N 82 – 22/6/2020

FOTO DELLA SETTIMANA – Pechino, 20 giugno 2020: due poliziotti impediscono a un fotografo della Reuters di fotografare un’area residenziale vicino al mercato di Xinfadi in lockdown dopo l’esplosione di un nuovo focolaio di coronavirus

PRIMO PIANO

Perché il Venezuela non è un interlocutore come tanti altri
Leggiamo con sorpresa – scrivono Giulio Terzi di Sant’Agata, Matteo Angioli e Andrea Merlo – le riflessioni sul Venezuela espresse nell’editoriale Calcoli errati (a ovest), pubblicato in prima pagina dal Corriere della Sera in data domenica 21 giugno 2020. Non possiamo non rimanere stupefatti dal taglio e ancor più dai contenuti, e soprattutto dalle omissioni presenti nel fondo in oggetto; un argomento tanto importante, quale quello della politica estera italiana, e ancor più quello direttamente chiamato in causa, della tragedia venezuelana, esige una integrazione, che potremmo emblematicamente intitolare “la prospettiva errata (sul Venezuela)”.

Caso Floyd, legge e ordine non bastano più. Mancano conoscenza, giustizia e nonviolenza
Il 17 giugno, Il Dubbio ha ospitato un articolo di Matteo Angioli sulle manifestazioni che interessano gli Stati Uniti dall’uccisione di un altro afroamericano per mano della polizia.

“Tra 10 anni farai lo stesso anche tu! Quel che devi fare oggi che hai 16 anni è trovare un’idea migliore perché ciò che stiamo facendo noi non funziona! Lui è arrabbiato a 46 anni, io sono arrabbiato a 31! Tu sei arrabbiato e ne hai 16! Capisci?” Le parole, riprese in un video postato su Twitter il 31 maggio scorso, sono rivolte da un uomo di 31 anni a un sedicenne per convincerlo di come sia controproducente saccheggiare. Un attimo prima aveva amaramente constatato la sordità del 46enne alle stesse parole. Tre generazioni di afroamericani lacerate e unite nel dolore e nella rabbia, separate nella via da imboccare per un futuro diverso, come lo erano Martin Luther King jr e Malcolm X.

Si fatica ad affrontare il problema che attanaglia gli Stati Uniti senza cadere nella contrapposizione semplificata che vede da un lato gli anti- Trump a priori, dall’altro i protettori dello status quo e del “law and order” a tutti costi. Così, mentre nella grande democrazia americana prende corpo il dibattito su una possibile riforma delle forze dell’ordine, sta lentamente tornando sotto i riflettori una delle cause che condanna i George Floyd: la mancanza di conoscenza e di responsabilità.

Il Global Committee all’assemblea tematica sulla Cina del Partito Pirata
Il 17 giugno, nell’ambito delle Assemblee del mercoledì del Partito Pirata, si è tenuta un’assemblea tematica intitolata “Il racconto delle Cine: la Repubblica popolare, Hong Kong, il Tibet e Taiwan”. Alla riunione hanno partecipato tre dei personaggi pubblici di estrazione culturale e professionale differente e tra i più informati sulla situazione politica cinese. Giulio Terzi di Sant’Agata, già Ministro degli Esteri, Ambasciatore e Presidente del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”; Giulia Pompili, giornalista de Il Foglio, da sempre formata sulle questioni asiatiche; Laura Harth, analista politica, radicale, in qualità di Coordinatrice del Consiglio scientifico del già citato Global Committee, ha coordinato la pubblicazione a cura del Professor Bassiouni sul diritto alla conoscenza.

Hong Kong è la nuova Tiananmen?
Proponiamo la versione italiana di un articolo di Armando Armas, presidente della Commissione Esteri dell’Assemblea Nazionale del Venezuela e membro onorario del Comitato Globale per lo Stato di Diritto, pubblicato su La Gran Epoca in merito alla repressione a Hong Kong e all’abuso della violenza da parte delle forze dell’ordine.

Nelle ultime settimane numerose proteste hanno rivendicato il rispetto dei diritti degli afroamericani, sulla scia delle brutalità commesse della polizia, viste dal mondo intero e che hanno portato all’uccisione di George Floyd, creando indignazione non sono nelle comunità di origini africane, ma in tutti noi che vediamo nelle ingiustizie contro la vita una minaccia per l’umanità e i principi democratici.

Curiosamente, queste proteste si sovrappongono con la commemorazione dei 31 anni del massacro di Piazza Tiananmen a Pechino. Considero opportuno in un momento così favorevole per la sensibilizzazione sui diritti umani, alzare la voce a favore dei cittadini di Hong Kong. Il 1989 fu un anno di grande cambiamento per l’ordine mondiale. Cadeva la cortina di ferro, nascevano nuovi movimenti democratici in tutto il mondo, ma si verificavano anche proteste sociali e politiche.

USA 2020, comizio Tulsa: così i ragazzini di TikTok hanno boicottato Trump
Trump fregato dai ragazzini di TikTok, scrive Luca Marfé su Il Mattino. Per il suo primo comizio post coronavirus, lui e il suo staff aspettavano a Tulsa un bagno di folla che non c’è stato. Le previsioni tracciavano addirittura un quadro generale da un milione di persone, per un’arena che al suo interno era invece semi vuota per almeno un terzo. Neanche 19mila, dunque. Com’è stato possibile? È stato possibile grazie a una delle app più popolari tra i giovani americani che hanno trovato una maniera tutta loro per intralciare il cammino dell’odiato presidente verso la sua riconferma alla Casa Bianca.

