N 26 – 20/5/2019

PRIMO PIANO

Roberto Giachetti e Roberto Deriu in sciopero della sete per Radio Radicale
Oggi 20 maggio scade ufficialmente la convenzione tra Radio Radicale e il governo italiano. Rita Bernardini e Maurizio Bolognetti hanno sospeso l’iniziativa nonviolenta dopo l’annuncio del deposito di un emendamento della Lega nel “DDL Crescita” del governo finalizzato a prorogare la convenzione di altri sei mesi e dopo la conseguente richiesta dei parlamentari del PD di sospendere il digiuno. La mobilitazione prosegue grazie a Roberto Giachetti, deputato PD, giunto al quarto giorno di sciopero totale della fame e della sete, e grazie a Roberto Deriu, consigliere regionale PD della Sardegna, al secondo giorno di sciopero totale.

Il 17 maggio inoltre si è tenuta nella sede del Partito Radicale a Roma la “Notte bianca per Radio Radicale”: una notte di testimonianze, messaggi, riflessioni a sostegno del servizio pubblico di Radio Radicale, in cui sono stati letti alcuni dei messaggi dei firmatari della petizione online e indirizzata al Governo Conte ha superato abbondantemente le 150.000 sottoscrizioni. E’ possibile aderire all’iniziativa nonviolenta a favore di Radio Radicale compilando questo formulario.

Tre anni senza Marco Pannella
Domenica 19 maggio, nel terzo anniversario della scomparsa di Marco Pannella, si sono tenuti due eventi per ricordare il leader nonviolento radicale, morto a 86 anni a Roma.

Il primo è stato l’incontro “Marco Pannella federalista europeo“, nella sede del Partito Radicale a Roma, al quale hanno partecipato Pier Virgilio Dastoli, Docente universitario, Presidente del Consiglio italiano del Movimento europeo, già assistente di Altiero Spinelli, e Niccolò Rinaldi, funzionario al Parlamento europeo, già responsabile dell’informazione dell’Onu in Afghanistan e deputato europeo, e i membri della Presidenza del Partito Radicale Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio D’Elia, Maurizio Turco, Antonio Cerrone, Maria Antonietta Farina Coscioni, Irene Testa, Elisabetta Zamparutti.

Il secondo evento si è tenuto a Pistoia, nella sala consiliare del Palazzo del Comune. I Consiglieri comunali di Pistoia Lorenzo Galligani (FdI), Gianpaolo Pagliai (FI) e Walter Tripi (PD), insieme a Matteo Angioli della Presidenza del Partito Radicale, hanno ricordato Marco Pannella nella prosecuzione della lotta per la vita di Radio Radicale, alla quale anche il Comune di Pistoia ha contribuito approvando all’unanimità un ordine del giorno.

Il Presidente di etnia serba della Bosnia ed Erzegovina invita i soldati a indossare uniformi serbe
Il 12 maggio Milorad Dodik, Presidente bosniaco di etnia serba della presidenza a rotazione della Bosnia ed Erzegovina (formata da tre membri, un bosniaco, un serbo e un croato), ha detto che è stato un errore abolire l’Esercito della Republika Srpska (RS), aggiungendo che la formazione delle Forze Armate Bosniache è stata possibile a causa della pressione internazionale.

Durante una cerimonia per celebrare la Giornata dell’Esercito e il Terzo Reggimento di Fanteria (TRF), che è formalmente parte dell’esercito bosniaco, Dodik ha affermato che l’esercito della RS “vive nei cuori e nelle menti dei serbi” e che il TRF ha il “comando supremo a Banja Luka”, centro amministrativo della RS, che “difenderà sempre la libertà della RS e della sua gente”. Dodik ha apertamente invitato i soldati a indossare le uniformi dell’esercito della Republika Srpska. Il Presidente è ricordato per aver detto, nel giorno del suo insediamento alla presidenza: “Sono un serbo… la Bosnia è solo il mio posto di lavoro”.

La Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina (Republika Srpska) è una delle due entità che formano la Bosnia ed Erzegovina. L’altra è la Federazione di Bosnia ed Erzegovina (FBE), da non confondere con la Repubblica di Serbia. Il presidente Milorad Dodik (bosniaco di etnia serba) è del partito dell’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti, uno schieramento di nazionalità serba della Bosnia ed Erzegovina.

