotto il comando del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC). Ma la violenta repressione da parte dello Stato delle manifestazioni per la democrazia dopo le controverse elezioni presidenziali del 2009 ha avuto un profondo impatto su di lui.

“Sono stato un sostenitore della Repubblica islamica e per anni ho combattuto nella guerra [Iran-Iraq]”, ha detto al Center for Human Rights in Iran, aggiungendo, “sono rimasto ferito e mio fratello è stato martirizzato in guerra.. Ma dopo il 2009 ho iniziato a criticare il regime a causa della repressione della popolazione e dell’uccisione di giovani manifestanti nel [centro di detenzione] Kahrizak”.

26 milioni di iraniani non usano internet
Il 20 agosto il Centro Statistico Iraniano e l’Organizzazione delle Tecnologie dell’Informazione Iraniana hanno pubblicato un rapporto secondo il quale sono circa 26 milioni gli iraniani dai sei anni in su che non usano internet. Tra questi, sono circa 11 milioni di uomini e 15 milioni circa di donne. 18,3 milioni hanno dichiarato di non aver bisogno della tecnologia internet. Oltre 7 milioni di persone non lo usano per mancanza di conoscenza; oltre 3,5 milioni per l’elevato costo; 1,7 milioni a causa di motivi culturali, come contenuti immorali; 1,3 milioni perché preoccupate per la privacy.

Secondo le statistiche, 14 milioni non sanno nulla di internet e 1,2 milioni di persone semplicemente non hanno accesso. 2,7 milioni di persone non usano internet perché non hanno il permesso di usarlo. Il tasso di penetrazione di internet più elevato è tra gli studenti con l’89,6%. Secondo le statistiche, circa 29,4 milioni di iraniani (63,4%) sono utenti internet abituali.

La crisi dell’economia iraniana riflessa nel settore delle auto
Il 22 agosto due parlamentari iraniani sono stati arrestati per azioni non specificate descritte come “sconvolgenti” nel mercato automobilistico del paese, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars. I due legislatori, Fereydoun Ahmadi e Mohammad Azizi, sono stati portati nella prigione di Evin a Teheran da dove sono stati rilasciati dopo aver saldato la cauzione di 85.000 dollari. Non è dato sapere se i due siano stati accusati di crimini finanziari.

L’economia iraniana è precipitata dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare dell’anno scorso. I prezzi delle auto sono saliti alle stelle, i produttori occidentali lasciano il paese e le parti prodotte all’estero diventando più difficili da trovare. La Cina sta cercando di colmare il vuoto.

Il Presidente Rouhani ha presentato un disegno di legge in parlamento che per tagliare quattro zeri dal valore della valuta, il rial, rovinato delle sanzioni contro la Repubblica islamica. Le autorità stanno anche pensando alla creazione di una nuova valuta, tuttavia non è stato ancora fornita nessuna stima del costo di creazione ditale valuta.

L’app iraniana di bike-sharing vietata alle donne
La società di bike-sharing di Teheran, Bdood, sta ricevendo molte critiche dopo che alcuni clienti hanno notato che le donne non erano in grado di registrarsi sull’app. Un utente ha segnalato questo problema su Twitter, scrivendo che alla società è vietato offrire tale servizio alle donne. Un’altra persona ha pubblicato uno screenshot di un messaggio di errore dopo aver tentato di registrare sull’app Bdood un utente di sesso femminile. “Se la storia è vera, non userò mai più Bdood”, ha dichiarato una persona.

Raid israeliano in Iraq confermato dagli Stati Uniti
Il 23 agosto l’amministrazione Trump ha reso noto che Israele è responsabile del bombardamento di un presunto deposito di armi iraniano in Iraq il mese scorso. L’attacco rientra nella campagna israeliana contro obiettivi ritenuti risorse militari iraniane nella regione. Nei giorni scorsi Benjamin Netanyahu aveva già lasciato intendere che il suo paese era dietro ai recenti raid aerei contro basi e depositi di munizioni appartenenti alle forze paramilitari appoggiate dall’Iran che operano in Iraq.

Gli attacchi misteriosi non sono stati rivendicati da nessuna parte e hanno lasciato il governo iracheno alla ricerca di una risposta. Una settimana fa, il vice capo delle milizie sciite irachene ha apertamente accusato i droni israeliani di aver effettuato gli attacchi, addossando però la responsabilità a Washington e ha minacciato ritorsioni per eventuali attacchi futuri.