Hanno, cioè, prenotato attraverso i social migliaia di posti… per poi lasciarli vuoti. Un colpo di genio assoluto, che ha in parte rovinato la festa e di sicuro la scena a un Trump evidentemente contrariato nel guardarsi attorno. Uno scherzo costato caro in quanto a titoli e righe dei giornali di oggi, che pare abbia mandato su tutte le furie un The Donald che adesso vuole la “testa” di alcuni membri del suo entourage. I teenager che, a modo loro, salvano l’America.

IRAN E MEDIO ORIENTE

Giulio Terzi alla rivista di geopolitica Babilon: “L’Iran è come la Bosnia”
Proponiamo un’intervista realizzata al Presidente del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, Giulio Terzi di Sant’Agata, già Ambasciatore e Ministro degli Esteri da Erminia Voccia per l’ultimo numero della rivista di geopolitica Babilon, intitolata L’Iran funesto. Nell’intervista “L’Iran come la Bosnia” Giulio Terzi afferma senza giri di parole che “L’Iran è il Paese di gran lunga più forcaiolo al mondo in rapporto alla popolazione”. Almeno 327 esecuzioni nel 2018, almeno 254 nel 2019 (dato aggiornato al 19 novembre). Sono i numeri della banca dati di Nessuno Tocchi Caino, costruita incrociando le informazioni a disposizione delle principali ONG per i diritti umani iraniane. Delle esecuzioni, almeno 13 hanno riguardato ragazzi e ragazze che, al momento del reato a loro imputato, avevano con molta probabilità meno di diciotto anni. “Ma si tratta di numeri sottostimati, perché l’incrocio dei dati conduce a una valutazione di tre esecuzioni al giorno. Sono persone che devono essere eliminate, secondo il regime”, afferma il Presidente del Comitato Globale.

Clicca qui per leggere l’intervista

Nave iraniana carica di cibo raggiunge il Venezuela
Il 22 giugno una nave iraniana ha raggiunto il porto venezuelano di La Guaira con un carico di provviste alimentari con cui verrà rifornito il primo supermercato iraniano della nazione sudamericana. Lo riferiscono Refinitiv Eikon e l’ambasciata iraniana in Venezuela. Teheran ha fornito 1,5 milioni di barili di carburante al Venezuela il mese scorso, in seguito al crollo delle operazioni di raffineria e all’intensificazione delle sanzioni da parte degli Stati Uniti, il che ha reso più difficile per il Venezuela ottenere carburante sui mercati internazionali. La nave cargo Golsan, battente bandiera iraniana, di proprietà di Mosakhar Darya Shipping Co, è partita il 15 maggio da Bandar Abbas. Cinque navi cisterna sono partite per i Caraibi dallo stesso porto a marzo dopo aver caricato carburante, secondo i dati di Refinitiv Eikon.

Arrestati a Teheran tre membri di un’organizzazione caritatevole studentesca
Il 22 giugno le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato la fondatrice di un’influente organizzazione di beneficenza studentesca e due collaboratori, sequestrando anche gli uffici dell’organizzazione a Teheran. Secondo il rapporto del sito di informazione fararu.com, le autorità hanno fatto irruzione nell’abitazione di Sharmin Meimandinejad, fondatrice dell’ente benefico e l’hanno arrestata. Le altre due persone finite in manette sono Morteza Kaymanaeh, portavoce dell’organizzazione, e un collaboratore, Katayoun Afrazeh. Il motivo degli arresti non è stato reso noto dalla polizia, né sono state annunciate le accuse contro di loro.

Negli ultimi anni, le figure più intransigenti del regime iraniano avevano criticato l’associazione, la Popular Students Relief Society, accusandola di aver abusato dell’organizzazione per scopi politici e diffamando il governo e mettendo in evidenza i problemi dell’Iran, oltre a collaborare clandestinamente con Paesi stranieri e organismi internazionali.

I separatisti yemeniti occupano le “Galapagos dell’Oceano Indiano”
I separatisti del sud dello Yemen hanno occupato un’isola di Socotra, conosciuta come le “Galapagos” dell’Oceano Indiano, complicando ulteriormente l’annoso conflitto nel Paese tra il governo riconosciuto dalla comunità internazionale e i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran. Socotra, l’isola principale di un arcipelago alla foce del Golfo di Aden, è nota per la flora e fauna. Il 20 giugno i separatisti del Consiglio di Transizione del Sud hanno annunciato di aver deposto il suo governatore.

Il governo dello Yemen riconosciuto a livello internazionale li ha accusati di un colpo di stato. Socotra, a circa 350 km a sud-est della terraferma, è un sito patrimonio mondiale dell’Unesco famoso per i suoi straordinari tesori naturali, tra cui “l’Albero del Sangue del Drago”. L’arcipelago si trova inoltre sulla rotta di navigazione che collega l’Europa e l’Asia.

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