Dopo la fine del conflitto del 1992-95 in Bosnia, con gli accordi di Dayton, il paese realizzò una riforma della difesa, fondendo gli eserciti dell’entità della Republika Srpska e della Federazione di Bosnia ed Erzegovina e affidando il comando al livello centrale. La Bosnia ed Erzegovina non ha però aderito alla NATO perché, mentre la FBE è favorevole, il parlamento della RS è contrario e dal 2017 ha ufficialmente assunto una posizione neutrale, al di fuori quindi fuori dall’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti.

Alla cerimonia del 12 maggio era presente anche il Ministro della Difesa della Repubblica di Serbia, Aleksandar Vulin, che ha dichiarato: “La RS non ha un suo esercito, ma il popolo serbo sì. Se non ci fosse stato l’esercito tenace e coraggioso della RS e del popolo serbo, e se non ci fosse stata la grande solidarietà di tutti i serbi, ovunque si trovino, la RS non sarebbe mai stata creata”.

CINA

Jianli Yang: “Il deficit di diritti umani in Cina ha contribuito al deficit commerciale degli USA con la Cina”
L’11 maggio Jianli Yang, membro onorario del Global Committee for the Rule of Law, è intervenuto ad un evento organizzato dai repubblicani della Contea di Skagit, nello Stato di Washington, Stati Uniti, in cui ha tracciato un parallelo tra i vantaggi che il sistema della schiavitù nell’America di due secoli fa portava agli Stati del sud, e quelli che il deficit di diritti umani porta oggi alla Cina.

Da quando l’America le ha concesso un normale status commerciale, la Cina ha intrapreso una guerra economica contro le democrazie industriali e ora si è rivelata come la più grande minaccia economica e di sicurezza che gli Stati Uniti abbiano mai affrontato. L’America ha il più grande deficit commerciale con la Cina, $350 miliardi annui. Non dobbiamo dimenticare che il deficit dei diritti umani in Cina ha contribuito in larga misura al deficit commerciale dell’America con la Cina. La mancanza di diritti umani costituisce un enorme vantaggio per la Cina nel commercio con economie di libero mercato, proprio come il sistema di schiavitù costituì un vantaggio per il Sud nel commercio con il Nord prima della guerra civile.

Duecento anni fa, la scarsa attenzione interna ai diritti umani e il libero mercato esterno permisero di rafforzare il ruolo e la fiducia dei proprietari di schiavi. Allo stesso modo, negli ultimi trent’anni, la scarsa attenzione interna dei diritti umani e il libero mercato esterno hanno rafforzato la forza e la fiducia del regime autoritario del Partito Comunista Cinese. Lincoln aveva una scelta: chiudere il mercato del Nord al Sud ignorando il sistema di schiavitù o porre fine al sistema di schiavitù stesso. Sappiamo tutti cosa scelse Lincoln. Nel trattare con un regime autoritario come la Cina, il Presidente Trump seguirà le orme del Presidente Lincoln con il Sud e quelle del Presidente Reagan con l’Unione Sovietica?

Parziale chiusura di Google a Huawei
Gli utenti di smartphone Huawei non potranno aggiornare né le app né le correzioni di sicurezza, e quando Google lancerà la prossima versione di Android entro la fine dell’anno, questa potrebbe non essere disponibile sui dispositivi Huawei. I futuri dispositivi Huawei potrebbero non avere più app come YouTube e Maps. Huawei può ancora utilizzare la versione del sistema operativo Android disponibile tramite una licenza open source. Ben Wood, della società di consulenza CCS Insight, ha affermato che la mossa di Google avrà “grandi implicazioni per il business di Huawei”.

Giulio Terzi di Sant’agata, Presidente del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, ha scritto su Twitter che quello di Google è uno “schiaffo durissimo per Huawei”, dopo quello del presidente Trump che ha incluso il gigante tecnologico cinese nella lista delle aziende in grado di costituire un rischio per la sicurezza nazionale. “Il governo italiano deve cambiare rotta sul Memorandum of Understanding. E’ già tardi rispetto alle aziende italiane”, ha aggiunto Giulio Terzi indirizzandosi in particolare al Sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci.

