N 88 – 27/10/2020

FOTO DELLA SETTIMANA – Bruxelles, 23 ottobre 2020: sit-in di attivisti dell’opposizione cambogiana in Europa e del Partito Radicale davanti all’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese

Dichiarazione-appello sul Venezuela
Ai Presidenti di Commissione Europea, Parlamento Europeo e Consiglio Europeo, al Governo della Repubblica Italiana, ai membri del Parlamento Italiano impegnati sul versante della transizione democratica del Venezuela, al Presidente ad interim del Venezuela Juan Guaidò, alla rappresentante dell’Assemblea Nazionale in Italia On. Mariela Magallanes, al Presidente della Commissione per la Politica Estera dell’Assemblea Nazionale Armando Armas, a tutti gli amici democratici venezuelani ci rivolgiamo con la seguente analisi della situazione politica venezuelana, animata tanto da grande preoccupazione per il ruolo dell’Italia e dell’Europa, quanto dalla speranza che le autorità nazionali ed europee sappiano essere all’altezza della fase che il popolo venezuelano sta vivendo.

In concomitanza con la liberazione di Leopoldo Lopez, rinnoviamo il sostegno e l’adesione del Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella” ad attività e iniziative in grado di contribuire sotto ogni forma al raggiungimento dell’obiettivo non negoziabile: la libertà del Venezuela.

Diretta Facebook sulla Cambogia giovedì 29 ottobre
Giovedì 29 ottobre 2020, alle 11 (ore 17 a Phnom Penh) si terrà l’evento “Cambodia and the Murdering of a Democracy”: tavola rotonda sulla repressione contro l’opposizione e lo stato di diritto in Cambogia. Sarà possibile collegarsi e seguire in diretta attraverso la pagina Facebook di Liberi Cittadini.

Una terra martire, decimata da un genocidio a lungo incompreso, con una democrazia partecipata e ricca di speranze tradita tra indifferenza occidentale e interferenze cinesi. La discussione sarà in inglese e auspichiamo abbia molto seguito in Cambogia. Dovrebbe comunque informare e scuotere anche in Italia e in Europa. Parteciperanno:

Thay Makarar Presidente del Cambodia National Rescue Party in Europa e del Consiglio Generale del Partito Radicale
Matteo Angioli Segretario del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”
Laura Harth Rappresentante del Partito Radicale alle Nazioni Unite
Niccolò Rinaldi Presidente di Liberi Cittadini, membro del Consiglio Generale del Partito Radicale, già Deputato europeo
Phil Robertson Vice Direttore di Human Rights Watch – Asia Division

Manifestazione contro la presenza militare cinese in Cambogia
Il 23 ottobre ottobre in occasione del 29° anniversario della firma degli Accordi di Parigi sulla Cambogia, mediati dalle Nazioni Unite nel 1991, il Partito Radicale ha manifestato a Roma davanti al Pantheon a sostegno dell’opposizione democratica cambogiana, il Cambodia National Rescue Party, che aveva organizzato una serie di manifestazioni in varie capitali per denunciare la presenza militare cinese e l’arresto di numerosi dissidenti politici. A Bruxelles la manifestazione si è tenuta davanti all’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese.

Uniti per i diritti universali, non ci faremo silenziare!
Il Presidente Ronald Reagan disse: “Nessun arsenale e nessun arma negli arsenali del mondo è così formidabile quanto la volontà e il coraggio morale degli uomini e delle donne liberi.” Mentre gli sforzi repressivi dei regimi aumentano per mantenere il loro potere, solo nell’ultimo fine settimana milioni di persone coraggiose hanno dimostrato quanto siano universali i valori e i principi democratici e i diritti umani. Da Hong Kong alla Bielorussia, dalla Cambogia alla Thailandia, alla Nigeria, nella loro crescente unità e solidarietà sta nascendo un movimento globale che non si farà silenziare.