Durante l’ultima serie di raid aerei, Natasha Ghoneim, corrispondente di Al Jazeera da Baghdad, ha affermato che i gruppi armati sostenuti dall’Iran operano in Iraq con il pieno sostegno del governo dal 2014, cioè quando si sono uniti alla lotta contro l’ISIS. “Una legge entrata in vigore il 31 luglio impone a tutti i gruppi paramilitari di riferire alle forze di sicurezza irachene oppure di deporre le armi”, ha riferito Ghoneim.

Il Paraguay designa Hezbollah come organizzazione terroristica
Il 19 agosto, con il Decreto 2037, il Paraguay ha riconosciuto ufficialmente l’ala militare di Hezbollah come un’organizzazione terroristica internazionale. Anche l’ISIS, Al Qaeda e Hamas sono nella lista nera di Asuncion. Il presidente paraguaiano Mario Abdo Benitez, ha affermato che la decisione mira a sostenere la lotta globale al terrorismo, attirando elogi sia dai governi israeliano che americano. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo che ha parlato di un “passo importante” per colpire Hezbollah soprattutto nel “pianificare attacchi terroristici e raccogliere fondi in tutto il mondo, compreso nell’emisfero occidentale”. Pompeo ha aggiunto: “Il mondo sta riconoscendo sempre più Hezbollah per quello che è – non un difensore del Libano come dice di essere, ma un’organizzazione terroristica dedicata a promuovere l’agenda destabilizzante dell’Iran”. L’Argentina ha già riconosciuto Hezbollah come organizzazione terroristica. Il 20 agosto, il Presidente Bolsonaro ha annunciato che presto seguirà anche il Brasile.

Avvicinamento tra i socialisti libanesi e Hezbollah?
Un rappresentante del Partito Socialista Progressista (PSP) del Libano ha preso parte a una manifestazione organizzata da Hezbollah nella città meridionale di Bint Jbeil in occasione dell’anniversario della fine della guerra del 2006 con Israele. “Noi del PSP ci troviamo in questa terra in occasione di un evento di grande portata”, ha detto il Segretario generale Zafer Nasser alla televisione di al-Jadeed in diretta dal raduno il 16 agosto.

Alla domanda se la partecipazione del PSP fosse una sorta di preludio ad un incontro con il capo di Hezbollah Hassan Nasrallah e quello del PSP, Walid Jumblat, a seguito delle ultime tensioni tra le due parti, Nasser ha detto che “questo dipenderà dalla mediazione del presidente del Parlamento Nabih Berri che potrebbe spingere in questo senso.”

In Yemen la coalizione a guida saudita ha abbattuto i droni Houthi
Il 25 agosto la coalizione militare a guida saudita che combatte i ribelli Houti nello Yemen ha dichiarato di aver abbattuto un drone del gruppo allineato all’Iran diretto su una base aerea saudita. “Le forze della coalizione hanno intercettato e abbattuto un drone decollato dalla città di Sanaa in direzione dei quartieri residenziali di Khamis Muchait”, ha detto il portavoce della coalizione il colonnello Turki al-Malki all’agenzia di stampa saudita ufficiale.

Un portavoce degli Houthi ha confermato che il gruppo voleva far sorvolare dai droni sopra le torri di controllo dell’aeroporto di Abha e sulla base aerea di Khamis Mushait. Negli ultimi tre mesi gli Houthi controllano Sanaa, la capitale yemenita, e hanno intensificato gli attacchi contro obiettivi in ​​Arabia Saudita.

La risposta della coalizione guidata dai sauditi non si è fatta attendere e l’escalation della violenza minaccia sempre più l’accordo sponsorizzato dalle Nazioni Unite per un cessate il fuoco e il ritiro delle truppe dalla città costiera di Hodeidah, che è stato il fulcro degli scontri l’anno scorso quando la coalizione ha cercato di riconquistare il porto. Il porto è la principale linea di rifornimento degli Houthi e un’ancora di salvezza per milioni di yemeniti.

FOTO DELLA SETTIMANA
Hong Kong, 24 agosto 2019: i manifestanti abbattono un lampione munito di telecamere per il riconoscimento facciale

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