L’India ha impedito che il Dalai Lama e Xi Jinping si incontrassero
Il Dalai Lama ha rivelato che il Presidente Xi Jinping aveva accettato di incontrarlo durante una visita di stato in India nel 2014 e che l’incontro fu annullato dalle autorità indiane Delhi. L’affermazione è stata fatta durante un’intervista su un libro della giornalista indiana Sonia Singh.

Benché l’India ospiti il Dalai Lama e il governo tibetano in esilio, a Dharamsala, non ha parlato apertamente dell’oppressione in Cina. Anzi, l’anno scorso, le autorità hanno vietato ai tibetani di celebrare il 60° anniversario della fallita rivolta contro il dominio cinese nel marzo 1959. “Non vogliono creare tensioni. L’India tende a tenere buone relazioni con la Cina, almeno rispetto alle questioni tibetane” ha detto Adrian Zenz, studioso delle politiche di minoranza della Cina in Tibet e nello Xinjiang.

Appello di Taiwan all’OMS
In una lettera a L’Opinione, l’Ambasciatore di Taiwan in Italia, Andrea Sing-Ying Lee, ha denunciato l’esclusione di Taiwan dall’Assemblea annuale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, al via oggi a Ginevra, per mano della Cina. L’aumento del commercio e dei trasporti internazionali, che ogni giorno vedono milioni di merci e di persone spostarsi da una parte all’altra del globo, ha trasformato l’intero pianeta in un blocco unico, senza zone isolate né interruzioni. Di conseguenza, anche le influenze, le malattie e le epidemie possono spostarsi con facilità, viaggiando su navi, treni e aerei senza tener conto, come è logico, di confini o di ragioni politiche.

Purtroppo però sono proprio queste ultime, le ragioni di mera natura politica, a tenere fuori il mio Paese, la Repubblica di Cina (Taiwan), da questo importante consesso internazionale. Dal 2009, infatti, Taiwan ha potuto seguire gli appuntamenti annuali dell’Assemblea come membro osservatore ma negli ultimi due anni – il 2017 e il 2018 – a Taiwan è stato impedito di accedere alle riunioni dell’OMS e di conseguenza di interfacciarsi con i più recenti meccanismi e disposizioni decise dall’organo con sede in Svizzera.

Firma la petizione nel trentennale del massacro di Piazza Tiananmen
Il 4 giugno sarà il trentennale del massacro compiuto nel 1989 a Piazza Tiananmen, Pechino. L’immagine simbolo di quella manifestazione per la democrazia repressa all’improvviso nel sangue dalle autorità cinesi è quella di un uomo con i sacchetti della spesa davanti a un carro armato, uno dei tanti inviati nella piazza. Il carro armato cerca di aggirarlo ma lui non lo lascia. Macchine fotografiche e telecamere catturano il tutto e così il mondo conobbe la lotta cinese per la democrazia. Ancora oggi non sappiamo nulla di quel ragazzo che ebbe il coraggio di opporsi al carro armato, né del soldato alla guida del carro che scelse di risparmiargli la vita.

Jianli Yang, membro onorario del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”, chiede da tempo al presidente cinese Xi Jinping di far conoscere al popolo cinese e al mondo cosa è successo ai due uomini del carro armato, i due “tank men”. Se il governo cinese dirà la verità su cosa ne è stato dei due “tank men”, ci avvicineremo ad una vera riforma democratica. Perciò ha lanciato questa petizione online, sostenuta anche da molti sopravvissuti del massacro di Tiananmen, attivisti democratici e personalità di tutto il mondo, per chiedere al presidente cinese di dire al mondo cosa è successo ai “tank men”.

IRAN E MEDIO ORIENTE

Mark Wallace: “Le aziende che trattano con l’Iran devono interrompere i finanziamenti ai gruppi terroristici”
L’Iran Oil Show, una delle conferenze sul gas e petrolio più seguite al mondo, si è aperta assai sottotono a Teheran questo mese, con uno dei pubblici meno diversificati a livello mondiale. Grazie in gran parte ad una maggiore chiarezza sui legami commerciali dell’Iran volti a finanziare organizzazioni terroristiche, tra cui l’IRGC, nella sala espositiva praticamente non c’erano stranieri. L’economia iraniana sempre meno stabile e sempre più isolata ha causato la mancanza di interesse nell’evento di Teheran. Questo dovrebbe sollecitare gli addetti ai lavori a prendere in considerazione un cambiamento di rotta atteso da lungo tempo.