Leggi l’Opinione di Laura Harth di questa settimana sull’Apple Daily

In Myanmar si afferma un regime di apartheid
Proponiamo la traduzione di un estratto di un articolo del Japan Times del 25 ottobre sulla decisione della Commissione elettorale del Myanmar di escludere alcuni territori dal turno elettorale nazionale dell’8 novembre prossimo. Il divieto di voto imposto a circa il 5% della popolazione, per la maggioranza appartenenti a minoranze etniche, è una mossa ritenuta essenziale per assicurare la riconferma di Aung San Suu Ky che conferma e rafforza il regime di Apartheid instauratosi nel Paese sotto la guida dello stesso Premio Nobel per la Pace. Un Paese sotto accusa di genocidio presso la Corte penale internazionale dell’Aja.

Polonia: dopo l’attacco alla magistratura, quello alle leggi sull’aborto
Il governo polacco ha dichiarato dal 2016 almeno guerra alla magistratura, istituendo la Camera Disciplinare della Corte Suprema, modificando la composizione di quest’ultima e concentrando il potere nelle mani del Ministro della Giustizia, che è divenuto anche Procuratore nazionale. A ciò, si è aggiunta la riforma, in senso restrittivo, della legge sull’aborto che vieta l’accesso all’interruzione di gravidanza anche nel caso di grave malformazione del feto o di danno irreversibile, che equivale al 98% dei casi di aborto in Polonia. Un’agenda ideologica perseguita nel bel mezzo di una pandemia gestita malissimo, secondo il giudice distrettuale Dariusz Mazur, che il 23 ottobre ha conversato con Matteo Angioli a Radio Radicale.

“Nullum crimen sine lege anteriori” è la frase che il giudice Mazur ha scelto per sintetizzare l’attacco del governo del suo Paese contro la magistratura. E sulla riforma della legge sull’aborto sottolinea che “è stato messo quasi del tutto fuorilegge aggirando il Parlamento.” Le manifestazioni contro la riforma non si sono fatte attendere.

Finalmente un Magnitsky Act UE?
Il 19 ottobre la Commissione europea e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno finalmente lanciato una Proposta congiunta di regolamento del Consiglio concernente l’attuazione di misure restrittive contro gravi violazioni e abusi dei diritti umani nel mondo, come auspicato da tempo dal Parlamento europeo e dal Consiglio europeo stesso che si dovrà ora esprimere sulla proposta. E’ uno sviluppo importante, anche alla luce dei ritardi che la promessa di un tale provvedimento al livello europeo ha provocato nelle legislature nazionali, tra cui l’Italia dove da anni giace al Senato una proposta simile a prima firma del Senatore Roberto Rampi.

Gli Stati Uniti impongono nuove sanzioni al settore petrolifero iraniano
Il 26 novembre l’amministrazione Trump ha imposto ampie sanzioni economiche sul settore petrolifero iraniano in vista delle imminenti elezioni presidenziali americane. Il Dipartimento del Tesoro ha annunciato sanzioni contro il Ministero del petrolio iraniano, la National Iranian Oil Company e la sua sussidiaria petroliera per aver fornito sostegno finanziario al Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, l’unità militare d’élite designata come gruppo terroristico dagli Stati Uniti.

Le sanzioni dovrebbero creare un nuovo ostacolo nel caso in cui un diverso presidente cercasse di aprire negoziati con l’Iran. Il Dipartimento ha anche penalizzato diverse società di copertura, sussidiarie e dirigenti affiliati a tali organizzazioni, incluso il Ministro del petrolio iraniano, Bijan N. Zanganeh. Sono state anche nominate quattro persone coinvolte nella vendita di carburante al governo Maduro in Venezuela.

Ucciso un Ministro dei ribelli Houthi in Yemen
Il Ministro per la gioventù e lo sport del governo non riconosciuto degli Houthi, Hasan Zeid, è stato ucciso il 27 ottobre nella capitale yemenita Sanaa. Alcuni uomini armati non identificati hanno aperto il fuoco su Zeid nel distretto di Hadda, nel centro di Sanaa. Il Ministro, 66 anni, è stato trasferito in ospedale dove è stato dichiarato morto poco dopo. L’attacco non è stato ancora rivendicato da nessuno. Sono più di 100.000 gli yemeniti uccisi nel conflitto scoppiato nel 2015.

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