La conferenza, organizzata dalla National Iranian Oil Company (NIOC), “un agente o affiliato” dell’IRGC, è stata un fallimento umiliante. L’anno scorso si erano registrate 600 aziende straniere provenienti da 38 paesi. Un anno dopo, queste erano solo 58. La mancanza di partecipazione a questa importante conferenza è un fattore determinante, e il tempismo non potrebbe essere peggiore per Teheran. Le sanzioni globali applicate prima dell’inizio della conferenza hanno avuto un effetto immediato, mettendo ogni acquirente di petrolio iraniano a rischio di sanzioni statunitensi.

Inoltre, partecipare ad una conferenza in Iran o in Europa con aziende iraniane, comporta l’alta probabilità di essere avvicinati per essere valutati come possibile spie ed essere reclutati da una delle due agenzie del regime iraniano.

I leader aziendali hanno finalmente capito che fare affari con l’Iran finanzia il terrorismo e che non c’è modo di evitarlo. È per questo che nessuna azienda prestigiosa ha partecipato alla conferenza. È per questo che nessuna corporation globale si è schierata a favore degli strumenti per aggirare le sanzioni creati dall’Unione Europea. Ed è per questo che l’Iran potrebbe presto affrontare una vera e propria crisi finanziaria esistenziale. Il messaggio a tutte le aziende deve essere chiaro: non rischiate coinvolgendovi nelle conferenze in Iran, sia nel paese che all’estero.

Giulio Terzi interviene alla presentazione di: “Iran. Il labirinto dell’immaginazione”
Il 17 maggio, il Presidente del Global Commitee for the Rule of Law “Marco Pannella”, è stato invitato a prendere la parola durante la presentazione del libro di Maria Luisa Gaetani “Iran. Il labirinto dell’immaginazione” presso la Biblioteca del Senato, a Roma.

Sono decisamente più d’uno i motivi di gratitudine sincera per la Duchessa Maria Luisa Gaetani d’Aragona per avermi invitato a parlare del suo nuovo splendido libro “Iran. Il labirinto dell’immaginazione”. Per riassumerli in uno solo, sono grato a Maria Luisa soprattutto per il profondo significato e per i contenuti che da anni sta dando alla “Diplomazia della Cultura” del nostro paese. Strumento importante, oggi come non mai.

L’Italia dovrebbe aver piena consapevolezza di essere una “potenza globale della cultura”; del “soft power” che ne deriva; di poter superare le sue timidezze quando è confrontata allo “sharper power” di paesi o regimi che sempre più asserviscono ai propri fini narrative e interpretazioni distorte della storia o del pensiero, in antitesi ai principi positivi sui quali si fondano i nostri diritti e le nostre libertà.

Khamenei rifiuta di negoziare con Trump
Il 17 maggio un importante membro dell’esercito iraniano ha accusato il presidente degli Stati Uniti Trump di disonestà, perché da un lato Washington chiede di aprire il negoziato e dall’altro “punta la pistola” a Teheran. Trump ha dichiarato pubblicamente di voler perseguire una rotta diplomatica con l’Iran dopo aver ritirato gli Stati Uniti dall’accordo nucleare Iran del 2015, dopo essersi mosso per tagliare le esportazioni di petrolio iraniane e dopo aver rafforzato la presenza della Marina e dell’Aeronautica statunitense nel Golfo.

Per gli iraniani si tratta di “guerra psicologica”. Il capo supremo Ayatollah Ali Khamenei ha detto che Teheran non negozierà con gli Stati Uniti perché un altro accordo nucleare sarebbe “velenoso“. Secondo l’agenzia di stampa Mehr, il brigadier generale delle forze armate, Rasoul Sanai-Rad, ha detto: “Le azioni dei leader americani nell’esercitare pressioni e applicare sanzioni, mentre si parla di colloqui, è come tenere una pistola contro qualcuno e chiedere amicizia e negoziazioni”.

Gli Stati Uniti mostrano un campo di addestramento iraniano nel Libano orientale
Un video del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti pubblicato questa settimana mostra un campo di addestramento controllato dal Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica dell’Iran – Quds Force nel villaggio di Beit Moubarak, nella valle di Beqaa. Il villaggio si trova vicino al confine siriano ed è vicino alla base aerea di Rayak delle forze armate libanesi. Secondo il video, l’IRGC-QF sta utilizzando il sito per addestrare i combattenti nell’operazione per il trasporto di personale.

La base dell’IRGC è stata scoperta lo scorso febbraio, ma secondo David Daoud, analista su Hezbollah e Libano di United Against Nuclear Iran, potrebbe essere molto più vecchia. Daoud spiega che il video mostra “quanto sia compromessa la frontiera tra Libano e Siria orientale” e l’incapacità dello Stato libanese di proteggere adeguatamente il suo territorio dalla penetrazione iraniana. “In secondo luogo, dimostra ulteriormente l’unificazione dell’Asse della Resistenza tra Nasrallah e altri leader miliziani iraniani che, in una futura guerra (ad esempio, contro Israele), si troveranno fianco a fianco”, ha aggiunto Daoud.

Esportazioni di petrolio iraniano al minimo negli ultimi cinque anni
Mentre gli Stati Uniti si preparano a imporre il divieto totale e unilaterale sulle esportazioni di greggio iraniano, un nuovo studio del 15 maggio della International Energy Agency mostra che la produzione iraniana di petrolio è scesa al livello più basso negli ultimi cinque anni.

L’Agenzia internazionale per l’energia ha dichiarato che la produzione petrolifera iraniana è stata di 2,6 milioni di barili al giorno ad aprile, in calo del 5% rispetto alla cifra di marzo di 2,74 milioni di barili al giorno. La cifra della produzione petrolifera di aprile è stata la più bassa dell’Iran da settembre 2013.

Nel sommario dello studio in questione l’agenzia accoglie favorevolmente i segnali provenienti da altri paesi produttori di petrolio che pronti “intervenire per rimpiazzare, anche se gradualmente, i barili iraniani in risposta alle richieste dei clienti”, specificando che è rassicurante “vedere che i problemi posti dalle [incertezze di approvvigionamento globale] sono gestiti e ci auguriamo che i principali attori continueranno a lavorare per garantire la stabilità del mercato”.

Condannati al carcere altri tre scrittori iraniani
Il 16 maggio la Iran’s Writers Association (IWA) ha manifestato contro la condanna di tre scrittori, Reza Khandan Mahabadi, Baktash Abtin e Kayvan Bajan, a tre anni di carcere affermando che è una sentenza “contro tutti gli scrittori e tutti coloro che lottano per la libertà di espressione”. Due dei tre, Mahabadi e Abtin, sono stati incriminati lo scorso agosto sulla base di una denuncia presentata dal Ministero dell’Intelligence nel 2015. Il Ministero aveva accusato gli scrittori di “propagare idee contro il governo e di pubblicazioni illegali”.

L’associazione degli scrittori iraniani ha definito le accuse “infondate”, aggiungendo che le prove presentate contro gli autori sono irrilevanti. Tra le accuse, quella di aver reso omaggio a poeti e scrittori defunti. Il governo iraniano non riconosce l’Associazione degli scrittori sebbene sia attiva da molti decenni.

Un missile colpisce la Green Zone di Baghdad
Nella notte di domenica 19 maggio un missile ha colpito la Green Zone di Baghdad, la sede amministrativa del governo iracheno e di rappresentanze straniere, segno del clima di tensione sempre più palpabile tra Stati Uniti ed Iran.

“Non ci sono feriti”, ha dichiarato il Gen. Yahya Rasool del Comando congiunto di Baghdad che include sia forze americane che irachene. Il Gen. ha anche confermato che si è trattato di un razzo Katyusha, stato sparato dall’altra sponda del fiume Tigri. L’ambasciata americana ha dichiarato che non ci sono stati danni alle strutture e che per ora nessuno ha rivendicato la responsabilità.

Incarcerati negli Emirati Arabi sei libanesi legati a Hezbollah
La Corte Federale degli Emirati Arabi Uniti hanno condannato quattro libanesi all’ergastolo e altri due a dieci anni di carcere con l’accusa di aver creato una cellula terroristica collegata a Hezbollah del Libano. Gli imputati, tutti sciiti, hanno vissuto e lavorato negli Emirati Arabi Uniti per più di 15 anni e sono stati arrestati tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018.

Amnesty International ha affermato che gli uomini non hanno avuto un processo equo e che sono stati detenuti in isolamento per più di un anno, il che rappresenta una tortura. “Inoltre, è stato negato loro l’accesso agli avvocati fin dall’inizio del processo; alcuni hanno anche affermato di essere stati torturati per firmare le cosiddette confessioni, e non ci sono state indagini su queste affermazioni”, ha detto Lynn Maalouf, direttore delle ricerche in Medio Oriente per Amnesty.

Gli Emirati Arabi Uniti, un centro turistico e commerciale molto importante per il Medio Oriente, non tollerano critiche, soprattutto pubbliche, né alla monarchia né alle politiche governo e hanno dichiarato guerra all’Islam politico.

VENEZUELA

Maduro aggrappato al Venezuela, l’urlo di Guaidó: “Terrorismo di Stato”
Il 15 maggio Il Mattino riporta le parole con cui Juan Guaidó riassume il violento dramma che affligge il Venezuela: “terrorismo di Stato”. L’autore dell’articolo, Luca Marfé, sottolinea come si tratti di un’espressione che di fatto sintetizza tutto il marcio della gestione di Nicolás Maduro. Ovvero di quel socialismo ereditario più interessato a rimanere aggrappato al potere che non a risolvere i problemi che da anni attanagliano il Venezuela.

Ed è proprio nella piaga della fame, della scarsezza dei beni e dell’insicurezza diffusa che l’autoproclamato presidente ad interim prova a girare il dito. Sottolineando la costanza, quasi la testardaggine, con la quale l’Assemblea Nazionale, di cui lo stesso Guaidó è formalmente a capo, continua a lavorare per il bene del Paese. Uno sforzo già interrotto, soltanto di recente, da più di 90 sentenze volte ad ostacolare le attività del Parlamento. Un destino già spezzato, quello del trentacinquenne originario de La Guaira, paragonabile all’orizzonte di una nazione in frantumi. Guaidó, però, non molla la presa. E promette battaglia. E spera ancora.

Spera in una Comunità Internazionale che in parte lo snobba e addirittura gli sbarra la strada. Con la Russia che alza la voce contro eventuali ingerenze e con la Cina che scarica i primi aiuti tra Caracas e dintorni. Con l’Europa incerta e divisa proprio dall’Italia. Con gli Stati Uniti che hanno il volto dell’ultima speranza. Del resto, il giovane leader dell’opposizione venezuelana non ne fa segreto e anzi scrive di suo pugno una lettera indirizzata ai vertici di Washington in cui auspica «un piano operativo e strategico che consenta di onorare i doveri costituzionali nei confronti di un popolo in ginocchio».

Che lo aiuti a rialzarsi, che lo liberi, insomma. In altre parole, con la forza, con un intervento militare che oramai viene invocato a gran voce. Un’ipotesi che fa infuriare Maduro che a sua volta denuncia ciò che bolla come un «disgustoso tentativo di destabilizzare la terra di Bolívar». Terra di Bolívar che, a prescindere dalla possibile furia firmata Trump, è già da tempo e di per sé tutto fuorché stabile.

CAMBOGIA

Il Dipartimento di Stato condanna la morte di un attivista cambogiano dell’opposizione
Gli Stati Uniti sono profondamente turbati dalla morte di Tith Rorn, membro del Cambodia National Rescue Party (CNRP) mentre si trovava in custodia della polizia e chiedono un’indagine indipendente immediata sugli eventi che hanno portato al suo arresto e alla sua morte. Siamo anche preoccupati per i recenti procedimenti giudiziari avviati contro più di 65 membri del CNRP.

Esortiamo il governo cambogiano a rimuovere indebite restrizioni politiche di cui sono oggetto tutti i cittadini cambogiani e a liberare i prigionieri che sono stati incarcerati arbitrariamente o illegalmente, incluso Kem Sokha. Invitiamo inoltre il governo cambogiano a sostenere un’autentica democrazia multipartitica e ad assicurare che le sue azioni e le sue leggi siano conformi agli obblighi in materia di diritti umani, così come stabilisce il diritto internazionale.

FOTO DELLA SETTIMANA
Roma, 17 maggio 2019: Alessio Falconio, direttore di Radio Radicale, interviene alla notte bianca per Radio Radicale nella sede del Partito Radicale a Roma

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